Berlino: «Prove da indagini e intelligence». Mosca smentisce e parla di provocazione
Il governo tedesco ha formalmente accusato la Russia di essere responsabile del tentato attacco con drone esplosivo all’aeroporto di Lipsia/Halle del 4 agosto 2026. Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il ministro degli Esteri Johann Wadephul, le indagini della polizia, le modalità dell’azione e le informazioni dei servizi di intelligence dimostrano il coinvolgimento russo.
Quella notte un drone FPV caricato con esplosivo (Semtex/PETN o analoghi, stimati tra 600 e 800 grammi) è stato trovato nell’area di sicurezza dello scalo, vicino ad aerei cargo Antonov ucraini usati per rifornimenti logistici. Il velivolo ha colpito l’ala di uno degli Antonov ma il detonatore è risultato difettoso e l’ordigno non è esploso. Poco dopo un secondo drone avrebbe urtato un cargo DHL costretto a interrompere l’atterraggio. Dieci giorni più tardi è stato rinvenuto un terzo drone e altro esplosivo militare (hexogen/RDX) nei pressi dell’aeroporto. Lipsia è uno snodo importante per i trasporti cargo verso l’Ucraina e per le operazioni NATO. Berlino definisce l’episodio un attacco ibrido professionale, non isolato, che rientra nello schema delle operazioni russe in Europa. In risposta la Germania ha convocato l’ambasciatore russo, annunciato la chiusura del consolato generale russo a Bonn dal 18 settembre e la cessazione del contratto per la Casa Russa a Berlino.
Mosca ha respinto seccamente le accuse. L’ambasciata russa a Berlino le ha definite «assurde e infondate», mentre il presidente Putin ha parlato di prove «fabbricate» e ha definito le contromisure tedesche un «grave errore». Il Cremlino minaccia ritorsioni.
L’ordigno è stato messo in sicurezza da un robot artificiere. L’attacco è fallito, ma le autorità tedesche lo considerano un’escalation della guerra ibrida sul territorio della NATO.

