GLI USA SANZIONANO LA CPI. L’UE CORRE IN AIUTO, MA NON SA COSA FARE

DiRedazione

9 Ottobre 2026
La Corte Penale Internazionale è stata colpita da sanzioni da parte dell’amministrazione Trump. La decisione è stata annunciata con una dichiarazione dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio.

Oggi 9 ottobre l’amministrazione Trump ha sanzionato l’intera Corte penale internazionale (CPI), non solo singoli funzionari. L’annuncio è arrivato poche ore dopo il Nobel per la Pace all’ex giudice della CPI Navi Pillay.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti vietano transazioni con la Corte per tagliare risorse all’entità e paralizzarne la capacità operativa. La motivazione ufficiale è che Washington non accetta che la CPI possa perseguire cittadini americani (indagine sull’Afghanistan) o alleati, in particolare dopo i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Rubio ha definito la CPI “rogue court” e una “fake ICC”, aggiungendo: “O la CPI mette fine alle sue minacce, o noi metteremo fine alla CPI”. Ha precisato che le sanzioni lasciano uno spazio per negoziati con gli Stati parte dello Statuto di Roma. In caso contrario Washington “adatterà” ulteriormente le misure.

In precedenza, gli Stati Uniti avevano già sanzionato nove dei diciotto giudici, entrambi i viceprocuratori, l’ex procuratore e altro personale, oltre a gruppi palestinesi e a un relatore speciale ONU, nell’ambito di una campagna dichiarata per “smantellare” la Corte.

La Corte ha respinto le sanzioni come un tentativo di ostacolare la giustizia e un “assalto allo stato di diritto e alle fondamenta dell’ordine giuridico internazionale”. Il viceprocuratore ha detto che le misure “devono essere condannate” e che il lavoro su indagini e processi continuerà. La CPI ha però avvertito di non poter reggere da sola e ha chiesto agli Stati parte di garantire i mezzi necessari per operare: “La storia giudicherà questo momento”.

La Commissione europea ha affermato che l’UE è pronta a prendere “qualsiasi misura necessaria” per consentire alla Corte di svolgere il proprio lavoro. Nelle settimane e mesi precedenti von der Leyen, Costa e l’Alto rappresentante Kallas avevano già ribadito un sostegno “fermo” e “incondizionato” alla CPI e all’indipendenza dei suoi funzionari, definendo inaccettabili attacchi e sanzioni.

Sul piano concreto, la Commissione discute con gli Stati membri l’eventuale attivazione dello “statuto di blocco” (regolamento del 1996), che può neutralizzare gli effetti extraterritoriali di sanzioni straniere e vietare alle imprese UE di rispettarle. Finora, però, ha privilegiato la via diplomatica e non ha ancora annunciato l’attivazione dello strumento, nonostante le richieste di parlamentari europei, di alcuni governi (tra cui i Paesi Bassi) e di ONG. I Paesi Bassi, sede della Corte, avevano già avviato preparativi per garantire stipendi, protezione dei testimoni e servizi essenziali, mentre la CPI aveva in parte spostato software e servizi finanziari su fornitori non esposti al sistema USA.

Diversi Stati (Burkina Faso, Mali, Niger, Venezuela, Ciad, Nauru) hanno annunciato il ritiro dalla CPI nel corso del 2026.

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