Washington valuta la ripresa dei bombardamenti dopo le elezioni di novembre. Teheran prepara la rappresaglia, mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz fanno impennare i prezzi dell’energia.
Fonte: Bloomberg
La guerra contro l’Iran, che Donald Trump aveva inizialmente promesso di concludere in poche settimane, rischia di intensificarsi nuovamente dopo otto mesi di conflitto. Il presidente statunitense ha lasciato intendere che le operazioni militari potrebbero riprendere dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, mentre Washington rafforza la propria presenza militare nel Golfo con un terzo gruppo d’attacco di portaerei e circa 10.000 militari aggiuntivi.
Anche Israele si prepara a una possibile ripresa delle ostilità . Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu durante una visita non annunciata in Israele, in un momento politicamente delicato per il governo israeliano. Nel frattempo, gli attacchi degli Houthi filo-iraniani contro obiettivi sauditi hanno ulteriormente ampliato il conflitto, spingendo Washington a ordinare la partenza di alcuni diplomatici e familiari dall’Arabia Saudita.
Intanto, Teheran prepara la risposta. Secondo fonti vicine alla leadership iraniana, l’Iran si aspetta una nuova campagna di bombardamenti statunitensi e si prepara a colpire obiettivi in tutta la regione, compresi Israele ed Emirati Arabi Uniti. Le autorità del Golfo temono che una ripresa delle operazioni possa risultare persino più violenta della fase precedente. Intanto, nello Stretto di Hormuz, le forze iraniane stanno attaccando le navi con missili guidati, provocando danni più gravi rispetto agli attacchi iniziali condotti con droni.

