USA. TITOLO DECENNALE RAGGIUNGE 4,62%

DiRedazione

19 Maggio 2026
USA. TITOLO DECENNALE RAGGIUNGE 4,62%

Ieri il titolo decennale USA ha chiuso vicino al 4,61%, con un picco intraday del 4,63%. È ai massimi da circa un anno.

L’aumento recente (di circa 0,15-0,20 punti percentuali in pochi giorni) è dovuto a una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici che stanno spingendo gli investitori a richiedere rendimenti più alti sui titoli di Stato USA a lungo termine.

Inflazione più calda del previsto

I dati recenti sul CPI (indice dei prezzi al consumo) di aprile sono risultati superiori alle attese (intorno al 3,8% annuo), con pressioni persistenti soprattutto sui beni energetici. Questo ha fatto salire le aspettative di inflazione e ha ridotto le probabilità di tagli aggressivi dei tassi da parte della Fed.

Impennata dei prezzi del petrolio per tensioni geopolitiche

Il conflitto USA-Iran ha interrotto i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, spingendo il Brent oltre i 100-109 dollari al barile. L’impennata dell’energia ha alimentato ulteriormente l’inflazione e ha creato incertezza sui costi di produzione e sui consumi.

Rivalutazione del percorso della Fed

Dopo i tagli dei tassi del 2025, la Fed (con Jerome Powell al termine del mandato) appare più cauta. I mercati hanno rivisto al ribasso le aspettative di ulteriori tagli nel 2026, perché l’inflazione non sta scendendo come sperato. Questo “higher for longer” sui tassi spinge i rendimenti lunghi verso l’alto.

Preoccupazioni fiscali e aumento dell’offerta di debito

Il deficit federale USA è elevato (vicino a 1.000 miliardi di dollari nei primi mesi dell’anno) su un debito pubblico di circa 38.000 miliardi. Si aggiunge un possibile “risk premium” per il downgrade del rating USA da parte di Moody’s e le preoccupazioni legate alle tariffe (“Liberation Day tariffs”) introdotte dall’amministrazione Trump, che potrebbero essere inflazionistiche e peggiorare le prospettive di bilancio. Gli investitori richiedono quindi rendimenti più alti per compensare il maggior rischio fiscale.

Stavolta non si tratta del classico aumento legato a una crescita economica robusta, ma di un mix di shock inflazionistici (energia + tariffe), incertezza geopolitica e timori sul debito pubblico. Questo sta rendendo il mercato obbligazionario più volatile e sta influenzando anche i tassi ipotecari (vicini al 7%) e i costi di finanziamento per imprese e famiglie.

Post originale: canale Telegram Giubbe Rosse

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