Washington valuta il ritiro di portaerei, sottomarini e velivoli strategici. Gli alleati europei chiedono chiarimenti sui tempi e sulla portata dei tagli.
Fonte: Financial Times
Gli Stati Uniti stanno pianificando una significativa riduzione delle capacità militari che mettono a disposizione della forza di risposta rapida della NATO, suscitando forte preoccupazione tra gli alleati europei.
Secondo le proposte presentate da Washington:
- verrebbe ritirato uno dei due gruppi d’attacco portaerei statunitensi assegnati alla NATO;
- sarebbero eliminate tutte le unità sottomarine dotate di missili da crociera tipo Tomahawk;
- diminuirebbe il numero degli aerei da pattugliamento marittimo Boeing P-8 Poseidon;
- gli aerei cisterna per il rifornimento in volo passerebbero da 79 a 63;
- i caccia F-16 Fighting Falcon e F-15E Strike Eagle assegnati alla NATO scenderebbero da 153 a 99.
L’amministrazione di Donald Trump sta perseguendo una strategia che mira a ridurre l’impegno militare americano in Europa, spostare risorse verso l’Indo-Pacifico e il confronto con la Cina e costringere gli europei ad assumersi una quota molto maggiore della propria difesa. In questo quadro, gli USA hanno già annunciato il ritiro di circa 5.000 militari dalla Germania e la cancellazione del dispiegamento di un battaglione missilistico a lungo raggio previsto nel paese.
Per gli europei il problema principale non è soltanto l’entità dei tagli, ma l’incertezza. Molti governi europei non sanno quando avverranno i ritiri, quanto saranno profondi, se si tratterà di una misura temporanea o permanente. La preoccupazione è accentuata dal fatto che diversi servizi di intelligence europei ritengono che la Russia potrebbe essere in grado di minacciare un paese NATO entro la fine del decennio. Secondo il generale lettone Kaspars Pudāns, Mosca potrebbe sfruttare una “finestra di opportunità” già entro il 2028, soprattutto grazie ai progressi ottenuti nella guerra con i droni.
Secondo gli analisti intervistati, i tagli colpiscono soprattutto la proiezione di potenza marittima. L’effetto sarebbe maggiore nell’Atlantico e sul fianco meridionale della NATO. L’impatto sul fronte terrestre dell’Europa orientale sarebbe relativamente inferiore. In sostanza, non si tratta tanto di togliere truppe che combattono in Polonia o nei Paesi Baltici, quanto di ridurre la capacità americana di controllare oceani, linee di comunicazione e rinforzi strategici.
Washington sostiene che la NATO dipende troppo dagli Stati Uniti e che gli alleati europei stanno ormai aumentando le proprie spese militari e le proprie capacità operative. Il Pentagono afferma che l’obiettivo è fare in modo che l’Europa assuma la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale. Anche la NATO ha sostenuto pubblicamente questa impostazione, definendo il cambiamento come un riequilibrio necessario e più sostenibile nel lungo periodo.
Significato politico
La notizia è importante perché rappresenta probabilmente il segnale più concreto finora emerso del passaggio della NATO da un modello basato sulla predominanza americana a uno in cui gli europei dovranno coprire una quota molto più ampia delle capacità militari avanzate. In altre parole, il messaggio di Washington agli alleati sembra essere: “Gli Stati Uniti restano nella NATO, ma non intendono più garantire automaticamente il livello di presenza militare che hanno mantenuto in Europa dalla Guerra Fredda in poi.” Per molti governi europei, soprattutto nei paesi baltici, in Polonia e in Germania, la questione non è tanto se l’Europa debba spendere di più per la difesa, quanto se riuscirà a sostituire in tempi brevi capacità altamente specializzate — portaerei, sottomarini d’attacco, rifornimento in volo e sorveglianza marittima — che oggi sono quasi esclusivamente americane.

