Quattro repubblicani si sono uniti ai democratici nel sostegno alla risoluzione. La misura richiede l’autorizzazione del Congresso per la continuazione dell’azione militare statunitense contro l’Iran e limita la capacità del presidente di condurre ostilità senza l’approvazione del Congresso. Ma deve ancora passare al Senato. Con 215 voti a favore e 208 contrari, la Camera degli Stati Uniti ha approvato ieri 3 giugno 2026 la risoluzione H.Con.Res. 86 (119° Congresso), presentata dal deputato Gregory Meeks (D-NY) e invocata ai sensi della sezione 5(c) del War Powers Resolution del 1973.
Il Congresso dirige il Presidente a rimuovere le Forze Armate statunitensi dalle ostilità contro l’Iran a meno che non sia autorizzato esplicitamente da una dichiarazione di guerra o da una specifica autorizzazione all’uso della forza militare. Eccezione esplicita: restano esclusi «gli elementi delle Forze Armate necessari a difendere gli Stati Uniti, un alleato o un partner da un attacco imminente», purché il Presidente rispetti i requisiti di notifica del War Powers Act (sezione 5(b)).
Si tratta del quarto tentativo alla Camera. I precedenti erano falliti. Hanno votato la risoluzione tutti i deputati democratici e quattro repubblicani (Thomas Massie, Brian Fitzpatrick, Tom Barrett, Warren Davidson), che hanno rotto la disciplina di partito, segnando un raro segnale di dissenso interno ai Repubblicani.
La risoluzione deve passare anche al Senato per esprimere la posizione formale del Congresso. Non richiede la firma di Trump né può essere oggetto di veto presidenziale (a differenza di una legge vera e propria).
Si tratta di una risoluzione essenzialmente simbolica: esprime l’orientamento del Congresso e mette pressione politica sull’amministrazione, ma non ferma automaticamente le operazioni militari. Trump e i suoi collaboratori l’hanno già definita incostituzionale e hanno detto che la ignoreranno.
Il Senato aveva già fatto avanzare una risoluzione simile a maggio (con 4 senatori repubblicani che avevano rotto i ranghi), ma non è ancora arrivata al voto finale.
