Il nuovo premier ungherese vuole rimuovere il presidente Sulyok con un emendamento costituzionale, sollevando accuse di violazione della rule of law proprio mentre l’UE sblocca i fondi congelati a Orbán.
Fonte: Al Mayadeen
Nel giugno 2026 Péter Magyar, dopo la schiacciante vittoria elettorale di aprile con una supermaggioranza in parlamento, ha annunciato l’intenzione di emendare la Costituzione per rimuovere il presidente Tamás Sulyok (considerato un fedelissimo di Orbán) e altri alti funzionari dell’era precedente.
La mossa ha scatenato polemiche: Fidesz e lo stesso Sulyok parlano di “abuso di potere” e di un attacco allo Stato di diritto, mentre i sostenitori di Magyar la presentano come un passaggio necessario per smantellare il sistema di “occupazione dello stato” costruito da Orbán in 16 anni.
E qui si arriva al paradosso: Orbán era stato duramente criticato dall’UE proprio per aver usato ripetutamente la sua supermaggioranza per cambiare la Costituzione e blindare il proprio potere. Oggi Magyar utilizza lo stesso strumento per invertire quella rotta. L’Unione Europea, tuttavia, ha accolto positivamente il cambio di governo e sta procedendo allo sblocco dei fondi precedentemente congelati, vedendo in Magyar un alleato per il ripristino della rule of law.
Resta da vedere in che modo Magyar gestirà le riforme nei prossimi mesi, più precisamente se queste porteranno effettivamente a una maggiore indipendenza delle istituzioni, come ci viene venduto dalla vulgata mainstream ed europeista, o se più semplicemente si tratterà di un nuovo accentramento di potere, solo a favore di un presidente stavolta gradito a Bruxelles.

