Toglie la demenza di torno. Rimbalzano periodicamente sui media titoli che enfatizzano i risultati di studi clinici secondo cui ad esempio il vaccino anti-Herpes zoster ridurrebbe la demenza senile, l’Alzheimer, il declino cognitivo associato all’età e amenità simili.
Qualche tempo fa al tema ha dedicato un post sul suo blog anche Vinay Prasad, oncoematologo statunitense che – per la sua fastidiosa mania di basarsi sulle prove scientifiche – alla guida del dipartimento che si occupa di farmaci biologici in FDA è durato meno di un gatto in tangenziale.
Vinay osserva correttamente come sia alquanto implausibile che un qualsiasi vaccino abbia effetto su una qualsiasi forma di declino cognitivo, soprattutto in quanto gli studi che se ne occupano riportano effetti praticamente immediati (pochi mesi) oltre tutto su forme patologiche per le quali una ricerca pluridecennale con enormi investimenti non ha fino a oggi prodotto alcun farmaco minimamente efficace.
Ma ovviamente c’è sempre qualche ricercatore in cerca di pubblicazioni e carriera che, infischiandosene di distorsioni varie e veri e propri errori metodologici, pubblica dati inverosimili su riviste di alto profilo sempre disponibili a ospitare studi “di grido” tanto più se incensano le sorti vaccinali magnifiche e progressive.
Tanto è vero che il post cita anche una metanalisi italana del 2025, pubblicata su una degnissima rivista indicizzata, secondo cui *qualsiasi* vaccino esaminato di fatto ridurrebbe il rischio di demenza. Di fronte a risultati del genere, gli autori potrebbero ben sospettare una qualche seria distorsione metodologica, e invece come concludono? Ma ovviamente che “Le strategie di vaccinazione dovrebbero essere integrate nelle iniziative di sanità pubblica per la prevenzione della demenza.” Ovviamente.
