L’esercito statunitense afferma di aver effettuato attacchi su 90 obiettivi all’interno dell’Iran questa notte, nel tentativo di degradare la capacità di Teheran di attaccare le navi nello Stretto di Hormuz. Diverse città lungo la costa meridionale dell’Iran sono state prese di mira questa notte, tra cui l’importante città portuale di Bandar Abbas, dove sono state segnalate diverse esplosioni. Sulle isole vicine vicino allo Stretto di Hormuz, tra cui Qeshm e Abu Musa, sono stati segnalati anche sistemi di difesa aerea attivati, oltre a esplosioni.
La novità rispetto alla notte precedente è stata l’espansione degli attacchi nel sud-est dell’Iran.
Le città di Iranshahr, Konarak e Chabahar sono state tutte prese di mira.
A Chabahar sono stati segnalati pesanti bombardamenti, che hanno preso di mira aree civili, siti militari, due importanti moli e un centro di controllo del traffico marittimo.
A Iranshahr, un ospedale sarebbe stato colpito da schegge durante gli attacchi. È stata colpita anche una struttura aeroportuale e almeno una persona è stata uccisa.
Nel sud-ovest dell’Iran, Bushehr e le aree circostanti sono state anch’esse oggetto di attacchi aerei statunitensi. Bushehr ospita la centrale nucleare iraniana, anche se le autorità locali affermano che questa non è stata danneggiata.
La risposta iraniana
Le Guardie della Rivoluzione Iraniana (IRGC) hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait, in risposta agli attacchi aerei statunitensi. Colpiti in Kuwait Camp Arifjan e la base aerea Ali Al Salem. In Bahrain sono state colpite la base di Al Jufair, sede della Quinta Flotta Navale USA, e la base Sheikh Isa.
L’IRGC ha descritto l’azione come “prima fase di misure di ritorsione” o “risposta punitiva” e ha avvertito che, in caso di nuove aggressioni USA, le risposte si estenderanno ad altre basi americane nella regione (menzionando potenzialmente UAE, Qatar e altri).
