L’accordo siglato a Gedda da Mohammed bin Salman, Erdogan e Shehbaz Sharif è simile all’art. 5 del Trattato della NATO: “Un attacco a uno è un attacco contro tutti”.
Fonti saudite avevano anticipato che oggi, 7 agosto 2026, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan avrebbero firmato un patto di mutua difesa a Gedda.
L’intesa è stata effettivamente siglata durante il vertice di Mecca dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal premier pakistano Shehbaz Sharif.
Il documento stabilisce che qualsiasi attacco armato contro uno dei tre Paesi sarà considerato un attacco a tutti e mira a rafforzare la deterrenza collettiva e la cooperazione militare su tutti i fronti. Si tratta di un’accelerazione di trattative in corso da mesi, spinta dai “recenti sviluppi regionali”.
L’accordo nasce in un momento di forte escalation in Medio Oriente, con il conflitto USA-Iran (iniziato a febbraio 2026) che ha coinvolto gli Stati del Golfo, attacchi a infrastrutture saudite, interruzioni del traffico nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, e rinnovate tensioni in Yemen.
Arabia Saudita e Pakistan avevano già firmato nel 2025 un patto bilaterale di mutua difesa (che includeva la clausola “attacco a uno = attacco a entrambi”). L’ingresso della Turchia crea un’alleanza trilaterale tra tre potenze sunnite: Riad (petrolio e peso religioso), Ankara (industria della difesa avanzata e secondo esercito della NATO) e Islamabad (unico Paese musulmano dotato di armi nucleari).
L’obiettivo dichiarato è aumentare la sicurezza collettiva e la stabilità regionale senza sostituire gli accordi esistenti, in un contesto in cui molti Paesi del Golfo cercano di ridurre la dipendenza esclusiva dagli Stati Uniti.
