RUSSIA INVIA CONVOGLIO RECORD DI PETROLIERE A 81,5°N NELL’ARTICO

DiRedazione

11 Agosto 2026
RUSSIA INVIA CONVOGLIO RECORD DI PETROLIERE A 81,5°N NELL’ARTICO
Operazione senza precedenti: otto petroliere (quasi un milione di tonnellate di petrolio) navigano a nord della Severnaya Zemlya perché lo Stretto di Vilkitskij è bloccato dal ghiaccio
Fonte: The Barents Observer

La Russia ha organizzato un convoglio di almeno 15 navi, di cui otto petroliere cariche di quasi un milione di tonnellate di petrolio, dirette in Cina lungo la Northern Sea Route. Il 7 agosto il gruppo ha deviato a nord dell’arcipelago della Severnaya Zemlya raggiungendo i 81,5°N, la latitudine più settentrionale mai toccata da un convoglio di petroliere.

Il percorso, più lungo di circa 1.000 km rispetto alla rotta abituale, è stato imposto dal ghiaccio ancora spesso e difficile nello Stretto di Vilkitskij. Alcune navi (Dinasty e Saga) non hanno nemmeno la classe ghiaccio, mentre altre ne hanno una solo bassa: un’operazione definita “estremamente rischiosa” dagli esperti. Il convoglio è scortato da rompighiaccio nucleari russi e prosegue ora nel Mare della Siberia Orientale.

La scelta di questa rotta da parte della Russia suggerisce diverse cose, principalmente di natura operativa e geopolitica. Lo Stretto di Vilkitskij (la via “normale” e più breve tra il Mare di Kara e il Mare di Laptev, a sud dell’arcipelago della Severnaya Zemlya) era ancora ostruito da ghiaccio relativamente spesso e difficile da navigare all’inizio di agosto 2026. Per questo, il convoglio ha dovuto fare un lungo giro a nord dell’arcipelago, raggiungendo latitudini superiori a 81,5°N.

Vi sono, però, anche ragioni di natura geopolitica. In primo luogo, l’urgenza di esportare petrolio verso l’Asia nonostante i rischi. La decisione di spingere avanti un convoglio così grande e in condizioni estreme indica che la Russia considera prioritario mantenere e accelerare i flussi di petrolio verso la Cina (e più in generale l’Asia) tramite la Northern Sea Route (NSR). Questa scelta si inscrive, a sua volta, in una strategia più ampia: bypassare le rotte tradizionali (Mar Nero, Mediterraneo, Canale della Manica, ecc.) dove le petroliere della “shadow fleet” russa (sanzionate) rischiano controlli, sequestri o attacchi; sfruttare la finestra estiva della NSR, più corta e conveniente in termini di tempo e costi rispetto alle alternative meridionali. continuare a monetizzare le esportazioni energetiche nonostante le sanzioni occidentali.

L’operazione dipende fortemente dai rompighiaccio nucleari di Rosatom (Arktika, Ural, Sibir, Yakutiya, ecc.), senza i quali l’operazione non sarebbe fattibile.

La Russia sta dimostrando di poter continuare a esportare petrolio artica anche in condizioni difficili, finanziando così le proprie attività. Operazioni di questa portata (a latitudini record per petroliere) consolidano la rotta artica come corridoio strategico per le esportazioni energetiche russe.

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