Il ministro della Difesa Theo Francken ribadisce che «la porta è chiusa» e «non negoziabile» dopo le nuove richieste di quattro Paesi Ue.
Fonte: Euractiv
Alla fine di agosto 2026 Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia hanno chiesto alla Commissione e all’Alto rappresentante Kaja Kallas di riaprire il dibattito sull’utilizzo degli asset congelati, sottolineando il fabbisogno finanziario dell’Ucraina. Il ministro belga della Difesa Theo Francken ha replicato alla televisione pubblica VRT che la posizione non è cambiata: «È non negoziabile, la porta è chiusa» e il premier «resterà fermo». Circa 210 miliardi di euro di asset della Banca centrale russa sono congelati nell’Ue dalla piena invasione dell’Ucraina nel 2022; la stragrande maggioranza (circa 185 miliardi) è custodita da Euroclear, il depositario di titoli con sede a Bruxelles.
Nel dicembre 2025 il Belgio, guidato dal premier Bart De Wever, aveva già fatto fallire il piano della Commissione europea per un “prestito di riparazione” (fino a 165-210 miliardi) che avrebbe usato quegli asset come garanzia: l’Ucraina avrebbe rimborsato solo dopo eventuali riparazioni di guerra da parte della Russia. Bruxelles temeva rischi legali, cause russe e ritorsioni e chiedeva garanzie illimitate e condivise da tutti gli Stati membri, ritenute insufficienti. Al suo posto l’Ue ha approvato un prestito da 90 miliardi di euro a carico del bilancio europeo per il 2026-2027.
Il Belgio non si oppone in linea di principio all’uso dei fondi a favore di Kiev, ma insiste che i rischi (cause, eventuale restituzione futura alla Russia, impatto su Euroclear e stabilità finanziaria) non ricadano in modo sproporzionato su un solo Paese. Al momento gli asset restano immobilizzati a tempo indeterminato.

