“Amiamo la vita se troviamo la via per viverla. Rubiamo un filo al baco da seta per costruire il nostro cielo e tessere l’esodo”. Ispirato alla lirica del poeta palestinese Mahmoud Darwish (1941 – 2008), il Coro Amwaj della Cisgiordania ha alzato il proprio canto fra Piemonte e Liguria in una tournée che ha toccato sei città (Torino, Tavagnasco, Cuneo, Bra, Genova e Lavagna) intrecciando musiche tradizionali e composizioni contemporanee.
Tutto esaurito ovunque perché, a dispetto dei governi, fra il popolo italiano e il popolo palestinese esiste un grande legame come dimostra la rete di accoglienza che ha permesso di ospitare i trenta giovani cantori arrivati in Italia il 16 ottobre dopo un viaggio di trentasei ore. Ad ogni tappa si è generata una vera e propria gara di solidarietà per donare ai ragazzi dieci giorni di serenità e spensieratezza lontani dalla brutalità del regime sionista come la loro età meriterebbe mentre a Bra, città gemellata con Betlemme, sono stati fatti volare gli aquiloni in risposta ai soldati israeliani che avevano minacciato i bambini gazawi dichiarando di considerare qualsiasi oggetto alzato in cielo una provocazione di guerra. “Voci come aquiloni che attraversano confini per un futuro più umano” è il titolo dell’iniziativa promossa da Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo, Fondazione Fossano Musica e Rete cuneese per la Palestina con la collaborazione dell’istituto musicale Antonio Gandino di Bra.
“Amiamo la vita” hanno cantato i ragazzi dando voce al diritto di esistere, al desiderio di riscatto e di immaginare un futuro diverso rispetto ad un presente segnato da continui soprusi e umiliazioni. Hanno cantato nonostante la preoccupazione per l’ennesimo atto criminale compiuto da Israele che il 23 ottobre ha chiuso la West Bank, blindato e distrutto case a Hebron, città da cui provengono molti di loro. La loro voce non ha tremato e, come sempre, si sono caricati sulle spalle, malgrado la giovane età, il compito immenso di portare in giro per l’Europa la rivendicazione dei diritti del popolo palestinese.
La musica come libertà che non si può imprigionare neanche sotto assedio, l’arte come “arma” fra le più potenti per affermare la propria dignità, la bellezza come sfida all’oppressione, il canto come scudo per i più indifesi: tutto questo è Amwaj (dall’ arabo “onde”), l’unica scuola corale della Palestina, esempio supremo di come la musica possa diventare un faro per chiunque cerchi la giustizia fra le tenebre della storia coltivando, anche in mezzo alle macerie, note musicali come semi per far crescere la speranza e offrire un’alternativa a giovani e bambini sottoposti ai confinamenti e ai muri dell’apartheid di uno Stato occupato militarmente che promuove, come sua ideologia fondamentale, la disumanizzazione e l’animalizzazione del “nemico” allo scopo di cancellare non solo i corpi ma anche, e soprattutto, la sua cultura e storia. Ecco perchè è così importante il progetto Amwaj: l’arte ha il potere di riqualificare l’uomo e restituirgli tutta intera la sua umanità, è un baluardo da opporre a un progetto sistemico di deprivazione territoriale, economico, sociale, politico e simbolico.
La scuola è stata fondata a Betlemme e Hebron nel 2015 dal violinista italiano Michele Cantoni e dalla musicista francese e docente del conservatorio di Parigi Mathilde Vittu (che dirige il coro). Oggi coinvolge circa 65 giovani tra i 7 e i 22 anni a cui viene offerto gratuitamente un programma di educazione musicale di altissimo livello in un contesto in cui scarseggiano le occasioni di partecipazione culturale.
Prima dell’apertura di Amwaj la pratica corale era praticamente inesistente in Palestina e, in generale, – come ha ricordato Michele Cantoni in un’intervista – “le istituzioni musicali che esistevano allora in Cisgiordania erano principalmente delle scuole di musica private (Conservatorio Edward Said; la Bethlehem Academy of Music) presso le quali lo studio della musica avveniva esclusivamente tramite lezioni individuali di strumento, generalmente piuttosto onerose”.
Il repertorio della scuola spazia dalla musica araba a quella occidentale e alla world music di diverse epoche e include composizioni commissionate a musicisti di fama internazionale. Il progetto, inoltre, prevede la formazione professionale di cinque giovani adulti nelle discipline della direzione corale, composizione, arrangiamento, accompagnamento pianistico e pedagogia, affinché possano diventare a loro volta educatori. L’équipe di insegnanti svolge poi regolari attività di mediazione in tutta la Cisgiordania presso scuole, SOS Children’s Villages, centri culturali, ospedali, campi profughi, aziende, ecc. Amwaj ha anche attivato partenariati con istituzioni corali e conservatori in vari paesi europei per arricchire la formazione sia dei coristi sia dei tirocinanti.
Insomma, un progetto di eccellenza musicale e pedagogica che culmina ogni anno in una tournée europea per favorire il dialogo interculturale e tenere aperti i ponti della fratellanza fra i popoli. Sono tante le collaborazioni che Amwaj ha attivato in questi anni presentando i propri spettacoli presso istituzioni culturali prestigiose quali la Philharmonie de Paris, l’Institut du Monde Arabe, la Seine Musicale, la Barcarolle, Les Petits Chanteurs de Lyon, ecc. La tournée italiana ha visto, quest’anno, la collaborazione di Amwaj con i Piccoli Cantori e Giovani Cantori di Torino, con l’ensemble vocale VoXes della Fondazione Fossano Musica, con l’Istituto Musicale A. Gandino di Bra e con oltre venti formazioni bandistiche e corali piemontesi (più di duecento componenti) all’interno di “Master Tava” a Tavagnasco.
Insomma, un vero e proprio canto polifonico che si è elevato al di sopra dell’odio cieco e del dilagare della barbarie per fare alla musica uno spazio della dignità umana dove si incontrano diritti, libertà e desiderio di pace.
Il canto di Amwaj deve diventare il coro di tutto il mondo civile per fermare la complicità dei governi occidentali alle politiche di inaudita brutalità e violenza di un regime razzista, intriso di suprematismo e fondamentalismo religioso, come confermato dal recente rapporto della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta delle Nazioni Unite che ha ribadito che Israele commette crimini di guerra e crimini contro l’umanità in tutto il territorio palestinese occupato, continuando il genocidio a Gaza; che le operazioni militari israeliane e la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata fanno parte di una crescente campagna sistematica contro i civili palestinesi iniziata il 7 ottobre 2023; che le forze israeliane prendono deliberatamente di mira i bambini; che Israele sta ampliando il controllo territoriale attraverso lo sfollamento forzato con ben 34.000 palestinesi allontanati in Cisgiordania solo da agosto 2026.
“Anche noi amiamo la vita”: l’Italia insieme alla Palestina alzano la voce attraverso la forza della musica e ribadiscono che la linea è colma e non è più accettabile offendere la vita.
E NOI AMIAMO LA VITA
di Mahmoud Darwish
E noi amiamo la vita
se troviamo la via per viverla.
Danziamo fra due martiri,
innalziamo tra le viole
un minareto o delle palme.
Amiamo la vita
se troviamo la via per viverla.
Rubiamo un filo al baco da seta
per costruire il nostro cielo
e tessere l'esodo.
Apriamo la porta del giardino
affinché il gelsomino inondi le strade
come in una bella giornata.
Amiamo la vita
se troviamo la via per viverla.
Ovunque andiamo
seminiamo piante lussureggianti
e raccogliamo vittime.
Soffiamo nel flauto il colore della lontana lontananza
e segniamo con un nitrito
la polvere del sentiero.
Rendiamo i nostri nomi indelebili come pietre.
Fulmine, rendi la notte più chiara,
illuminala ancora un po’,
per noi che amiamo la vita
se troviamo la via per viverla.
(Da M. Darwish, "La saggezza del condannato a morte e altre poesie", Emuse edizioni, 2022)
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