Il Venezuela è stato colpito da due potenti terremoti consecutivi, tra i più forti registrati negli ultimi decenni nel Paese.
Il primo evento, di magnitudine 7,2, è stato registrato alle ore 18:04 locali (mezzanotte in Italia). Il secondo evento (quello principale, di magnitudine 7,5, si è verificato solo 39-40 secondi dopo.
L’epicentro è localizzato nella zona settentrionale del Paese, nello stato di Yaracuy (vicino a Yumare), a circa 100-160 km a ovest di Caracas (coordinate approssimative: 10,4°N 68,5°W). La profondità: superficiale è stata di circa 10-22 km, il che ha amplificato gli effetti al suolo.
I due terremoti hanno causato danni significativi, soprattutto a Caracas e nelle zone vicine (stati di Carabobo, Yaracuy, Aragua, Miranda e La Guaira). Segnalati crolli di edifici in vari quartieri della capitale (Los Palos Grandes, Altamira, Chacao, Baruta e altri), danni all’aeroporto internazionale Simón Bolívar (La Guaira), che ha subito interruzioni, e panico diffuso con molta gente che è uscita in strada. Registrate interruzioni di corrente e gas, metropolitana sospesa, scuole chiuse.
L’USGS (Servizio Geologico degli Stati Uniti) ha avvertito fin da subito di un’”alta probabilità di vittime e danni estesi” e di un disastro probabilmente diffuso. Le stime preliminari PAGER indicano un rischio significativo di migliaia di vittime (con percentuali di probabilità per fasce alte), anche se i dati reali sono ancora in fase di raccolta.
La vicepresidente esecutiva Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato di emergenza. È stata emessa brevemente un’allerta tsunami per alcune coste caraibiche (tra cui Repubblica Dominicana, Puerto Rico e Isole Vergini), poi revocata.
Il Venezuela è una zona sismicamente attiva proprio per la complessa interazione tra la placca caraibica e quella sudamericana. Il terremoto più recente paragonabile era quello del 21 agosto 2018 (magnitudine 7,3), che colpì la costa settentrionale. Nel 2025 c’erano stati anche due sismi intorno a 6,2-6,3 nello stato di Zulia.
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