L’EUROPA SI PREPARA AI PEDAGGI NELLO STRETTO DI HORMUZ

DiRedazione

3 Luglio 2026
L’EUROPA SI PREPARA AI PEDAGGI NELLO STRETTO DI HORMUZ
Dopo la guerra con l’Iran, diversi governi europei ritengono inevitabile l’introduzione di tariffe per il transito delle navi. Washington si oppone, mentre Bruxelles punta a limitare l’impatto con regole condivise e una missione internazionale per la sicurezza della rotta.

Fonte: Bloomberg

Dopo mesi di crisi nello Stretto di Hormuz, diversi governi europei ritengono ormai inevitabile che le navi commerciali dovranno pagare una qualche forma di tariffa a Iran e Oman per transitare attraverso uno dei principali snodi energetici del mondo. Secondo fonti citate da Bloomberg, l’ipotesi di un sistema di diritti di passaggio o di corrispettivi per servizi di navigazione viene ormai considerata una realtà con cui sarà necessario confrontarsi, anche se non esiste ancora un accordo sulla struttura o sull’entità dei pagamenti.

La svolta riflette il nuovo equilibrio emerso dopo il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Muscat avrebbe informato i partner europei che un ritorno alla situazione precedente alla guerra non è più possibile e che il futuro dello stretto dovrà prevedere nuovi meccanismi di gestione, comprendenti servizi di sicurezza della navigazione, bonifica delle mine e tutela ambientale.

Gli Stati Uniti e i Paesi arabi del Golfo continuano invece a respingere qualsiasi ipotesi di pedaggio, sostenendo che imporre tariffe sul transito violerebbe il diritto marittimo internazionale e creerebbe un precedente che altri Stati potrebbero sfruttare per introdurre balzelli in altri passaggi strategici. Le capitali europee, pur prendendo atto della nuova realtà, insistono affinché eventuali tariffe siano applicate in modo non discriminatorio e valutano la creazione di una coalizione navale internazionale incaricata di garantire la sicurezza della rotta e sostenere le operazioni di sminamento.

La questione dello Stretto di Hormuz è diventata uno dei principali nodi dei negoziati tra Washington e Teheran. La riapertura della via marittima ha ridotto le tensioni sui mercati energetici, ma il traffico commerciale resta inferiore ai livelli precedenti al conflitto e i costi assicurativi e logistici rimangono elevati, alimentando l’incertezza sul commercio mondiale dell’energia.

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