Dopo quasi vent’anni di controllo diretto, il movimento islamico annuncia la dissoluzione dell’organo di governo per facilitare la transizione amministrativa
Fonte: Middle East Eye
Ieri 6 luglio 2026 Hamas ha dichiarato la dissoluzione del suo organo di governo nella Striscia di Gaza, che gestiva l’enclave da quasi due decenni (dal 2007, dopo la vittoria elettorale del 2006).
La decisione, descritta come un importante cambiamento politico, serve a “sgombrare il campo” per l’arrivo di un comitato tecnocratico (National Committee for the Administration of Gaza – NCAG) che assuma la gestione civile del territorio. Il capo del comitato di emergenza del governo di Hamas, Mohammed al-Farra, ha rassegnato le dimissioni, trasferendo formalmente i poteri.
Si tratta di un passaggio sostanzialmente simbolico sul piano civile: Hamas si ritira dall’amministrazione diretta dei servizi e della governance quotidiana, ma mantiene il controllo militare (armi, tunnel, ala armata). L’obiettivo dichiarato è facilitare la transizione verso un’amministrazione di tecnici indipendenti palestinesi, in linea con gli accordi di cessate il fuoco e con i piani di ricostruzione sostenuti da mediatori internazionali (tra cui gli Stati Uniti).
Fonti vicine al dossier indicano che questa decisione fa parte degli sforzi per attuare la fase di transizione prevista dagli accordi di pace/cessate il fuoco, senza però includere (al momento) il disarmo del movimento. Israele ha già definito l’annuncio insufficiente se non accompagnato dalla consegna delle armi.
Hamas abbandona la gestione civile diretta di Gaza dopo 19-20 anni, ma conserva la sua struttura militare, aprendo formalmente la strada a un governo tecnocratico.
