La portatrice sana di sovrastrutture, come probabilmente la chiamerebbe Karl Marx se fosse vivo oggi, si vanta sui social di aver votato contro la riforma del Regolamento Europol, che, a suo dire, “criminalizza sempre più la migrazione e la solidarietà”.
Innanzitutto, chiariamo di che cosa si tratta. Il testo della riforma del Regolamento Europol votato ieri dalla Commissione LIBE del Parlamento Europeo, che attende ancora l’approvazione in seduta plenaria a giugno, cambia poco o nulla della normativa dell’Unione Europea che disciplina il funzionamento dell’Agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione nell’attività di contrasto (Europol), istituita per promuovere la cooperazione tra le forze di polizia degli Stati membri dell’UE nella lotta contro la criminalità organizzata. La riforma mira essenzialmente a rafforzare le capacità di Europol nel contrastare il traffico di migranti e la tratta degli esseri umani, ampliando i poteri di sorveglianza e cooperazione di Europol, rafforzando la collaborazione tra Stati membri, Europol, Eurojust, Frontex e Centro europeo contro il traffico di migranti (EMSC), incentivando gli scambi sistematici di dati attraverso le banche dati e introducendo strumenti più incisivi per perseguire i trafficanti, incluse sanzioni obbligatorie per le imprese coinvolte. Non ultimo, si propone di migliorare le procedure di identificazione precoce e supporto alle vittime, con l’istituzione di un meccanismo europeo di indirizzamento.
Per Ilaria Salis, tutto questo rappresenterebbe un attacco ai “diritti fondamentali”. E quali sarebbero questi diritti fondamentali? Il diritto a un lavoro? Il diritto a una vita dignitosa? No, semplicemente il diritto a emigrare sempre e comunque. Quel diritto naturale, assoluto, inviolabile, inalienabile, come lo vede l’ideologia liberalglobalista, secondo cui chiunque può trasferirsi ovunque in qualsiasi momento, senza sentirsi limitato da qualsivoglia restrizione e forma di controllo. Anche quando tutti sanno che i flussi migratori sono controllati da sempre dalla criminalità organizzata. Anche quando quei flussi sono incentivati in primo luogo dalla classe dominante, che ha bisogno di un esercito industriale di riserva permanente per comprimere i salari e contenere l’inflazione. Con il fatale risultato di produrre ondate di nuovi poveri extracomunitari che vanno ad aggiungersi a masse di poveri autoctoni già esistenti, aumentando il numero degli indigenti e dei precari che popolano le nostre metropoli europee. E quali siano i risultati di questa politica migratoria in termini di aumento dei conflitti sociali, della microcriminalità e della violenza urbana è sotto gli occhi di tutti. Ma non ci soffermeremo su questo. Come non ci soffermeremo sull’enorme flusso di denaro comunitario, nazionale, regionale, in ogni caso pubblico, che ruota attorno ai flussi migratori e alimenta la fitta “rete di accoglienza” fatta di ONG, associazioni, enti non profit, avvocati che, di fatto, campano sui migranti. Un business nel business.
Ilaria Salis e, più in generale, tutta la sinistra liberalprogressista moderna sono l’esempio paradigmatico di quella che Marx definiva appunto “sovrastruttura”. Quell’insieme di idee, valori etici e normativi, forme artistiche e culturali, che ha lo scopo primario di legittimare e perpetuare i rapporti di produzione esistenti. Nell’era del capitalismo della globalizzazione, dove, per citare Giuseppe Liturri, “ci sarà sempre uno più povero di te disposto a prendere il lavoro che tu scarti”, c’è bisogno di un’ideologia che legittimi lo sfruttamento dei più poveri e la loro migrazione perpetua nei paesi più ricchi criminalizzando chiunque si opponga a tale fenomeno con il marchio infamante di “fascista”, “razzista”, “sovranista”, “populista” ecc. Sei contrario all’immigrazione indiscriminata? Sei un fascista! Chiedi anche solamente un maggiore controllo sull’immigrazione clandestina, come debolmente tenta di fare il testo della riforma del Regolamento Europol? Limiti la libertà di movimento! Una libertà che, per Ilaria Salis, a quanto pare deve essere assoluta e non conoscere restrizioni. Il noborderismo della sinistra liberale post-marxista è la sovrastruttura che giustifica lo sfruttamento umano nell’era della globalizzazione. È l’ideologia che legittima il trasferimento di milioni di individui per gli interessi del capitalismo finanziario transnazionale, quello delle grandi multinazionali, delle grandi catene di distribuzione, che necessitano di galoppini, rider, operai da far lavorare in nero in seminterrati scalcinati, camerieri, cuochi, badanti e assistenti domiciliari vari, autisti delle consegne, tutti disposti a lavorare a condizioni che un lavoratore medio autoctono non è generalmente disposto ad accettare. Ma è anche la nuova Inquisizione, che punta il dito contro l’eretico e ne chiede l’esclusione dalla società per aver osato mettere in dubbio il nuovo dogma. Perché nell’era del pensiero liberalglobalista “sei libero solo di essere liberale”, per usare le parole di Daniel Estulin in un’intervista rilasciata in esclusiva per il nostro canale che pubblicheremo a breve. Difficilmente si trova un esempio più emblematico di quello che Marx chiamava, appunto, “sovrastruttura”. Difficilmente si trova una prova più conclusiva e inconfutabile di come la sedicente sinistra odierna sia diventata l’ancella del capitalismo nell’era della globalizzazione.
Si noti peraltro la contraddizione implicita: “anche se opporsi significa navigare controvento, continueremo sempre a lottare per la libertà di movimento e per canali migratori sicuri e legali”, commenta nel tweet. Un attimo. Se vuoi canali “sicuri e legali”, allora perché mai ti opponi a maggiori controlli che potrebbero aiutare a far emergere i trafficanti di schiavi? Dovresti, se mai, sostenere una riforma che, almeno nelle intenzioni, mira a tutelare i diritti umani dei migranti. Che cosa ti sta veramente a cuore? La sicurezza dei migranti, il loro diritto a essere trattati almeno come esseri umani durante la migrazione, o il fatto che possano approdare comunque sulle nostre coste, non importa come, non importa finanziando chi, purché arrivino?
Domande retoriche a cui sarebbe lungo, ma soprattutto inutile, cercare risposte che tutti già conoscono. La verità è che l’immigrazione continua a portare vantaggi a molti. E tra questi, ahimè, non ci sono i migranti. Ma farlo notare oggigiorno è una ricetta sicura per prendersi del “fascista”. E allora lo diremo sottovoce, in punta di piedi. Che il nostro piangere fa male al re.
