Dopo otto tentativi, il Senato USA approva finalmente una risoluzione che che limita le attività militari in Iran. Ma i numeri alla Camera non ci sono e Trump ha comunque potere di veto.
Dopo otto tentativi, il Senato americano ha finalmente approvato una risoluzione che limita le attività militari in Iran con 50 voti a favore e 47 contro. Quattro repubblicani hanno votato a favore: Susan Collins, Bill Cassidy, Lisa Murkowski e Rand Paul. Tra i democratici, John Fetterman è stato l’unico a votare contro la risoluzione.
Il War Powers Act del 1973 stabilisce che il presidente può impegnare le forze armate USA in guerra per un massimo di 60 giorni senza autorizzazione esplicita del Congresso (dichiarazione di guerra o AUMF – Authorization for Use of Military Force). Dopo 60 giorni (scaduti il 1° maggio 2026 nel caso di questo conflitto), il presidente deve o ritirare le truppe o ottenere l’approvazione del Congresso; altrimenti viola la legge (anche se molti presidenti, inclusi Trump in passato, la considerano incostituzionale).
A livello pratico, questo voto non cambia praticamente nulla. Benché approvata dal Senato, la risoluzione deve infatti passare anche alla Camera a maggioranza Repubblicana, dove è altamente improbabile che venga approvata. E, se anche passasse alla Camera, Trump avrebbe comunque potere di veto. Per superare il veto servono i due terzi in entrambe le Camere (67 senatori e 290 deputati), un numero irraggiungibile con gli attuali schieramenti. Quindi la risoluzione non diventa legge e non obbliga legalmente il Pentagono a ritirare le forze.
Post originale: Giubbe Rosse Substack
