Zelensky propone a Putin un vertice diretto in un paese neutrale e un cessate il fuoco immediato. Forte del successo mediatico ottenuto con gli ultimi attacchi con missili e droni (l’ultimo al terminale petrolifero di San Pietroburgo nel giorno del Forum economico), Zelensky cerca di vendere l’immagine di un’Ucraina che non ha paura di continuare la guerra ed è capace di colpire la Russia come e quando vuole. La realtà sul terreno, però, è assai diversa. Zelensky sa anche che gli aiuti occidentali esistono più sulla carta che nei fatti.
Oggi, 4 giugno 2026, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha pubblicato sul sito ufficiale della presidenza una lettera aperta indirizzata direttamente a Vladimir Putin. È un testo lungo e diretto, scritto in russo (oltre che in ucraino), in cui Zelensky propone esplicitamente un incontro faccia a faccia per porre fine alla guerra, definendola “la vostra scelta personale” senza una ragione reale.
La lettera arriva poche ore dopo i pesanti attacchi ucraini con droni su San Pietroburgo (terminale petrolifero e obiettivi militari), proprio mentre Putin inaugurava il suo forum economico nella città. Zelensky usa proprio questi attacchi per sottolineare che l’Ucraina è in grado di colpire in profondità il territorio russo (oltre 1.000 km) e che la guerra sta portando conseguenze sempre più pesanti anche in Russia (scarsità di carburante, prezzi alti, stanchezza della popolazione, seconda ondata di mobilitazione).
Zelensky ricorda che quasi metà dei 26 anni di potere di Putin sono stati spesi in guerra contro l’Ucraina. Critica duramente la scelta della guerra:
- La Russia non prevedeva una resistenza ucraina così forte.
- La Russia paga un prezzo altissimo (oltre 30.000 morti e feriti solo a maggio, secondo Kiev).
- Le risorse russe si stanno esaurendo (soldi, consenso, dipendenza da Corea del Nord e Cina).
- Putin sta già pianificando la guerra anche per il 2027-2028, coinvolgendo ulteriormente la Bielorussia.
Zelensky sottolinea che l’Ucraina non vuole una guerra permanente e che la maggioranza dei russi (come degli ucraini) sarebbe favorevole a terminarla. Ma avverte: se Putin non sceglie la pace, l’Ucraina continuerà a combattere con il sostegno occidentale e la stanchezza interna russa potrebbe portare a cambiamenti (riferimento indiretto alla storia russa).
Le proposte concrete
- Incontro diretto tra leader: Zelensky propone una riunione bilaterale (solo loro due all’inizio) in un paese neutrale: Svizzera, Turchia o un paese arabo. Non a Mosca né a Kiev.
- Cessate il fuoco completo come primo passo per avviare i negoziati (pratica standard, monitorabile anche dagli USA).
- Scambio dei prigionieri “tutti per tutti” come prologo alla fine della guerra.
- Ritorno dei civili e dei bambini deportati.
- Possibile coinvolgimento di Europa e Stati Uniti come garanti di eventuali accordi di sicurezza.
- Nessuna “diplomazia navetta” o accordi intermedi: risposte dirette e bilaterali alle questioni difficili.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito la lettera “una proposta seria e concreta” e ha confermato che è stata trasmessa ufficialmente attraverso i canali diplomatici.
La reazione del Cremlino
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che Mosca ha visto la lettera e che Putin sarà informato a breve. Ha aggiunto, in tono sarcastico: “Se Zelensky vuole incontrare il presidente, può venire a Mosca”.
ALCUNE OSSERVAZIONI
Pur avendo esaurito la spinta propulsiva di qualche mese fa, la Russia continua a “macinare” lentamente metri sul terreno e a vincere la guerra di attrito. Gli attacchi in profondità ucraini, ampiamente ripresi dalle testate occidentali, hanno avuto indubbiamente un grande risalto mediatico e fornito al mondo l’immagine di un’Ucraina capace di colpire la Russia come e quando vuole, ma hanno spostato di poco o nulla gli equilibri. Sul piano strategico, non cambiano il fronte: la Russia adatta le sue linee di rifornimento e continua ad avanzare (pur lentamente) a est. La posizione di forza di Zelensky è più narrazione che realtà sul campo.
Nel frattempo, l’esercito ucraino dà segni chiari di cedimento sul piano umano. Il reclutamento è in crisi acuta: oltre 200.000 disertori/AWOL, circa 2 milioni di uomini ricercati per evasione, violenze contro i centri di arruolamento in aumento, volontari in calo netto dal 2023. La legge di mobilizzazione ha abbassato l’età a 25 anni, ma non basta. La fatica è reale e visibile.
Gli aiuti occidentali decantati da Zelensky nella lettera sono più sulla carta che nella realtà. Dal 2024 gli USA non hanno autorizzato alcun nuovo grande pacchetto. Gli aiuti autorizzati (totale storico USA ~188 miliardi) sono ancora quelli della “pipeline” di Biden, ma si stanno esaurendo. Nel 2026 il bilancio della difesa degli USA prevede solo 400 milioni per l’Ucraina (un taglio netto rispetto al passato). Il nuovo meccanismo PURL fa pagare l’Europa per armi americane (la NATO compra dagli USA e manda a Kiev), con gli USA che ormai hanno ridotto il loro ruolo di “leader” occidentali e spingono per un negoziato.
In sintesi, Zelensky gioca una partita di percezione e diplomazia per compensare debolezze reali. L’Ucraina ha resistito meglio del previsto, la Russia sta pagando un prezzo molto alto in termini umani, economici e finanziari, ma in una guerra di logoramento è destinata a prevalere alla lunga anche solo per le sue maggiori dimensioni. Zelensky lo sa bene e punta a congelare il conflitto in una posizione migliore grazie alla pressione mediatica e ai recenti attacchi in profondità. Resta da capire se queste vittorie di immagine si trasformeranno effettivamente in vere leve negoziali al tavolo delle trattative, sempre che ci arriviamo.

