Il senatore democratico del Colorado John Hickenlooper e altri colleghi chiedono il ritiro delle forze USA dalle ostilità non autorizzate dal Congresso, citando vittime americane, rincari e scorte militari esaurite. Ma le probabilità di approvazione sono basse.
Il senatore John Hickenlooper ha annunciato ieri su X l’introduzione di una “joint resolution” (S.J. Res.) per terminare le ostilità militari americane contro la Repubblica Islamica dell’Iran non autorizzate dal Congresso. Nel post, accompagnato dalla foto del testo della risoluzione, Hickenlooper scrive: Abbiamo appena presentato una risoluzione per porre fine alla guerra illegale del Presidente Trump contro l’Iran. Vite americane sono state perse. I prezzi della benzina e dei fertilizzanti sono schizzati alle stelle. Le nostre scorte militari si sono esaurite. Mettiamo fine a questa guerra ADESSO. La risoluzione, presentata il giorno precedente e sostenuta anche da senatori democratici tra cui Tim Kaine, Adam Schiff, Mark Kelly, Chris Murphy, Chris Van Hollen, Tammy Baldwin, Jeff Merkley, Andy Kim, Tammy Duckworth e Chris Coons, richiama il potere esclusivo del Congresso di dichiarare guerra (Art. I, Sez. 8 della Costituzione) e ordina la rimozione delle forze armate USA dalle ostilità.
Hickenlooper ha votato almeno 13 volte per porre fine al conflitto, criticandolo come “illegale” perché privo di autorizzazione congressuale, e ha evidenziato i costi: decine di morti americani, centinaia di feriti, rialzo dei prezzi di carburante e fertilizzanti, e depauperamento delle scorte militari. Una risoluzione simile era già passata in entrambe le Camere in giugno, ma l’amministrazione Trump ha proseguito le operazioni.
Le probabilità di successo di questa risoluzione sono inferiori al 10-15%. Non solo i repubblicani dispongono di una maggioranza al Senato e alla Camera. Si tratta di una “joint resolution” che richiede la firma del Presidente o 2/3 per superare il veto. Trump la veterebbe certamente (come ha fatto o minacciato di fare con disposizioni analoghe). Per superare il veto servirebbero circa 67 voti al Senato e 290 alla Camera: numeri impossibili con gli attuali equilibri.
La risoluzione serve soprattutto come segnale politico e strumento di pressione mediatica/elettorale, non come meccanismo capace di fermare le operazioni militari.

