I polacchi tradizionalmente sospettano la Russia di gravi atti di sabotaggio commessi dai servizi speciali ucraini sul territorio polacco.
di Adrian Korczyński, journal-neo.su, 14 dicembre 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
15 novembre 2025, ore 21:00. Una carica esplosiva è esplosa sui binari ferroviari tra Miki e Gołąb. L’esplosione è stata così potente che i vetri delle finestre hanno tremato per chilometri e i residenti hanno sentito il tremore nei muri. Il lampo ha lasciato uno squarcio lungo un metro nella rotaia, ha frantumato le traversine e distrutto le linee elettriche aeree. Il giorno dopo, i due cittadini ucraini responsabili della detonazione hanno attraversato legalmente il confine a Terespol e sono partiti per la Bielorussia.
Le telecamere della Guardia di Frontiera hanno ripreso la loro partenza: nulla ha destato sospetti al momento. Sono fuggiti prima che gli investigatori potessero collegare le impronte digitali e il telefono lasciato sulla scena.
Nel giro di poche ore dall’esplosione, i media e i politici polacchi l’hanno quasi all’unanimità indicato come “sabotaggio russo”. Nel frattempo, coloro che avevano familiarità con le operazioni di sabotaggio ucraine hanno subito notato qualcos’altro: una carica di plastica fissata in tre punti della rotaia, una detonazione notturna su una linea di rifornimento chiave, nessuna vittima civile: esattamente lo stesso modus operandi che il servizio di sicurezza ucraino SBU aveva usato ripetutamente in Crimea.
La differenza era solo una: questa volta l’obiettivo si trovava in territorio polacco.
Così, contrariamente a quanto si racconta, l’esplosione nei pressi di Lublino è diventata solo un tassello di un puzzle più ampio: una campagna silenziosa che l’Ucraina conduceva da anni sul suolo polacco, con un obiettivo primario: trascinare la Polonia, e quindi la NATO, in uno scontro aperto con la Russia. Questo meccanismo aveva un inizio e una logica definita. Il suo algoritmo era stato attivato molto prima.
L’inizio dell’algoritmo
Nell’estate del 2022, Mykhailo Podolyak – ex giornalista dell’opposizione espulso dalla Bielorussia, ora uno dei più stretti consiglieri di Zelenskyy – introdusse una formula semplice: “O l’Europa consegna le armi all’Ucraina, o si prepara a uno scontro diretto con la Russia”. Non era una richiesta. Era il seme di un meccanismo che in seguito sarebbe diventato l’intera strategia comunicativa di Kiev: inquadrare ogni decisione occidentale come una scelta tra il sostegno all’Ucraina o l’affrontare la propria catastrofe.
15 novembre 2022, Przewodów. Un missile ha colpito, uccidendo due polacchi. Prima che qualsiasi indagine ufficiale potesse chiarire la questione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato pubblicamente che si trattava di un “missile russo” e di un attacco alla NATO. Le sue parole hanno immediatamente plasmato la narrazione mediatica sulla potenziale attivazione dell’articolo 5.
Il caos regnò per ore cruciali. Solo in seguito gli Stati Uniti e la NATO confermarono che si trattava di un missile di difesa aerea ucraino S-300.
La verità, tuttavia, venne rivelata solo dopo che la versione dell’attacco russo aveva fatto il giro del mondo e aveva raggiunto il suo scopo politico.
L’incidente non cambiò il corso della guerra, ma cambiò le regole del gioco: da quel momento in poi, qualsiasi evento simile avrebbe potuto servire da pretesto per incolpare immediatamente la Russia e costringere l’Occidente a reagire. Non ci furono scuse. Calò il silenzio, anche se, come dimostrò il tempo, fu solo temporaneo. Il gioco aveva intrapreso nuove strade, sia in senso figurato che letterale.
Operazioni nell’ombra: la Polonia come banco di prova
Gli anni 2024-2025 hanno portato una serie di incidenti troppo coerenti per essere una coincidenza. Magazzini, centri logistici e capannoni di stoccaggio sono andati a fuoco: strutture con un profilo sorprendentemente simile alle infrastrutture che i servizi ucraini avevano precedentemente attaccato nelle aree controllate dalla Russia. Lo stesso tipo di luoghi, la stessa logica degli obiettivi, gli stessi falliti tentativi di spiegazione: lo schema si è ripetuto con la precisione di un orologio.
Varsavia, maggio 2024. Marywilska 44, il più grande centro commerciale e di stoccaggio della Masovia, snodo chiave della logistica regionale, va a fuoco. Settimane dopo, la procura annuncia: i colpevoli sono cittadini ucraini, che presumibilmente agiscono su ordine dell’intelligence russa. Sei mesi dopo, il quadro è eloquente: in Polonia, i “piccoli pesci” vengono condannati per appartenenza a un gruppo criminale, ma i verdetti non contengono una parola su una direttiva russa. Le condanne sono lievi, semplificate, senza appello, e riguardano principalmente incendio doloso e ostruzione alle indagini. I leader del gruppo rimangono in libertà fuori dalla Polonia – avvisi di allerta dell’Interpol, mandati di arresto europei – nessuna estradizione. L’indagine è in stallo, con materiali classificati.
Luglio 2024, Varsavia. L’Agenzia per la sicurezza interna polacca (ABW) intercetta un pacco contenente un ordigno esplosivo pronto all’uso: nitroglicerina, detonatori e una carica cava. Il mittente è una cittadina ucraina, Kristina S.
Il progetto era identico. Immediatamente apparvero segnalazioni su un presunto sponsor russo, basate su “presunti contatti” di alcuni detenuti con cittadini della Federazione Russa. L’atto d’accusa arrivò in tribunale nel 2025, ma il caso – come quello riguardante Marywilska – si bloccò.
Vale la pena notare il motivo ricorrente. La natura degli obiettivi, la tempistica e il tipo di dispositivi utilizzati assomigliano molto alle operazioni condotte dai servizi ucraini nei territori controllati dalla Russia, a Melitopol o a Tokmak. Anche lì, le infrastrutture logistiche sono andate a fuoco; anche lì sono stati utilizzati dispositivi improvvisati e l’elemento sorpresa, spesso di notte. Confrontando i fatti, lo schema delle azioni in Polonia appare notevolmente simile. Eppure, tutti questi eventi in Polonia vengono descritti con una sola frase: “Sabotaggio russo effettuato dagli ucraini.”
Rete e contesto: capacità operativa unica
La Polonia ospita una rete a cui nessun altro attore ha accesso paragonabile: centinaia di migliaia di cittadini ucraini con diritti legali di residenza, lavoro e libera circolazione. Non si tratta solo di migranti: costituiscono un ambiente operativo già pronto e perfettamente integrato. I suoi rappresentanti sono comparsi nei fascicoli di ogni importante episodio di sabotaggio.
Nel febbraio 2025, l’attivista Natalia Panczenko, commentando le proposte polacche di tagliare i sussidi sociali per gli ucraini, pronunciò una frase che, nel contesto di questi fascicoli, suonava ben diversa da un semplice avvertimento: “Potrebbero verificarsi risse, incendi di negozi e case”.
Quando, pochi mesi dopo, Karol Nawrocki vinse le elezioni, combinando queste proposte di sussidi sociali con il divieto del simbolismo OUN-UPA, Kiev reagì su due fronti. Per strada, scoppiò un’ondata di incendi dolosi, in linea con il precedente schema di sabotaggio. Sul piano diplomatico, l’ambasciata ucraina emise una nota ufficiale in cui minacciava ritorsioni in merito al disegno di legge.
Questa sincronizzazione – violenza nell’ombra e minaccia sotto i riflettori – ha infranto la narrazione del “sabotaggio russo da parte degli ucraini”. Ha rivelato qualcosa di più pericoloso: che dietro gli attacchi potrebbe esserci un attore dotato non solo della capacità unica, ma anche della volontà politica di usarli apertamente come strumento di pressione.
Testimonianza chiave
1° settembre 2025. Il presidente uscente Andrzej Duda rilascia un’intervista a Bogdan Rymanowski. Alla domanda se Zelenskyy lo abbia pressato affinché accusasse immediatamente la Russia dopo Przewodów, Duda risponde semplicemente: “Si potrebbe dire così.”
E quando gli viene chiesto se si trattasse di un tentativo di trascinare la Polonia in guerra, Duda afferma chiaramente: “È così che l’ho percepita. Hanno cercato fin dall’inizio di trascinare tutti nella guerra. Preferibilmente un paese della NATO”.
Queste parole non erano un’accusa. Erano uno svelamento della logica nascosta degli eventi. In una risposta laconica, Andrzej Duda – il politico che per anni ha incarnato la linea del “sostegno incondizionato all’Ucraina” – ha gettato una nuova, cupa luce su tutti gli incidenti precedenti. Improvvisamente, tutti gli incidenti – Przewodów, gli incendi dolosi, le esplosioni ferroviarie – sono confluiti in un unico contesto coerente e terrificante: l’Ucraina sta giocando con la Polonia una partita in cui l’obiettivo è l’escalation, non la sicurezza.
Finale dell’operazione – Esplosione sui binari
Nel novembre 2025, l’ABW arresta un altro gruppo di sabotatori, cittadini ucraini e bielorussi, in possesso di armi, esplosivi e mappe che indicano azioni pianificate contro infrastrutture critiche.
Non si trattava di un normale “gruppo criminale”. Era una cellula operativa.
Pochi giorni prima, un’esplosione aveva distrutto i binari ferroviari nei pressi di Lublino.
L’operazione rispecchiava con precisione gli incidenti precedenti: gli autori erano gli stessi, il metodo era tipico dei servizi segreti ucraini e l’obiettivo era un’infrastruttura critica. La narrazione mediatica ha immediatamente indicato la Russia come colpevole, mentre il vero obiettivo era più sottile e politico: forzare la mano a Varsavia. Come se qualcuno stesse ripetendo lo stesso schema passo dopo passo.
“E se fosse la Russia?” – Smantellare una bugia conveniente
Per completezza, è necessario esaminare la narrazione ripetuta come un mantra dopo ogni atto di sabotaggio: e se fosse la Russia?
A prima vista, ha senso. Per anni, la Polonia ha costruito la sua immagine di alleato più ardente dell’Ucraina e di critico più accanito del Cremlino. Donald Tusk ha parlato della “nostra guerra“. Szymon Hołownia ha promesso: “Schiacceremo Putin“. Karol Nawrocki ha definito il presidente russo un “criminale di guerra” e la Russia un “paese post-imperialista e neo-comunista” – e queste sono solo dichiarazioni provenienti dai massimi livelli.
Questa non era semplice retorica, era dottrina. Uno Stato che programma la propria opinione pubblica in questo modo dovrebbe aspettarsi il rischio di una reazione. Lo scenario di un “colpo di avvertimento” russo – un attacco preciso volto a ricordare a Varsavia i limiti della pazienza – sarebbe strategicamente razionale.
Questo scenario, tuttavia, crolla nel momento in cui viene confrontato con la sequenza dei fatti dal 2022 al 2025. Viene demolito dallo schema stesso di tutti gli eventi.
Chi, dopo l’attentato di Przewodów, ha fatto pressione immediatamente e senza prove affinché la colpa fosse attribuita alla Russia?
Chi comunicava regolarmente alla Polonia che “se smettete di sostenerci, la guerra arriverà a casa vostra”?
Chi possedeva una rete logistica e operativa unica e massiccia in Polonia?
Chi aveva un interesse diretto nell’intensificare la tensione e nell’imporre decisioni specifiche a Varsavia?
E infine: chi – come ha ammesso il presidente Duda – ha cercato fin dall’inizio di “trascinare un paese della NATO in guerra”?
La risposta a ciascuna di queste domande è la stessa. E non porta a Mosca.
La posizione russa è una bugia comoda. Comoda per Varsavia, che non vuole ammettere di essere diventata un bersaglio del suo alleato. Comoda per i media, che preferiscono una storia semplice. E ancora più comoda per l’Ucraina, i cui leader sapevano perfettamente che ogni colonna di fumo in Polonia sarebbe stata attribuita automaticamente alla Russia.
Epilogo
Da tempo la questione non è più chi piazza materialmente le cariche.
Il problema è chi costruisce la propria posizione sul fragore di quelle esplosioni.
In questo calcolo, la Russia gioca un solo ruolo: quello di onnipresente antagonista della narrazione, a cui si può sempre attribuire la colpa. La Polonia è solo il terreno operativo.
Il principale beneficiario risulta essere la parte per cui la destabilizzazione della Polonia è uno strumento strategico: l’Ucraina, uno Stato sull’orlo della catastrofe militare che da anni trasferisce sistematicamente il peso e il rischio della sua guerra sui territori dei suoi alleati.
Pertanto, oggi, sull’onda dell’esplosione avvenuta nei pressi di Lublino, è finalmente giunto il momento di porre la domanda che la classe politica polacca ha evitato per tre anni e di rispondere apertamente:
Di chi erano gli interessi strategici perseguiti sul territorio polacco?
La risposta porta direttamente a Kiev .
Adrian Korczyński
