TOYOTA RALLENTA ANCORA: GUERRA IN MEDIO ORIENTE E CINA FRENANO VENDITE E PRODUZIONE

DiRedazione

29 Giugno 2026
TOYOTA RALLENTA ANCORA: GUERRA IN MEDIO ORIENTE E CINA FRENANO VENDITE E PRODUZIONE
Il colosso giapponese registra il quarto calo mensile consecutivo: pesano le interruzioni logistiche legate al conflitto con l’Iran, il crollo delle vendite in Medio Oriente e la crescente concorrenza dei produttori cinesi.

Fonte: Bloomberg  

Le vendite globali di Toyota Motor Corporation sono diminuite per il quarto mese consecutivo a maggio, confermando che il maggiore costruttore automobilistico mondiale sta subendo gli effetti della guerra tra Iran e Israele, oltre alla crescente pressione competitiva del mercato cinese. Le consegne globali, comprese quelle della controllata Daihatsu, sono scese del 7,4% su base annua a 885.207 veicoli, mentre la produzione è diminuita del 5,8%, attestandosi a 857.765 unità.  

Uno dei fattori principali è stato il conflitto in Medio Oriente, che ha compromesso le rotte commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, rallentando la logistica e la disponibilità di componenti. Sebbene l’accordo tra Stati Uniti e Iran abbia ridotto le tensioni, il traffico marittimo non è ancora tornato alla normalità e le catene di approvvigionamento rimangono vulnerabili.  

Toyota ha inoltre registrato un forte calo delle vendite nei mercati più colpiti: in Medio Oriente le immatricolazioni sono diminuite del 38,6%, mentre in Cina la contrazione ha raggiunto il 31,7%, penalizzata dall’aggressiva concorrenza dei produttori locali di veicoli elettrici. Anche il mercato statunitense ha contribuito al rallentamento complessivo.  

Il gruppo giapponese aveva già avvertito gli investitori che il conflitto avrebbe inciso sui risultati dell’esercizio in corso. Toyota esporta ogni anno tra 500.000 e 600.000 veicoli verso il Medio Oriente e stima che quasi la metà di questi volumi possa essere interessata dalle perturbazioni regionali. L’azienda prevede inoltre un calo dell’utile operativo nell’anno fiscale che terminerà a marzo 2027, a causa dell’aumento dei costi delle materie prime e delle difficoltà della catena logistica.

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