La Commissione scarica la responsabilità politica sugli Stati membri, sostenendo di aver già fatto la sua parte proponendo misure concrete, che però non hanno ancora trovato il sostegno sufficiente nel Consiglio.
La presidente della Commissione europea difende la risposta di Bruxelles a Gaza e in Cisgiordania e attribuisce ai governi nazionali la responsabilità di misure più incisive, come la sospensione delle preferenze commerciali nell’Accordo di Associazione UE-Israele.
L’Unione Europea è profondamente divisa: da un lato fornisce aiuti umanitari (è il principale donatore ai palestinesi), dall’altro fatica a raggiungere l’unanimità o una maggioranza qualificata per misure punitive contro Israele (sospensione parziale o totale dell’Accordo di Associazione UE-Israele del 2000 o sanzioni mirate). L’Irlanda, che dal 1° luglio 2026 detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, è tra i Paesi più critici verso la politica israeliana. Proprio a Cork, in occasione dell’avvio ufficiale della presidenza irlandese, si è svolta il 3 luglio 2026 una conferenza stampa congiunta tra Ursula von der Leyen e il Taoiseach Micheál Martin.
La Commissione europea ha presentato 10 mesi fa (circa settembre 2025) una proposta per sospendere le preferenze commerciali previste dall’Accordo di Associazione UE-Israele. La misura avrebbe un impatto economico significativo, ma richiede una maggioranza qualificata nel Consiglio dell’UE (cioè il voto degli Stati membri).
Von der Leyen ha ricordato che il mese scorso (giugno 2026) il Consiglio ha concordato alcune sanzioni e che «molti Stati membri» hanno proposto sanzioni contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, ma non si è raggiunto il consenso necessario (per le sanzioni individuali serve l’unanimità). Ha sottolineato che l’UE è «il più grande fornitore di aiuti a Gaza» e che «nessuno fa più dell’UE per Gaza». Ha definito «del tutto inaccettabile» l’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania.
