Le partecipazioni ufficiali scendono a 618 miliardi di dollari: Pechino diversifica verso oro, agency bond e azioni, mentre il fossato con Washington si allarga
Fonte: Financial Times. Grafico: Trading Economics
Secondo i dati del Tesoro americano, a luglio 2026 la Cina deteneva 618 miliardi di dollari in titoli di Stato USA, il livello più basso da agosto 2008. È meno della metà del picco di oltre 1.300 miliardi toccato nel novembre 2013. Il calo riguarda le posizioni registrate presso banche e istituti depositari statunitensi. Non è un dump improvviso, ma una riduzione graduale delle partecipazioni ufficiali. Pechino sta riallocando le riserve verso oro, bond di agenzie americane (titoli garantiti dal governo USA, come i mutui Fannie Mae) e, in parte, azioni, anche sull’onda del boom dell’intelligenza artificiale. Lo ha detto Wei Li di BNP Paribas Securities China, inquadrando il movimento in una tendenza globale di diversificazione. Gli analisti ritengono che una quota crescente dei Treasury cinesi passi da custodi terzi come Euroclear (Belgio) e Clearstream (Lussemburgo). I dati ufficiali quindi sottostimano l’esposizione reale. Parte del calo può anche dipendere da movimenti di mercato, non solo da vendite nette.
Il disinvestimento è accelerato dopo il 2022, quando gli Stati Uniti hanno congelato le riserve russe: Pechino teme di poter subire misure analoghe. Intanto, le due economie divergono: Washington crea deficit fiscali enormi con inflazione ancora elevata, la Cina ha surplus commerciali record, ma crescita in rallentamento e pressioni deflazionistiche. Un tempo quei surplus finivano in gran parte in Treasury, oggi sempre meno.

