IL GIOCO MORTALE DI NETANYAHU TRASCINA GLI USA IN UNA GUERRA CON L’IRAN. QUALE SARÀ IL SUO PROSSIMO STRATAGEMMA?

DiOld Hunter

2 Agosto 2024

Di Martin Jay per Strategic Culture Foundation – traduzione a cura di Old Hunter

Netanyahu sta cercando di trascinare gli Stati Uniti in una guerra nella regione, che è più o meno ciò che sogna da tutta la vita.

La parola escalation è spesso abusata quando si parla del conflitto in cui Israele è al centro mentre effettua un genocidio contro il popolo di Gaza. Ma se mai c’è stato un momento in cui Israele e l’Iran si siano trovati a fissare l’abisso, è proprio questo, visto che gli Stati Uniti hanno mostrato il loro pieno sostegno a Benjamin Netanyahu e che l’amministrazione Biden è gestita ad interim da un’inetta Kamala Harris. Netanyahu ha lasciato gli Stati Uniti e durante il lungo viaggio nell’Atlantico è giunto alla conclusione che non avrà mai più altre opportunità per portare gli Stati Uniti al livello di guardia per trascinarli in una guerra regionale con l’Iran?

Il 30 e 31 luglio Israele ha compiuto due omicidi che hanno scioccato persino i soliti sospettosi esperti della regione che non se li aspettavano, in particolare quello contro il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh a Teheran. Che è avvenuto in modo al tempo stesso curioso e allarmante mentre i leader iraniani hanno avuto a malapena qualche ora per piangere la morte a Beirut del funzionario di spicco di Hezbollah, Fouad Shukr, che si ritiene sia ora sepolto sotto una massa di macerie.

È opportuno sottolineare la tempistica, poiché l’attacco israeliano a Teheran coincide con gli attacchi statunitensi in Iraq.

La notte del 30 luglio, subito dopo l’attacco di Israele contro Shukr, gli aerei statunitensi hanno bombardato una base di Kataib Hezbollah nel governatorato di Babil in Iraq, uccidendo diversi membri della milizia filo-iraniana. Solo pochi giorni prima, il bombardamento di Hezbollah sulle alture occupate del Golan, in cui sono morti una dozzina di bambini, ha certamente alzato la posta in gioco nella guerra, che fino a quel momento era stata ragionevolmente contenuta tra Hezbollah e Israele. Ma ora questa risposta di Israele porta tutto a un nuovo livello.

Netanyahu sta sicuramente cercando di trascinare gli Stati Uniti in una guerra nella regione, che è più o meno ciò che ha sognato per tutta la vita. L’attacco contro il leader di Hamas in Iran è una provocazione che è stata creata per causare la massima risposta da Teheran. I suoi leader saranno visti come deboli se presto non reagiranno, poiché politicamente l’élite subirà l’ira delle masse per le fortune chiaramente sprecate per un sistema di difesa con missili balistici. Però gli iraniani conoscono questa trappola molto bene. Mentre è vero che sembreranno deboli, soprattutto dopo l’ultima cosiddetta rappresaglia contro Israele che è stata in realtà uno stratagemma politico dell’Occidente per assecondare sia la loro [necessità di una risposta] che quello della loro folla impazzita, ora il gioco dell’escalation che Teheran sta giocando con Israele è molto più serio. Non stiamo più sparando a salve.

La pressione sull’Iran affinché reagisca sarà enorme, tuttavia è improbabile che il Leader Supremo risponda con un attacco di pari grandezza, sapendo benissimo che quella che gli è stata tesa è una trappola. Probabilmente eseguiranno una serie di mini attacchi, che, nel loro complesso totale, corrisponderanno al gran gesto di cui hanno bisogno. Pertanto, se l’obiettivo di Netanyahu, ovvero provocare l’Iran a inviare un missile di dimensioni considerevoli su una città israeliana, non verrà raggiunto, allora cosa possiamo aspettarci come risposta?

Quasi inevitabilmente, Netanyahu pianificherà il suo prossimo attacco con una false flag – che dovrebbe preoccupare sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea – che alzerà la posta in gioco e la pressione su questi due blocchi uniti per costringerli a un cessate il fuoco a Gaza. Per alcuni opinionisti scettici gli attacchi del 7 ottobre sono stati anche loro per molti versi una false flag, e c’è una crescente gruppo di esperti del Medio Oriente che rischiano di perdere la loro credibilità dopo aver sostenuto che Netanyahu sapeva in anticipo dell’attacco di Hamas. Alcuni ritengono addirittura che abbia spinto Hamas per molti anni a fare ciò che poi ha eseguito – al fine di giustificare la risposta a cui stiamo assistendo ora, che consiste proprio nella pulizia etnica a Gaza. Punto. Quando, nei prossimi giorni e settimane, si renderà conto che la Harris non è disposta a una guerra con l’Iran, inizierà a considerare l’opzione di qualche false flag per spingerla in un angolo da cui non possa uscire. Un attacco diretto alle forze statunitensi nella regione è l’unico modo sicuro per far sì che il piano di Netanyahu, che non è ancora riuscito, abbia effetto. Il leader israeliano dispone di armi sofisticate e sa come usarle per far credere che gli Hezbollah in Libano siano responsabili di un attacco contro una portaerei o contro le truppe statunitensi nella regione (che in tutto il Medio Oriente sono bersagli facili), tanto da far supporre che abbia di proposito impiegato tanto tempo prima di giocare quest’ultima carta.

Cosa diceva Nietzsche a proposito dell’abisso che ti sta fissando?

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