DA GENOCIDE JOE A “ISRAEL FIRST” DI TRUMP: QUALE FUTURO PER LA PALESTINA

DiOld Hunter

8 Gennaio 2025
Un contro-manifestante mostra la sua kippah e il cappello pro Trump durante una protesta pro-Palestina contro la posizione dell’amministrazione della City University of New York sui bombardamenti incessanti di Israele sui civili a Gaza presso l’ufficio del cancelliere dell’Università il 5 dicembre 2023 a New York City.

di Medea Benjamin per mintpressnews.com dell’8 gennaio 2025   –  Traduzione a cura di Old Hunter

Mentre il presidente Biden dà il via libera ad altri 8 miliardi di dollari in armi per Israele nei suoi ultimi giorni in carica e il segretario Blinken rilascia un’intervista di commiato al New York Times con cui nega che a Gaza sia in corso un genocidio, molti attivisti pro-Palestina contano con ansia i giorni che mancano all’uscita di “Genocide Joe” e della sua squadra dalla Casa Bianca. Ma a cosa vanno incontro gli attivisti [pro Gaza] sotto la presidenza Trump?

Donald Trump ha dimostrato quale sia il suo programma pro-Israele nel suo primo mandato spostando l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, sostenendo gli insediamenti in Cisgiordania, riconoscendo le alture del Golan come parte di Israele, ritirandosi dall’accordo nucleare con l’Iran e promulgando gli Accordi di Abramo per normalizzare le relazioni tra Israele e gli stati arabi, ignorando la difficile situazione dei palestinesi. Di recente, Trump ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero lasciare che Israele “finisca il lavoro“, ha avvertito che ci sarà “l’inferno da pagare” se gli ostaggi non saranno rilasciati entro il momento in cui entrerà in carica e ha minacciato di fare a pezzi l’Iran.

Questa volta Trump ha segnalato le sue intenzioni tramite le persone che ha selezionato per posizioni chiave. Mike Huckabee, la sua scelta per l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, è un fanatico religioso che non pensa che gli insediamenti israeliani siano illegali e che dichiara: “Non esiste una Cisgiordania. Quella è Giudea e Samaria [il nome biblico del territorio, ripreso dalla propaganda israeliana]”. Insiste persino sul fatto che non esiste un palestinese. Elise Stefanik, la scelta di Trump come ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, ha usato la sua posizione al Congresso per soffocare la libertà di parola nei campus universitari e sostiene la deportazione dei manifestanti [stranieri] pro-palestinesi che hanno visti [di soggiorno] per studenti.

E il Congresso? Mentre il 118° Congresso era in larga parte pro-Israele, quello nuovo, con sia il Senato che la Camera sotto il controllo repubblicano, sarà ancora più aggressivamente di parte. I membri vogliono approvare una serie di orribili progetti di legge che cementeranno ulteriormente i legami degli Stati Uniti con il governo israeliano, puniranno gli attori internazionali che osano provare a ritenere Israele responsabile e reprimeranno il movimento interno per i diritti dei palestinesi. Questa legislazione include un progetto di legge che equipara le critiche a Israele all’antisemitismo, un altro progetto di legge che conferisce al Dipartimento del Tesoro il potere di indagare su gruppi no-profit per legami con il “terrorismo” per poi incarcerarli, un progetto di legge per sanzionare la Corte Penale Internazionale per aver emesso un mandato di arresto per Benjamin Netanyahu, un progetto di legge per rendere permanente il divieto degli Stati Uniti di finanziare l’agenzia di soccorso delle Nazioni Unite, l’UNRWA, e un progetto di legge per annullare gli accordi commerciali con il Sudafrica a causa del sua denuncia di genocidio contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia.

E, naturalmente, non possiamo tralasciare le sfide poste da tre potenti forze: l’AIPAC, i sionisti cristiani e gli appaltatori militari. Il più noto è il gruppo di pressione AIPAC, che ha utilizzato la sua forza finanziaria nelle recenti elezioni per eliminare due dei membri più filo-palestinesi del Congresso, Cori Bush e Jamaal Bowman, lasciando gli altri nel terrore di diventare bersagli dell’AIPAC. Meno noti ma enormemente influenti sono le decine di milioni di sionisti cristiani, che sono spinti dalla convinzione radicale che Israele sia la chiave per il ritorno di Gesù sulla Terra dopo una sanguinosa battaglia finale, l’Armageddon, in cui sopravvivranno solo coloro che accettano Gesù come loro salvatore. I sionisti cristiani, già numerosi al Congresso, alla Casa Bianca e persino nell’esercito, verranno incoraggiati da Trump.

Il terzo potente gruppo di lobby è quello dei contractor militari, che ha più lobbisti che membri del Congresso. Grazie ai 18 miliardi di dollari che il Congresso ha stanziato per Israele nel 2024, le azioni delle industrie di armi sono salite alle stelle nell’ultimo anno, superando notevolmente i principali indici azionari.

Ma ci sono anche forze contrastanti. Il pubblico americano è diventato sempre più solidale con i palestinesi. Un sondaggio d’opinione di novembre ha dimostrato che, nonostante la tendenza filo-israeliana del nostro governo e dei media mainstream, la maggior parte degli americani (il 63 percento) vuole un cessate il fuoco e il 55 percento pensa che gli Stati Uniti non dovrebbero fornire assistenza finanziaria e militare illimitata al governo israeliano.

Questo è particolarmente vero tra i giovani e tra i democratici. E con un repubblicano alla Casa Bianca, più democratici in posizioni di potere dovrebbero essere disposti a opporsi alle azioni di Israele, poiché non dovranno più contrapporsi al presidente del loro partito. E non si tratta solo dei democratici. Molti sostenitori di Trump si oppongono al coinvolgimento degli Stati Uniti nelle guerre all’estero e lo stesso Trump, durante la campagna elettorale, ha ripetutamente affermato di voler portare la pace in Medio Oriente.

In tutto il mondo, sempre più paesi non solo stanno votando per un cessate il fuoco all’ONU, ma stanno anche prendendo misure concrete per ritenere Israele responsabile [di genocidio]. La lunga lista di Paesi e parti che hanno presentato o annunciato la loro intenzione di unirsi alla denuncia del Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia include Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Irlanda, Giordania, Libia, Maldive, Messico, Namibia, Nicaragua, Palestina, Spagna, Turchia e Lega araba. I paesi che hanno vietato, limitato o annunciato la loro intenzione di imporre un embargo sulle armi a Israele includono Italia, Spagna, Regno Unito, Canada, Belgio, Paesi Bassi, Turchia, Russia e Cina.

Quest’anno, il movimento di solidarietà con la Palestina dovrà trovare e allargare le crepe nella macchina da guerra pro-Israele. Deve rafforzare la spina dorsale dei Democratici che vivono nella paura dell’AIPAC e raggiungere i Repubblicani che si oppongono al finanziamento dei conflitti esteri. Gli stessi argomenti che molti Repubblicani usano per smettere di finanziare l’Ucraina devono essere applicati a Israele. Gli attivisti devono ampliare le campagne contro le aziende che sostengono il genocidio di Israele, così come gli sforzi a livello statale, cittadino, sindacale, universitario, religioso e settoriale per condannare le azioni di Israele e smettere di sovvenzionarlo . La recente risoluzione dell’American Historical Association che condanna lo “scolasticidio” è un buon esempio.

Mentre gli attivisti si stanno preparando per un fiume di politiche di Trump che creeranno ancora più caos globale e nazionale, tra cui un incremento degli attacchi alle organizzazioni e agli individui pro-Palestina, il movimento statunitense deve essere risoluto quanto i palestinesi stessi, che hanno dimostrato che, indipendentemente da ciò che Israele fa per distruggerli, rimangono nella loro determinazione a resistere. L’anno 2025, con Donald Trump alla Casa Bianca, non sarà un momento di disperazione o di ritirata nella paura, ma un momento di azione.

Medea Benjamin – co-fondatrice di CODEPINK e autrice di Kingdom of the Unjust: Behind the US-Saudi Connection. Il suo nuovo libro è Inside Iran: The Real History and Politics of the Islamic Republic 

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