Queste sono vere teste di coccio: non hanno ancora capito la differenza tra il progetto BRI (che hanno rifiutato) e il progetto IMEC (che non esiste perché non è finanziato). Eppoi mi dà fastidio questa impacciata subalternità della politica all’imprenditoria e mi dà fastidio il recupero della vetusta dottrina TRIMARIUM risalente al 1942, un caposaldo della scienza strategica marittima americana, sul ruolo del porto di Trieste . Comunque leggiamo il Piccolo:
“Via del Cotone. L’evento a Trieste prima uscita pubblica organizzata dal gruppo Trieste summit a favore dell’Imec. Ok bipartisan dai politici degli imprenditori”
“Da Mumbai a Trieste. La traversata del Vespucci, che ha toccato il porto indiano nel tour mondiale conclusosi con l’approdo davanti a piazza Unità, si incrocia con le nuove rotte geopolitiche mondiali. Ieri pomeriggio … si è discusso del ruolo di primo piano che si sta disegnando per il capoluogo giuliano nel corridoio commerciale immaginato per connettere l’India all’Europa.Queste sono teste di coccio: non hanno ancora capito la differenza tra il progetto BRI (che hanno rifiutato) e il progetto IMEC (che non esiste perché non è finanziato). Eppoi mi dà fastidio questa impacciata subalternità della politica all’imprenditoria e mi dà fastidio il recupero della vetusta dottrina TRIMARIUM risalente al 1942, un caposaldo della scienza strategica marittima americana, sul ruolo del porto di Trieste . Comunque leggiamo il Piccolo:
“Via del Cotone. L’evento a Trieste prima uscita pubblica organizzata dal gruppo Trieste summit a favore dell’Imec. Ok bipartisan dai politici degli imprenditori”
“Da Mumbai a Trieste. La traversata del Vespucci, che ha toccato il porto indiano nel tour mondiale conclusosi con l’approdo davanti a piazza Unità, si incrocia con le nuove rotte geopolitiche mondiali. Ieri pomeriggio … si è discusso del ruolo di primo piano che si sta disegnando per il capoluogo giuliano nel corridoio commerciale immaginato per connettere l’India all’Europa.
“Trieste gateway of Imec” è il titolo dell’evento alla Stazione marittima di Trieste summit, associazione di 12 imprenditori locali alla prima uscita pubblica. Il gruppo, guidato da F. Parisi, presidente dell’omonima Casa di spedizioni, punta a portare il progetto dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor al centro dell’agenda politica italiana. A oggi di concreto c’è solo il Memorandum of understanding del settembre 2023, che vede l’Italia firmataria insieme a Francia, Germania, Ue, Emirati arabi, Arabia saudita e India. Il memorandum non cita espressamente Trieste, ma è dalla scorsa primavera che il nome della città compare in documenti accademici e diplomatici in giro per il mondo come lo snodo principale per far entrare in Europa le merci che viaggeranno sul corridoio commerciale. «Di fronte a quello che consideriamo un obiettivo di grande importanza per Trieste, noi imprese del territorio riteniamo opportuno fornire una spinta dal basso, dimostrando che gli imprenditori triestini sostengono il progetto e sono pronti a impegnarsi», spiega Parisi. L’associazione, che si sta allargando a nuove imprese, comprende «aziende di famiglia», attive nel campo della logistica e della manifattura. Piccole e medie realtà, pronte a dialogare con le grandi aziende quotate in Borsa – ieri a un incontro privato hanno partecipato esponenti di Fincantieri e di Eni, per il tramite dell’Oleodotto Transalpino – . AL TAVOLO MODERATO DALL’ANALISTA INDO-AMERICANO KAUSH ARHA, SENIOR FELLOW DELL’ATLANTIC COUNCIL CON UN PASSATO NELLE AMMINISTRAZIONI USA, ieri c’era unanimità di vedute tra gli schieramenti. Se per Debora Serracchiani (Pd), l’Imec «è una rete di grande interesse» su cui occorre lavorare «facendo attenzione a coinvolgere l’Europa e gli altri porti italiani», per Marco Dreosto (Lega) l’iniziativa va allargata «all’entroterra di una regione con un’economia in sviluppo e che si trova in un corridoio naturale di vicinanza a tutta Europa». Di opportunità per tutto il Paese ha parlato Deborah Bergamini (Fi), che si è fatta portavoce con il ministro degli Esteri Tajani dell’opportunità di nominare un inviato speciale per il corridoio indo-mediterraneo. «Darebbe il senso di una priorità vera di questo governo», la cui politica estera si basa su «tre assi fondamentali: l’alleanza transatlantica, il Piano Mattei come partnership paritaria con l’Africa e, appunto, il corridoio indo-mediterraneo». … L’Indo-mediterraneo è la visione che ha come strumento il corridoio Imec» ed è «il nostro futuro perché la fabbrica del mondo è lì e il 90% del traffico mondiale avviene per via marittima». Rispetto alle chance che ha l’Imec di diventare concreto, molto dipenderà dall’accordo di libero scambio tra Europa e India. «Ciò che si chiede alla politica è creare le condizioni perché ci possano essere investimenti», ha sottolineato l’ambasciatore Vincenzo de Luca, convinto che per fare dell’Imec una priorità strategica nazionale occorra «partire da una partnership pubblico-privato, coinvolgere i grandi soggetti nazionali e stabilire un raccordo tra imprenditoria italiana e indiana». In quest’ottica, potrebbe essere utile anche UNIRE LA CAUSA DI TRIESTE A QUELLA DELLA “THREE SEAS INITIATIVE,” IL FORUM DI 12 STATI LUNGO L’ASSE DEL MAR BALTICO, MAR ADRIATICO E MAR NERO. A rappresentarla c’era ieri il MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE INFRASTRUTTURE ESTONE, TIIT RIISALO, che ha invitato l’Italia a unirsi all’iniziativa per contribuire a creare «fiducia e connessioni, anche digitali», fondamentali «non solo per la logistica, ma anche per gestire i dati in maniera sicura». In attesa di un incontro con l’ambasciatrice indiana in Italia, che l’associazione di imprenditori vorrebbe portare a Trieste, i prossimi passi li anticipa Arha: a marzo la conferenza di Raisina, la Davos indiana, e IL MEETING DELLA THREE SEAS INITIATIVE AD APRILE. In mezzo un nuovo viaggio della premier Giorgia Meloni in Usa, dopo la visita del presidente indiano Narendra Modi.
Quando sarà pronto il corridoio? «La via economica esiste già e continuerà a rafforzarsi. La domanda è quali affluenti porterà con sé, come un fiume. Per saperlo, bisognerà osservare la competizione commerciale e vedere come evolverà».
“Trieste gateway of Imec” è il titolo dell’evento alla Stazione marittima di Trieste summit, associazione di 12 imprenditori locali alla prima uscita pubblica. Il gruppo, guidato da F. Parisi, presidente dell’omonima Casa di spedizioni, punta a portare il progetto dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor al centro dell’agenda politica italiana. A oggi di concreto c’è solo il Memorandum of understanding del settembre 2023, che vede l’Italia firmataria insieme a Francia, Germania, Ue, Emirati arabi, Arabia saudita e India. Il memorandum non cita espressamente Trieste, ma è dalla scorsa primavera che il nome della città compare in documenti accademici e diplomatici in giro per il mondo come lo snodo principale per far entrare in Europa le merci che viaggeranno sul corridoio commerciale. «Di fronte a quello che consideriamo un obiettivo di grande importanza per Trieste, noi imprese del territorio riteniamo opportuno fornire una spinta dal basso, dimostrando che gli imprenditori triestini sostengono il progetto e sono pronti a impegnarsi», spiega Parisi. L’associazione, che si sta allargando a nuove imprese, comprende «aziende di famiglia», attive nel campo della logistica e della manifattura. Piccole e medie realtà, pronte a dialogare con le grandi aziende quotate in Borsa – ieri a un incontro privato hanno partecipato esponenti di Fincantieri e di Eni, per il tramite dell’Oleodotto Transalpino – . AL TAVOLO MODERATO DALL’ANALISTA INDO-AMERICANO KAUSH ARHA, SENIOR FELLOW DELL’ATLANTIC COUNCIL CON UN PASSATO NELLE AMMINISTRAZIONI USA, ieri c’era unanimità di vedute tra gli schieramenti. Se per Debora Serracchiani (Pd), l’Imec «è una rete di grande interesse» su cui occorre lavorare «facendo attenzione a coinvolgere l’Europa e gli altri porti italiani», per Marco Dreosto (Lega) l’iniziativa va allargata «all’entroterra di una regione con un’economia in sviluppo e che si trova in un corridoio naturale di vicinanza a tutta Europa». Di opportunità per tutto il Paese ha parlato Deborah Bergamini (Fi), che si è fatta portavoce con il ministro degli Esteri Tajani dell’opportunità di nominare un inviato speciale per il corridoio indo-mediterraneo. «Darebbe il senso di una priorità vera di questo governo», la cui politica estera si basa su «tre assi fondamentali: l’alleanza transatlantica, il Piano Mattei come partnership paritaria con l’Africa e, appunto, il corridoio indo-mediterraneo». … L’Indo-mediterraneo è la visione che ha come strumento il corridoio Imec» ed è «il nostro futuro perché la fabbrica del mondo è lì e il 90% del traffico mondiale avviene per via marittima». Rispetto alle chance che ha l’Imec di diventare concreto, molto dipenderà dall’accordo di libero scambio tra Europa e India. «Ciò che si chiede alla politica è creare le condizioni perché ci possano essere investimenti», ha sottolineato l’ambasciatore Vincenzo de Luca, convinto che per fare dell’Imec una priorità strategica nazionale occorra «partire da una partnership pubblico-privato, coinvolgere i grandi soggetti nazionali e stabilire un raccordo tra imprenditoria italiana e indiana». In quest’ottica, potrebbe essere utile anche UNIRE LA CAUSA DI TRIESTE A QUELLA DELLA “THREE SEAS INITIATIVE,” IL FORUM DI 12 STATI LUNGO L’ASSE DEL MAR BALTICO, MAR ADRIATICO E MAR NERO. A rappresentarla c’era ieri il MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE INFRASTRUTTURE ESTONE, TIIT RIISALO, che ha invitato l’Italia a unirsi all’iniziativa per contribuire a creare «fiducia e connessioni, anche digitali», fondamentali «non solo per la logistica, ma anche per gestire i dati in maniera sicura». In attesa di un incontro con l’ambasciatrice indiana in Italia, che l’associazione di imprenditori vorrebbe portare a Trieste, i prossimi passi li anticipa Arha: a marzo la conferenza di Raisina, la Davos indiana, e IL MEETING DELLA THREE SEAS INITIATIVE AD APRILE. In mezzo un nuovo viaggio della premier Giorgia Meloni in Usa, dopo la visita del presidente indiano Narendra Modi.
Quando sarà pronto il corridoio? «La via economica esiste già e continuerà a rafforzarsi. La domanda è quali affluenti porterà con sé, come un fiume. Per saperlo, bisognerà osservare la competizione commerciale e vedere come evolverà».
