PRECISAZIONI SULL’INTERVENTO MILITARE IN VENEZUELA E SUL DIRITTO INTERNAZIONALE

DiOld Hunter

16 Gennaio 2026
A seguito delle numerose lettere che abbiamo ricevuto dopo l’ultimo articolo di Thierry Meyssan, gli abbiamo chiesto di rispondere ai lettori. Nella rubrica di questa settimana Meyssan spiega che l’operazione Absolute Resolve non vìola alcun impegno degli Stati Uniti, quindi non contrasta con il diritto internazionale. Meyssan si stupisce che i lettori si siano irritati per l’intervento in Venezuela, mentre hanno accettato, spesso senza reagire, molte altre ingerenze che violavano gli obblighi da noi stessi assunti. Questa puntualizzazione è occasione per riflettere sulla differenza tra le regole della guerra fredda, che ancora seguiamo, e il diritto internazionale, che in un mondo multipolare s’impone come riferimento.
Dopo aver denunciato il ruolo di Israele nella preparazione dell’operazione
degli Stati Uniti Absolute Resolve, Delcy Rodríguez presta giuramento come
presidente ad interim.

di Thierry Meyssan, voltairenet.org, 14 gennaio 2026

L’articolo che ho pubblicato la settimana scorsa sull’operazione Absolute Resolve [1] mi ha valso numerose lettere di protesta. Sono riuscito a rispondere solo a una piccola parte. Sono consapevole di essermi espresso male poiché alcuni di voi hanno compreso cose da me mai scritte né dette. Vorrei quindi porre rimedio con alcune spiegazioni.

Innanzitutto l’oggetto del mio articolo non era la crisi in Venezuela, ma il fatto che l’intervento degli Stati Uniti ha rispettato il diritto internazionale. Insisto su questo punto.

Il diritto internazionale non è un codice, è solo un impegno a rispettare la propria parola, nonché a non comportarsi da barbari.

Ora, dal punto di vista di Washington, Nicolás Maduro è un trafficante di droga. Che sia un’affermazione insensata è irrilevante. Tocca alla giustizia statunitense dimostrarlo. Da parte mia ho affermato che Maduro aveva autorizzato trafficanti di droga ad attraversare il territorio del Venezuela per trasportare la cocaina negli Stati Uniti. Non l’ho mai accusato di traffico di droga: né di cocaina né di fentanyl (specialità del cartello messicano di Sinaloa). Non mi sono basato sulle inchieste della DEA né sulla propaganda israeliana, ma sulle confidenze di baroni della droga libanesi. Ho anche precisato che questi trafficanti sciiti venezuelani non sono membri di Hezbollah, ma versavano la zâkat [elemosina coranica, ndt] a Hezbollah.

Gli Stati Uniti hanno del resto agito in Venezuela allo stesso modo in cui agirono nel 1989 a Panama. Anche in quel caso accusarono il presidente Manuel Noriega di essere un trafficante di droga e lo rapirono (operazione Just Cause), causando incidentalmente diverse migliaia di morti. Non fu mai dimostrato che Noriega trafficasse droga, ma che aveva pagato i Contras nicaraguensi con i soldi del Cartello di Medellin. Oggi sappiamo che l’affare Iran-Contras fu architettato da Klaus Altmann (alias Klaus Barbie, il “boia di Lione”) prima di essere rapito da Régis Debray per essere processato in Francia; sappiamo anche che Barbie fu il vero organizzatore del Cartello di Medellin [2].

Sempre dal punto di vista statunitense, Nicolás Maduro non è il presidente del Venezuela. Nell’articolo non ho contestato questa affermazione, però ho rinviato con una nota a piè di pagina al mio articolo dell’agosto 2024 [3], in cui spiego che la versione occidentale delle elezioni del 2024 è completamente distorta. Anche se meno del 60% degli elettori ha partecipato al voto, non c’è dubbio che Maduro è stato eletto. Ma, di nuovo, non è questo il problema. Un quarto degli Stati membri delle Nazioni Unite, compresi gli Stati Uniti, non lo riconoscono come tale. Washington non può quindi essere accusato di aver violato l’immunità di un capo di Stato, contravvenendo all’impegno assunto con la firma della Convenzione di Vienna.

Del resto, noi francesi non abbiamo titolo per rimproverare agli Stati Uniti di aver rapito il presidente del Venezuela: siamo stati noi, con Dominique de Villepin, Régis Debray e le forze speciali statunitensi a rapire Jean-Bertrand Aristide, presidente eletto di Haiti [4]. Tecnicamente, anche in questo caso gli Stati Uniti avevano messo in dubbio la validità dell’elezione di Aristide invocando una disposizione della Costituzione haitiana. Lo rapirono e lo consegnarono alle forze speciali francesi, che l’avevano sequestrato nella Repubblica Centrafricana. All’epoca pochissimi protestarono. Il fatto che noi conosciamo meglio il Venezuela di quanto conoscessimo Haiti non deve indurci a trattarli diversamente.

Ovviamente non penso che rapire Noriega, Aristide e Maduro sia un fatto positivo, non più di quanto lo sia mettere al potere l’ayatollah Khomeini o Michail Saakashvili. Dico solo che non sono violazioni del diritto internazionale, anche se scioccano noi come pure le Nazione Unite.

Tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite si sono certamente impegnati ad astenersi «nelle relazioni internazionali dal ricorso alla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altro modo incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite» (articolo 2 della Carta dell’ONU). Tuttavia, tutti riconoscono un «diritto di seguito» a uno Stato attaccato da una organizzazione non-statale se il Paese in cui essa opera non la consegna.

Infatti nel 2015 la Francia condusse operazioni militari in Siria, senza alcuna autorizzazione, con la scusa di combattere Daesh che aveva compiuto gli attentati al Bataclan (operazione Chammal) [5]. Più recentemente, nel 2022, la Francia ha proseguito nell’operazione Barkhane in Mali, anche quando il governo maliano ce lo ha vietato, convinto che i nostri servizi segreti sostenessero gli jihadisti che il nostro esercito stava combattendo. Questo è il motivo dell’espulsione dell’esercito francese dal Sahel [6].

Queste precisazioni non significano che io approvi ciò che fanno gli Stati Uniti, vogliono solo sottolineare che Washington non è venuto meno ai propri impegni e, quindi, non ha violato il diritto internazionale.

Sia detto chiaro: il diritto internazionale è stato fondato congiuntamente da Russia e Francia alla fine del XIX secolo e non è più stato applicato dalla guerra fredda. Esso non consente di risolvere crisi come quella del Venezuela. Ma sarà il punto di riferimento nel mondo multipolare che Russia, Cina e Stati Uniti stanno costruendo. È quindi meglio comprenderne la logica.

Evitiamo di reagire rimpiangendo il già sperimentato ordine della guerra fredda e del mondo senza l’Urss. Le regole del G7 ci hanno protetto e noi ne abbiamo abusato. Molti Stati nel mondo ne hanno pagato le conseguenze. Noi no. Ora stiamo entrando in un mondo retto dal diritto internazionale e nel quale le tre superpotenze potranno usare la forza in tutti i casi non previsti da questo diritto. E sono molti.

L’attuale sistema, fondato sul rispetto della propria firma, funziona solo se nessuno mente. Nel 2002 l’amministrazione Bush-Cheney si dotò di una cellula speciale – composta esclusivamente da straussiani [7] guidati da Paul Wolfowitz e Douglas Feith (tra cui l’immancabile Elliott Abrams) – per fabbricare menzogne: l’Ufficio Piani Speciali del Pentagono [8]. Questo organismo inventò la favola che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa e le avrebbe usate contro gli Stati Uniti. Riuscì a convincere la popolazione statunitense di essere in pericolo. Da parte sua, il Regno Unito, campione in tutte le categorie della manipolazione delle agenzie di stampa [9], diede risonanza alle elucubrazioni degli straussiani. Che furono alimentate anche dal primo ministro britannico, Tony Blair, che pubblicò anch’egli queste sciocchezze. Ecco perché Donald Trump e il suo vice J.D. Vance insistono tanto sulla libertà di espressione, unica arma in una democrazia contro la menzogna. Sempre lo stesso gruppo, stavolta capitanato dall’ex ambasciatrice di George Bush alla Nato, Victoria Nuland, ha inventato la narrativa secondo cui in Ucraina non ci sono nazisti. Gli straussiani stanno preparando la guerra contro la Russia così come prepararono quella contro l’Iraq.

Ma torniamo ad Absolute Resolve: questa operazione può essere interpretata sia in funzione del corollario Trump alla dottrina Monroe [10], sia in funzione della crisi tra Stati Uniti e Iran. Nell’articolo della settimana scorsa non ho trattato il primo punto di vista, ma ho pubblicato l’articolo di Alfredo Jalife-Rahme sull’argomento [11]. Se l’avessi fatto avrei scritto anch’io che ormai gli Stati Uniti controllano le principali risorse petrolifere dell’intero continente americano, dall’Alaska alla Patagonia, ovvero il 40% non già delle riserve mondiali, ma della produzione mondiale. Ho invece voluto sottolineare che Washington non voleva rubare il petrolio venezuelano, ma controllare che non fosse venduto a determinati Stati. Manlio Dinucci ha precisato che lo scopo di Washington è innanzitutto che il petrolio venga venduto in dollari, e non più in yuan o in altre valute [12]. Insisto da sempre sul fatto che l’economia degli Stati Uniti è malata, che sta accumulando un debito colossale, impossibile da rimborsare. Il presidente Trump, come già il presidente Gorbaciov, è tenuto innanzitutto a rispondere a questa sfida, prima di perseguire ogni altro obiettivo.

Infine, il giorno successivo all’intervento statunitense, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha dichiarato: «I governi di tutto il mondo sono semplicemente scioccati dal fatto che sia la Repubblica Boilvariana del Venezuela a essere vittima e oggetto di un attacco di questa natura, che ha senza dubbio una connotazione sionista». È bene ricordare che nel 2013 Israele interferì nel parlamento brasiliano per far cadere la presidente Dilma Rousseff, o nel 2009 per sostenere il colpo di Stato in Honduras e la conseguente destituzione del presidente Manuel Zelaya.

Dal punto di vista geopolitico, se gli Stati Uniti non interverranno militarmente in Iran, alleato del Venezuela e una delle cause del rapimento del presidente Maduro, dovremo trarre la conclusione che gli Stati Uniti non si concedono il diritto d’intervenire al di fuori della loro zona d’influenza, definita il 15 agosto 2025 ad Anchorage. La mappa di Andrei Martyanov sarebbe quindi corretta [13].

                                                                                                                                                                    Thierry Meyssan

1] “Il rapimento di Nicolás Maduro”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 gennaio 2026.

[2] « El Carnicero y el Patrón. La conexión oculta entre Pablo Escobar y Klaus Barbie », Boris Miranda, Nueva Sociedad, #257, mayo-junio de 2015.

[3] “Le menzogne della stampa sulle elezioni presidenziali venezuelane”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 27 agosto 2024.

[4] « Coup d’État en Haïti », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 1er mars 2004.

[5] “La menzogna come arma di governo”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 18 novembre 2025.

[6] “Mali e le contraddizioni francesi”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 23 agosto 2022.

[7] “È agli Straussiani che la Russia ha dichiarato guerr”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.

[8] « Le dispositif Cheney », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 6 février 2004.

[9] “Le tecniche della propaganda militare moderna”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 18 maggio 2016.

[10] “Il Pentagono adotta la visione del mondo di Trump”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 10 dicembre 2025.

[11] « Après Maduro : la chute du mur de Berlin latino-américain, et l’israélisation du continent », par Alfredo Jalife-Rahme, Traduction Maria Poumier, La Jornada (Mexique) , Réseau Voltaire, 9 janvier 2026.

[12] « Rapine à main armée », par Manlio Dinucci , Traduction M.-A., Réseau Voltaire, 10 janvier 2026.

[13] « La Russie lance sa deuxième frappe Oreshnik contre l’Ukraine, et Martyanov publie une « carte du partage tripolaire», par Alfredo Jalife-Rahme, Traduction Maria Poumier, La Jornada (Mexique) , Réseau Voltaire, 12 janvier 2026.

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