LA RISPOSTA SILENZIOSA E DURA DELLA CINA AL RAPIMENTO DEI MADURO DA PARTE DI WASHINGTON

DiOld Hunter

22 Gennaio 2026

di Larry C. Johnson, sonar21.com, 21 gennaio 2026   —   Traduzione a cura di Old Hunter

Il fatto che la stampa occidentale non riporti la straordinaria risposta della Cina al rapimento del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie da parte degli Stati Uniti non vuol dire che questo non sia accaduto. Trovo scioccante il seguente articolo pubblicato su RT (ovvero Russia Today) :

La Cina ha condannato fermamente il sequestro e la violazione della sovranità del Venezuela. Senza grandi gesti nello stile di Trump o Macron, il Paese ha preso provvedimenti perché è giunto alla conclusione che gli Stati Uniti stanno facendo del controllo del petrolio venezuelano uno strumento per frenare la presenza cinese in Sud America e ostacolarne il rapido e irreversibile sviluppo.

Poche ore dopo la notizia del rapimento del presidente Nicolás Maduro, Xi Jinping ha convocato una riunione urgente del Comitato permanente del Politburo, durata esattamente 120 minuti. Non ci sono stati comunicati o minacce diplomatiche, ma solo il silenzio prima della tempesta, perché questa riunione ha attivato quella che gli strateghi cinesi chiamano una “risposta asimmetrica integrata” per rispondere all’aggressione contro i partner dell’emisfero occidentale, con il Venezuela come punto di approdo per l’America Latina nel “cortile di casa degli Stati Uniti”.

La prima fase della reazione cinese è iniziata alle 9:15 del 4 gennaio, quando la Banca Popolare Cinese ha annunciato con discrezione la sospensione temporanea di tutte le transazioni in dollari statunitensi con aziende legate al settore della difesa statunitense. Boeing, Lockheed Martin, Raytheon e General Dynamics si sono svegliate con la notizia che tutte le loro transazioni con la Cina erano state congelate senza preavviso.

Alle 11:43 dello stesso giorno, la State Grid Corporation of China, che controlla la più grande rete elettrica del mondo, ha annunciato la revisione tecnica di tutti i suoi contratti con i fornitori statunitensi di apparecchiature elettriche, lasciando intendere che la Cina si sta disconnettendo dalla tecnologia americana.

Alle 14:17, la China National Petroleum Corporation, la più grande compagnia petrolifera statale al mondo, ha annunciato la riorganizzazione strategica delle sue rotte di approvvigionamento globali. Ciò significa che l’arma energetica è stata riattivata, il che a sua volta comporta la revoca dei contratti di fornitura di petrolio con le raffinerie statunitensi per un valore di 47 miliardi di dollari all’anno. Questo petrolio, precedentemente consegnato alla costa orientale degli Stati Uniti, è stato ora dirottato verso India, Brasile, Sudafrica e altri partner del Sud del mondo. Ciò ha causato un’impennata del 23% dei prezzi del petrolio in una singola sessione di contrattazione…

In un altro contesto, la China Ocean Shipping Company, che controlla circa il 40% delle capacità di trasporto marittimo globale, ha condotto una cosiddetta ottimizzazione delle rotte operative, il che significa che le navi cargo cinesi hanno iniziato a evitare l’uso dei porti americani: Long Beach, Los Angeles, New York e Miami, che si affidano alla logistica marittima cinese per le loro catene di approvvigionamento, hanno improvvisamente perso il 35% del loro normale traffico container, un disastro per Walmart, Amazon, Target e altri. Queste aziende, che si affidano a navi cinesi per l’importazione di prodotti fabbricati in Cina nei porti americani, hanno visto le loro catene di approvvigionamento parzialmente collassare nel giro di poche ore.

Presumo che il rapporto sia accurato. Se fosse vero, dimostrerebbe che la Cina è ben preparata a giocare duro con gli Stati Uniti, pur mantenendo una facciata di calma. C’è un altro paragrafo che vorrei condividere:

Il coronamento [dell’operazione] è avvenuta il 5 gennaio, quando Pechino ha attivato l’arma finanziaria: il sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese (CIPS) ha annunciato che avrebbe ampliato la sua capacità operativa per includere qualsiasi transazione globale che il sistema SWIFT, controllato da Washington, volesse eludere. Ciò significa che la Cina ha fornito al mondo un’alternativa pienamente funzionale al sistema finanziario occidentale… La reazione è stata immediata e massiccia: nelle prime 48 ore dall’entrata in funzione, sono state regolate transazioni per un valore di 89 miliardi di dollari. Le banche centrali di 34 paesi hanno aperto conti operativi nel sistema cinese, il che significa un’accelerazione della de-dollarizzazione di una delle più importanti fonti di finanziamento degli Stati Uniti.

CIPS è un nuovo strumento potenzialmente molto potente nell’infrastruttura finanziaria dei BRICS che si sta sviluppando sotto i nostri occhi. Il fatto che SWIFT si basi su una tecnologia antica, ovvero antica nel senso che non è digitale e non è altro che un obsoleto sistema di posta elettronica chiuso, rilevante negli anni ’90 ma ora eclissato dall’era digitale.

Il tentativo degli Stati Uniti di usare i dazi come una mazza politica per costringere i paesi a cambiare le loro politiche sta consentendo uno sviluppo più rapido di infrastrutture finanziarie che gli Stati Uniti non possono controllare. Trump e i suoi consiglieri dinosauri continuano a vivere nell’illusione che gli Stati Uniti e il sistema di riserve in dollari siano insostituibili. Ci sono diversi fatti che la maggior parte degli americani non riesce a comprendere: 1) sempre più paesi stanno svendendo dollari e acquistando metalli preziosi mentre commerciano nelle rispettive valute, 2) gli Stati Uniti sono eccessivamente indebitati mentre il loro debito sta sfuggendo al controllo e non esiste una soluzione rapida per reindustrializzare il paese.

Ho avuto una giornata molto impegnativa con i podcast su YouTube. Il primo è stato con Shaun Attwood, seguito da Steven Yang di Natural Resources Stocks. Poi c’è stata un’ottima conversazione con Mario Nawfal. Ho concluso la giornata con Ed De Marche di Trends Journal, il canale di Gerald Celente:

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