IL DISCORSO DI MARK CARNEY A DAVOS SEGNA UNA SVOLTA EPOCALE E PREANNUNCIA UNA SCISSIONE TRA LE ÉLITE

DiOld Hunter

28 Gennaio 2026

di Simplicius, comedonchisciotte.org, 28 gennaio 2026    —   Traduzione a cura di Markus

Al recente forum di Davos, molti politici occidentali hanno fatto scalpore allontanandosi dagli Stati Uniti e annunciando in vari modi un riorientamento verso la Cina. Una delle principali conclusioni dei media mainstream è stata che Trump sarebbe stato “umiliato” da questa accoglienza da parte di leader ormai stanchi.

Ci sarebbe da discutere su ciò che sta realmente accadendo in Occidente di fronte a questi riorientamenti apparentemente contraddittori. Molti si chiedono giustamente come mai i sostenitori dello Stato profondo occidentale, come ad esempio Mark Carney, un convinto banchiere globalista, stiano scegliendo di orientarsi verso la Cina, un Paese che dovrebbe essere la nemesi della cricca globalista occidentale: c’è una frattura, una divisione nelle fazioni dello Stato profondo globale?

Dopo tutto, è la Cina che sta usurpando e apparentemente tentando di distruggere il sistema bancario e finanziario occidentale, il cuore della cricca globale che controlla i vari rami degli Stati profondi occidentali, come possiamo quindi dare un senso a questo apparente cambiamento di rotta?

Iniziamo innanzitutto contestualizzando la situazione. Mark Carney ha tenuto un discorso “fondamentale” che molti salutano come una sorta di punto di biforcazione della traiettoria geopolitica dell’Occidente. È un discorso davvero notevole e dovrebbe essere ascoltato per intero. In esso egli critica aspramente gli eccessi dei grandi poteri e annuncia la fine del cosiddetto ordine basato sulle regole e l’inizio di un nuovo periodo di diplomazia basata sulla forza.

Ma l’aspetto di gran lunga più notevole del discorso è la sua ammissione che l’intero ordine basato sulle regole e il sistema del “diritto internazionale” erano, in realtà, finzioni utilizzate dall’Occidente per mantenere lo status quo dell’egemonia americana perché era utile farlo.

Di seguito il discorso completo:

Link video: https://twitter.com/i/status/2013688864972448138

“Sapevamo che la storia dell’ordine basato sulle regole era in parte falsa… Sapevamo che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’imputato e della vittima. Questa finzione era utile [grazie ai benefici offerti dall’egemonia americana]… Quindi abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai rituali. E abbiamo evitato in gran parte di sottolineare il divario tra retorica e realtà. Questo compromesso non funziona più. Sarò franco. Siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione… Non si può vivere nella menzogna del reciproco vantaggio attraverso l’integrazione quando l’integrazione diventa la fonte della propria subordinazione”.

L’altra parte saliente del discorso, che ha aperto gli occhi, è stata quando si è ribellato ai dettami del proprio clan rinunciando alle varie “armi economiche” che le nazioni occidentali hanno a lungo brandito contro il mondo:

Link video: https://twitter.com/i/status/2016170583776526670

L’ironia, ovviamente, è che Carney è sempre stato un complice totalmente consenziente degli stessi sfruttamenti che ora condanna, quando servivano a lui e al suo clan: questo è il primo indizio della nostra discussione.

Mark Carney era governatore della Banca d’Inghilterra quando questa aveva congelato i 5 miliardi di dollari di oro venezuelano in suo possesso

Era stato un atto di pirateria degno di Trump + parte del vasto sforzo ventennale del governo britannico per rovesciare il governo del Venezuela

L’oro è tuttora congelato

Stranamente, sembra ammettere che l’Occidente sia stato complice di questa “finzione” selettiva, imporre in modo iniquo le proprie “regole” inventate al resto del mondo, ma evita abilmente di assumersi una responsabilità personale.

Ma, soprattutto, dobbiamo chiederci qual’è esattamente lo scopo del suo discorso.

Sappiamo che discorsi di questo tipo da parte di importanti figure politiche non provengono realmente da loro: non vanno lì di loro spontanea volontà e si chiedono: “Cosa vogliono i miei elettori?” O, in questo caso: “Cosa vuole il popolo canadese per il nostro futuro comune?”

No, tali discorsi sono scritti da redattori di discorsi, dopo aver consultato i dirigenti, i capi di gabinetto, ecc., che operano come burattinai di ciascuna “amministrazione”. Questi sono i burattinai dietro le quinte che prendono gli ordini dai veri detentori del potere, ovvero i grandi sponsor, gli oligarchi, i gruppi di interesse speciale e le lobby che rappresentano gli interessi consolidati della piramide finanziaria al vertice. Carney è semplicemente un megafono che comunica il loro nuovo diktat, una sorta di ambasciatore o portavoce di alto rango.

Quindi, dato il suo discorso, cosa possiamo dedurre o inferire da ciò che questi interessi di controllo stanno  effettivamente cercando di dire e in quale direzione stanno cercando di orientare le cose?

Se ascoltiamo il suo discorso “decisivo”, notiamo una sorta di sottile inganno o gioco di prestigio. Da un lato denuncia i “vecchi ordini” dell’illusorio diritto internazionale, ma, dall’altro, sembra invocare l’istituzione di nuovi ordini “cooperativi” che sono essenzialmente la stessa cosa, o meglio, seguono gli stessi “valori”. Sembra quasi che stia dicendo: “Dovremmo ostracizzare l’unico membro che si è spinto troppo oltre, continuando però la stessa farsa di prima”.

Critica l’”integrazione” della globalizzazione che ha portato le nazioni a diventare co-dipendenti, chiaramente un riferimento agli Stati Uniti e alla “leva” coercitiva di Trump ora applicata a vari “alleati”. La sua soluzione è che i Paesi dovrebbero cercare una maggiore “indipendenza” dalle potenze egemoniche come gli Stati Uniti, stabilendo al contempo un sistema di alleanze “à la carte”. Si tratta di una sorta di visione per un “ordine basato su regole” decentralizzato, gestito secondo un concetto di adesioni ad hoc.

Ancora una volta, ci chiediamo: cosa significa esattamente tutto questo? Molti ricorderanno le teorie cospirative di lunga data secondo cui la cosiddetta cricca finanziaria londinese avrebbe trasferito le proprie operazioni in Cina dopo aver parassitariamente svuotato l’impero americano e che il “Nuovo Ordine Mondiale” avrebbe avuto in futuro sede in Oriente, come una sorta di riorientamento strategico delle élite che governano il mondo. Molti giungeranno alla conclusione che questo è esattamente ciò che significa il discorso di Mark Carney e che la Cina è ora chiaramente all’interno dei confini del “NWO”. In realtà, Carney aveva persino invocato in modo minaccioso il Nuovo Ordine Mondiale direttamente in un altro discorso di qualche giorno fa, che faceva riferimento alla sua svolta verso la Cina:

Non possiamo negare il fatto che ciò che la cricca bancaria e finanziaria occidentale desidera è poter mettere le catene alla Cina, così come ha fatto con ogni nazione occidentale, quindi le parole di Carney potrebbero certamente essere l’indizio di un’intenzione implicita. Ma ci sono pochissime possibilità che la Cina cada in trappole così palesi. È già troppo potente per essere facilmente manipolata con le tipiche esche economiche e i trucchi da prestigiatore utilizzati con le nazioni minori.

È più probabile che il discorso di Carney rappresenti un atto di disperazione da parte delle élite occidentali. Sanno che devono consolidare il più possibile il loro potere e che devono rimanere in gioco: Carney lo afferma esplicitamente quando dice che le “potenze medie” devono collaborare per ottenere un posto al tavolo delle trattative ed evitare di finire “nel menu”. Inoltre, ammette apertamente che la nuova visione ruota attorno ad un pragmatismo di tipo realpolitico soprannominato “realismo basato sui valori”, un termine coniato dal finlandese Alexander Stubb.

Mettendo insieme tutti questi elementi, la visione diventa più chiara: le élite sembrano aver capito che, affinché loro e il loro ordine possano sopravvivere, devono mantenere un “posto al tavolo”, o in altre parole, conservare una parvenza di potere e influenza. E, in questo momento, l’unico modo per farlo è abbracciare il “realismo” – piuttosto che un idealismo dogmatico e un pensiero illusorio – che, in questo caso, significa aprirsi alla Cina. In altre parole: abbracciare temporaneamente il proprio nemico se questo significa sopravvivere un po’ più a lungo.

Il motivo per cui non dichiarano completamente morto, ma semplicemente in fase di declino, il precedente “ordine basato sulle regole” è perché probabilmente credono di poter ancora aspettare che passi questo periodo “temporaneo” di rinascita sciovinista americana. Se solo riuscissimo a guadagnare tempo, pensano, lasciando che la Cina ci tenga a galla, alla fine questa pericolosa “fase” americana passerà e i nostri due Deep State si uniranno nuovamente in un unico ordine imperiale occidentale, come ai bei vecchi tempi!

È anche possibile che credano che, orientandosi verso la Cina, possano contribuire ad “affamare” l’amministrazione Trump, accorciando la sua presa sul potere. In altre parole: più affari potranno essere riorientati verso la Cina, meno obiettivi economici Trump sarà in grado di raggiungere, la sua posizione si indebolirà, la sua impopolarità aumenterà e, auspicabilmente, secondo loro, questo porterà alla fine del suo intero movimento.

In una certa misura, la “rottura” – come l’ha definita Carney – dimostra che le “élite” non sono esattamente una cricca monolitica con ordini di marcia perfettamente uniformi. Esistono forme nuove ed emergenti che derivano naturalmente dai loro interessi comuni, che nella maggior parte dei casi li allineano lungo vettori convenienti. Ma in questo processo le élite di vertice hanno lo spazio per divergere nel loro modo di pensare. Ciò è stato recentemente sottolineato da un video virale di Larry Fink di BlackRock che spiega come i Paesi che hanno evitato di accogliere migranti in modo indiscriminato potrebbero, in realtà, essere nella posizione migliore per la crescita e la prosperità future, contrariamente alle teorie prevalenti del passato. Questo sembrerebbe andare contro le teorie convenzionali sulle dinamiche di potere delle élite e sulla loro presunta uniformità.

Sappiamo che anche l’amministrazione Trump è immersa fino al collo nella “palude” globalista, nonostante si presenti come un gruppo di ribelli politici. Sì, per molti versi Trump è stato uno scismatico perché si è ribellato ad alcune delle mozioni dello Stato Profondo, pur rimanendo pienamente in linea con altre. Come spiegato in precedenza, gran parte della cospirazione globale è di natura emergente, piuttosto che totalmente controllata a livello centrale. Ci sono vari interessi che si sovrappongono e che confluiscono naturalmente verso obiettivi comuni, ma ci sono molte aree in cui le varie fazioni sono in disaccordo. Pensate alla mafia: le famiglie si siedono a un tavolo per discutere e raggiungere il maggior numero possibile di accordi sulla divisione dei vari territori del loro dominio. Ma ci sono molti disaccordi che portano a violenti conflitti intestini e le famiglie più importanti sono costrette a ricorrere alla violenza e agli spargimenti di sangue.

Allo stesso modo, Trump e il suo clan hanno molti interessi in comune con il più ampio Deep State globale, in particolare per quanto riguarda Israele e il prolungamento generale della supremazia occidentale nel mondo. Tuttavia, su alcuni aspetti culturali non c’è accordo tra loro. Ad esempio, sembra che all’interno dello stesso Deep State globale ci siano fazioni rivali, una delle quali non è d’accordo con la massiccia kalergificazione del mondo occidentale, il più grande progetto di ingegneria sociale e di sostituzione genetica nella storia globale.

Trump sembra voler tornare allo status quo ante, dove i mali terminali del sistema finanziario globale venivano mascherati dal “fascino” di un boom economico fasullo. Ma non si rende conto di come è cambiato il sentimento generale perché la nuova generazione di osservatori e attivisti politici è sempre più consapevole del fatto che c’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’intero sistema su cui si basano il commercio globale e la civiltà. Trump vuole tornare a “giorni dorati” che non potranno mai essere ripristinati perché erano stati artificialmente creati continuando a rimandare, ma quel tempo è ormai scaduto e la gente lo sente nel profondo.

Questa è la ragione alla base delle divisioni tra le fazioni del cosiddetto Deep State globale: nessuno, nemmeno ai vertici, sa veramente come raddrizzare questa nave che affonda in un “fiat” ormai fuori controllo e il conseguente disfacimento sociale e geopolitico che ne deriva, e così ogni fazione ora agisce disperatamente per conto proprio in sortite sperimentali e ad alto rischio, alimentando frizioni interne sempre più violente.

Certo, sotto lo strato di disordine rimangono fedeli sostenitori del loro colosso finanziario e, dal punto di vista della teoria dei giochi, si schiereranno sempre l’uno con l’altro se ciò favorirà la causa comune. Ma è anche vero che ora, forse per la prima volta in assoluto, ci sono profondi disaccordi su come procedere nell’ignoto che essi stessi hanno creato.

Le notizie recenti sono piene di rapporti sulla caduta del dollaro, su come sia sceso al livello più basso di riserva globale di questo secolo e sulla concomitante esplosione dell’argento e dell’oro.

Ora, secondo quanto riportato dalla Berliner Zeitung, l’India starebbe spingendo i Paesi BRICS a collegare finalmente le loro valute digitali, in modo da erodere ulteriormente il dominio del dollaro:

I Paesi BRICS stanno proseguendo i loro sforzi per creare un’infrastruttura finanziaria alternativa. La banca centrale indiana ha proposto di collegare le valute digitali nazionali delle banche centrali (CBDC) dei paesi BRICS al fine di facilitare i pagamenti transfrontalieri nel commercio e nel turismo. Secondo quanto riportato dai media, il progetto sarà inserito nell’agenda del vertice BRICS del 2026, che sarà ospitato dall’India.

La traiettoria del dollaro sembra chiara e le ultime convulsioni imperialistiche dell’amministrazione Trump sembrano mirate a mantenere il dominio globale del dollaro attraverso l’imposizione di dazi e il blocco economico di tutti i concorrenti. È chiaro, tuttavia, che questo non funzionerà, e quindi le cose procederanno rapidamente, con le élite globali che si contorceranno in disperati tentativi di raddrizzare la nave, simili alle scene finali di “tutti contro tutti” del Titanic.

In sostanza possiamo dire che il sistema sta divorando se stesso; le sue fondamenta stanno vacillando.

E il fatto che personaggi come Mark Carney stiano cominciando ad ammettere gli indicibili peccati passati di questo sistema inviolabile, che un tempo proteggevano e veneravano con tanto zelo, significa che la situazione è finalmente giunta al culmine. Dichiarazioni un tempo riservate alle oscure stanze segrete ora vengono alla luce come grida disperate di allarme.

Il fatto che Carney e i suoi simili siano in grado di evocare questi peccati globali del passato del loro sistema mostruosamente predatorio senza espiarli in alcun modo, significa che il sistema rimane destinato a implodere sotto il peso delle sue stesse inconciliabili ipocrisie. Nessuna abile manovra riuscirà a cancellare quella macchia, perché i nuovi sceriffi in città – Cina, Russia e compagni – non permetteranno mai più di essere sfruttati come prima.

L’era dei pranzi gratis per il Ruse Based Ordure [Ordine basato su raggiri e schifezze, ndt] è finita.

Simplicius

Fonte originaria: https://simplicius76.substack.com/p/mark-carneys-watershed-davos-speech

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