L’offensiva aerea di Mosca colpisce il principale bastione ucraino nel Donbass: le nuove munizioni a lunga gittata rendono sempre più difficile la difesa e accelerano lo spopolamento della città.
Fonte: Bloomberg
Le bombe plananti russe stanno modificando l’andamento della guerra in Donbass e trasformando la città di Kramatorsk, per anni principale retrovia ucraina nella regione di Donetsk, in un obiettivo costantemente sotto attacco. Grazie alle bombe plananti, ai droni in fibra ottica e all’artiglieria a lungo raggio, Mosca riesce oggi a colpire aree che fino a poco tempo fa erano considerate relativamente sicure.
Kramatorsk e la vicina Sloviansk erano diventate il principale centro logistico e operativo dell’esercito ucraino nel Donbass, un luogo dove i soldati potevano riposare, rifornirsi e ricevere assistenza. L’avanzata graduale delle forze russe, però, ha ridotto la distanza dal fronte, consentendo alle nuove armi di raggiungere la città con sempre maggiore frequenza.
I militari ucraini intervistati raccontano che le bombe plananti sono ormai percepite come una minaccia persino maggiore dei droni. Si tratta di ordigni derivati da vecchie bombe sovietiche, equipaggiati con ali e sistemi di guida satellitare che permettono di colpire bersagli a decine di chilometri di distanza trasportando grandi quantità di esplosivo. Secondo i soldati, la loro funzione non è soltanto distruggere infrastrutture militari, ma anche rendere impossibile la vita civile e costringere la popolazione ad abbandonare la città.
L’analista militare Michael Kofman osserva che l’attenzione internazionale si è spostata su altri fronti, mentre la battaglia per il Donbass continua senza sosta. A suo giudizio, la Russia probabilmente non dispone ancora delle forze necessarie per conquistare direttamente Kramatorsk, ma sta cercando di svuotarla e devastarla attraverso una campagna di bombardamenti sistematici, replicando quanto già avvenuto in altre città ucraine.
Anche senza ottenere una rapida conquista territoriale, Mosca sta perseguendo una strategia di logoramento: rendere progressivamente inabitabili i principali centri urbani del Donbass, costringendo civili e attività a ritirarsi sempre più verso ovest, mentre l’esercito ucraino è costretto a operare in condizioni sempre più difficili.

