Il presidente americano ha esaminato con i vertici militari i piani per un’offensiva su larga scala, ma punta a salvare i negoziati sul nucleare. L’opzione militare resta sul tavolo mentre Washington e Teheran cercano di evitare una nuova escalation.
Fonte: The Wall Street Journal
Il presidente Donald Trump è stato informato dai suoi consiglieri militari su diverse opzioni per rilanciare un’offensiva su larga scala contro l’Iran, ma per il momento ha deciso di proseguire sulla strada dei negoziati per cercare un accordo sul programma nucleare di Teheran. Pur mantenendo sul tavolo l’opzione militare, la Casa Bianca ritiene che un nuovo conflitto rischierebbe di compromettere gli sforzi diplomatici avviati dopo i recenti scontri.
Secondo il Wall Street Journal, Trump ha discusso ripetutamente con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e con il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Dan Caine, i possibili scenari di una nuova campagna militare. L’amministrazione continua, tuttavia, a ritenere che la pressione economica e la minaccia credibile dell’uso della forza possano indurre l’Iran ad accettare concessioni senza ricorrere a una guerra totale.
I colloqui indiretti tra Washington e Teheran proseguono a Doha, guidati dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner. I principali nodi riguardano il programma nucleare iraniano, il controllo del traffico nello Stretto di Hormuz e le condizioni per un’eventuale revoca delle sanzioni. Trump si è detto disposto anche a prorogare la scadenza del 18 agosto fissata per raggiungere un’intesa, pur avvertendo che gli Stati Uniti sono pronti a reagire militarmente in caso di gravi violazioni degli accordi provvisori.
Nel frattempo, Washington e Teheran stanno cercando di ridurre il rischio di incidenti militari attraverso l’istituzione di una linea diretta di comunicazione tra il Comando Centrale statunitense (CENTCOM) e i Guardiani della Rivoluzione iraniani. L’obiettivo è evitare un’escalation accidentale mentre proseguono i negoziati, in un contesto ancora caratterizzato da forte sfiducia reciproca e da una tregua estremamente fragile.

