SERBIA. VUČIĆ SI DIMETTE DA PRESIDENTE E SI CANDIDA COME PREMIER PER LE ELEZIONI ANTICIPATE

DiRedazione

28 Settembre 2026
Vučić sta cercando di trasformare la pressione delle piazze in un’occasione per ricollocarsi nella carica esecutiva più operativa, mantenendo il controllo del paese. Le elezioni di ottobre diranno se il piano funziona.

Aleksandar Vučić si è formalmente dimesso dalla carica di presidente, a circa otto mesi dalla fine del suo secondo e ultimo mandato, previsto per maggio 2027. La Costituzione gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato presidenziale.

“Ho servito fedelmente, onestamente e con decoro”, ha dichiarato Vučić, aggiungendo che intende partecipare alle elezioni parlamentari del 25 ottobre “come un cittadino qualunque”. Guida la lista del partito al governo, il Partito Progressista Serbo, come suo candidato alla carica di primo ministro.

La Presidente dell’Assemblea, Ana Brnabić, stretta alleata di Vučić, assume temporaneamente la carica di presidente. Il primo turno delle elezioni presidenziali deve essere tenuto entro la fine di dicembre.

Una delle sue ultime azioni come capo dello Stato: una telefonata con Putin sabato, dopo la quale Vučić ha dichiarato che l’accordo serbo per il gas sarà esteso a 318 euro per 1.000 metri cubi, contro gli 868 euro sul mercato europeo. Anche la scadenza delle sanzioni statunitensi nei confronti della compagnia petrolifera russa NIS è fissata al 30 settembre.

Vučić è già stato primo ministro (2014-2017) prima di diventare presidente. Le dimissioni arrivano dopo quasi due anni di manifestazioni studentesche nate dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad (1° novembre 2024, 16 morti), diventato simbolo di corruzione e malagestione. I protestanti chiedevano elezioni anticipate. Vučić le ha concesse, ma sul suo calendario, prima che il movimento studentesco si strutturasse meglio politicamente.

Poco prima di dimettersi ha concesso la grazia a 49 persone (23 legate alle proteste). Alla CNN ha detto che accetterà un’eventuale vittoria dell’opposizione.

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