I SAUDITI GUARDANO ALL’OMAN COME NUOVO HUB PER L’EXPORT DI PETROLIO

DiRedazione

4 Ottobre 2026
I SAUDITI GUARDANO ALL’OMAN COME NUOVO HUB PER L’EXPORT DI PETROLIO

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e gli attacchi di Ansar Allah agli asset sauditi lungo il Mar Rosso hanno portato l’economia del regno sull’orlo della crisi, con oltre il 40% del PIL, circa l’80% dei guadagni derivanti dalle esportazioni e fino al 90% delle entrate del bilancio che provengono da una risorsa che Riad sta ora avendo difficoltà a portare sul mercato mondiale.

Entra in gioco il progetto Duqm: un’imponente conduttura di 1.000 km, con un costo di 7 miliardi di dollari, progettata per collegare i giacimenti petroliferi dell’Arabia Saudita orientale al porto sicuro omonimo, situato lungo la costa omanita sul Mar Arabico, un porto libero da blocchi.

L’esistenza del progetto, attualmente nella fase di studio di fattibilità, è stata ufficialmente rivelata questa settimana dall’amministratore delegato di TotalEnergies, Patrick Pouyanne, sebbene il prestigioso think tank israeliano Institute for National Security Studies avesse già discusso l’idea in un rapporto datato 17 settembre, sottolineando il potenziale del progetto per esportare fino a 7 milioni di barili di petrolio saudita al giorno dal Golfo.

Al momento, non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte dell’Oman, ma l’idea di costruire una conduttura dall’Arabia Saudita attraverso il sultanato è stata proposta per la prima volta nei primi anni ’70, e formalmente avanzata dal ministro dell’economia omanita nel 2021.

Il progetto non è mai stato realizzato a causa della preziosa conduttura Est-Ovest di Riad, dei potenziali problemi ingegneristici di un percorso che attraversa il vasto e potenzialmente pericoloso deserto del Quarto Vuoto, e della lunga tradizione di neutralità dell’Oman e della sua volontà di cooperare sia con l’Iran che con le potenze del Golfo Arabo.

Una grande conduttura con i sauditi sarebbe un importante vantaggio finanziario per Muscat, ma dovrebbe prima superare enormi ostacoli geopolitici ed economici, tra cui i costi iniziali di capitale, la spinta aggressiva dell’Oman per diventare il principale esportatore mondiale di combustibili a idrogeno pulito e i suoi accordi con l’Iran riguardanti Hormuz.

Senza contare le critiche vulnerabilità delle condutture regionali agli attacchi potenziali di droni e missili.

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