IL GENOCIDIO È UN CRIMINE, NON UN CRIMINE DI GUERRA: ISRAELE STA ESEGUENDO UN GENOCIDIO, NON UNA GUERRA

DiOld Hunter

22 Settembre 2024
Il genocidio è un crimine, “il crimine di tutti i crimini”. È un crimine a sé stante; non ci sono attenuanti o eccezioni per il genocidio.


Ilama Mercer per The Unz Review  – Traduzione a cura di Old Hunter

Se viene dipinto come un crimine di guerra, il genocidio – ovvero l’assassinio metodico e malvagio di molti – può essere liquidato come un incidente della battaglia, un semplice “danno collaterale, cose brutte che accadono in guerra”. Sentiamo in continuazione queste parole dai sostenitori di Israele, che si entusiasmano per i crimini dello Stato ebraico. La concettualizzazione del genocidio come crimine di guerra fornisce una copertura e dà l’imprimatur ai criminali e alla criminalità. Si attenua e si minimizza il genocidio quando lo si definisce un crimine di guerra.

Ma è proprio questo lo scopo di Israele e dei suoi co-belligeranti: quello di inquadrare il continuo sterminio della società palestinese a Gaza come un sottoprodotto della guerra – quella stessa che è iniziata in Cisgiordania e a Gerusalemme Est – ed è quello di dare l’impressione che l’omicidio di massa su scala industriale sia spesso un inevitabile accessorio della guerra. Nella macelleria della guerra accadono cose brutte.
Ma il genocidio – legalmente e moralmente – è un crimine a sé stante; non è un crimine legato a una serie di circostanze attenuanti o spiegabili. Israele, allegramente impegnato in omicidi di massa metodici e indiscriminati, è perciò un’entità criminale. Forse non un criminale comune, ma, comunque, un Paese criminale, una minaccia per la comunità delle nazioni. Non ci vuole un Carl von Clausewitz, il famoso generale prussiano e teorico della guerra, per capirlo.
Per quanto inquietante possa essere, una fonte migliore di metafore per Israele rispetto a von Clausewitz è Truman Capote. È il creatore del genere true-crime, in cui un evento reale viene trattato con tecniche di finzione e trasformato in un’opera d’arte letteraria. Questo avviene certamente In Cold Blood [A sangue freddo] di Capote.

Israele, per riprendere e parafrasare Capote, è una “rarità, un assassino naturale, assolutamente sano di mente, ma privo di coscienza, capace di sferrare, con o senza motivo, dei colpi mortali a sangue freddo“.

Nel crimine che ha anatomizzato, Capote ha incontrato il “concetto di singolo assassino” e il “concetto di doppio assassino”. Israele rientra nel concetto della nazione-assassina, dato che la nazione, con le sue schiaccianti maggioranze, approva le uccisioni di Gaza.

In ogni caso, poiché si tratta di un crimine indifendibile per il quale non esistono circostanze attenuanti o giustificazioni usuali, il genocidio non può essere definito un crimine di guerra.
Il tentativo palesemente intenzionale di distruggere una società e il suo popolo è un crimine per il quale è stata storicamente comminata la pena di morte – l’esecuzione delle persone coinvolte. Gli agenti a discolpa dei crimini di Israele contro l’umanità sono, ahimè, incapaci di ragionare a partire dai fatti, dall’etica e dalla logica. Come automi programmati, recitano quindi una storia controfattuale, un meme ideologico.

HASBARA E UN PEZZO DI CARNE DI BAMBINO

Le odiose scuse di Israele sono note come Hasbara. In ebraico, hasbara è il verbo spiegare (lehasbir). Che significa spiegare/giustificare. I costrutti della giustificazione, gli Hasbara assortiti, servono a rivestire di rispettabilità ideologica i crimini corporei di Israele contro l’umanità, a conferire loro un’immaginaria purezza d’intenti. Pensate alla Hasbara come a un sistema che fornisce agli idioti dei falsi costrutti con cui violentare la realtà.
I fatti di omicidio di massa sono stati finora sottostimati in elenco di 649 pagine di ogni palestinese registrato ucciso dagli attacchi israeliani. Duecentoventisei di queste pagine elencano i nomi di bambini di 18 anni o più giovani, comprese 14 pagine di neonati e bambini di età inferiore a un anno. Ogni nome corrisponde a un corpo, identificato e sepolto. Le ultime 11 pagine elencano anziani palestinesi, di età compresa tra i 77 e i 101 anni, tutti più vecchi del Paese che li ha uccisi. (Via The Electronic Intifada)

Questa carneficina viene liquidata come un sottoprodotto della guerra, eseguita all’interno della matrice della “autodifesa” israeliana, come la definisce l’Hasbara.

Hasbara a quale scopo? Per fare propaganda sul pubblico internazionale affinché simpatizzi con Israele e demonizzi gli arabi. (+972 Magazine)

Hasbara per vestire piccoli neonati smembrati per gentile concessione delle bombe americane di Israele, come qualcosa di diverso da un piccolo torso e un inguine in miniatura, da cui sporge una pezzetto di carne di bambino, dove una volta scalciava una gambetta paffuta.

Guardate! Anche il piccolo lo sta facendo.

Hasbara per inquadrare lo spettro della carne maciullata di bambino che mostra le ossa bianche e lucenti – piccoli corpi e menti distrutte per tutta la vita, se dovessero sopravvivere – come azione di terze parti. “Non sono stato io”, scherza Bart Simpson nella parodia americana dei Simpson. “Hamas mi ha costretto a farlo”. La Hasbara della CNN, che attribuisce una sfrontatezza quasi attraente ai criminali dell’IDF, sostiene che l’occupazione ha costretto i soldati israeliani a commettere i loro crimini.

Hasbara per lasciare i rifugiati senza alcuna protezione e senza più niente di proprio tranne una tetto di nylon sopra le loro teste. I senzatetto di Gaza devono attendere per parare qualsiasi prossimo attacco che Israele sferra in… “autodifesa”.

Nel vivo della battaglia, l’Hasbara rende più semplice la vita a un un estremista ebreo e alla sua banda di soldati, che si scatenano mentre fanno esplodere un’altra moschea oltre le centinaia che hanno già distrutto.

L’Hasbara spiega un altro demone dell’IDF che fa smorfie maniacali mentre recita la Shmah, la nostra preghiera “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno”. Per poi radere al suolo una moschea. “Che abbiate un Sabath esplosivo”, ruggiscono questi particolari soldati dell’IDF, prima di esplodere in una canzone popolare, “La nazione di Israele vive”, e condividere il fatto di aver appena fatto saltare in aria una casa di preghiera a Khirbet Khizaa, Khan Younis, nella Striscia di Gaza centrale. Poi voglio vedere i loro voltidecine di loro, apparire sui nostri schermi dall’Aia. Ma gli strumenti dell’Hasbara come Matthew Miller, trincerati nel Dipartimento di Stato, lo permetteranno? Retorica.

La Hasbara di Israele facilita “la presunzione della invincibilità di Israele”, secondo le parole di Mouin Rabbani. Ha rovinato la morale dell’Occidente, ma non contaminerà mai la legge naturale e non è ancora riuscita a cambiare radicalmente la legge comune.

I sistemi etici della civiltà continuano a stabilire che nessuno ha il diritto di uccidere un singolo innocente essere umano, direttamente o indirettamente, e tanto meno centinaia di migliaia di loro, perché quando i serial killer israeliani verranno convinti a fermare la carneficina, potrebbero esserci, secondo la mia informata opinione, tra 250.000 e 500.000, forse più, morti palestinesi per mano di Israele. Con molta probabilità, se il Lancet, la rivista medica di riferimento, e la comunità per i diritti umani non mentono. Lo studioso Norman Finkelstein, autore di Gaza, An Inquest Into Martyrdom [Gaza, un’inchiesta sul martirio] (2018), un’esegesi di fatti e diritto, ha suggerito con decisione che anche questi diritti sono stati compromessi.

MINIARCHICO, ANARCHICO O STATISTA: IL GENOCIDIO È PROIBITO!

Il diritto internazionale non è non è in contrasto con il diritto naturale o il diritto libertario in materia di omicidio di massa su scala industriale. Per ragioni ovvie, non dovrebbe esserci alcuna differenza tra il modo in cui i liberali classici o gli anarchici intendono l’assioma di non aggressione in questo contesto. Minarchico o anarchico, il genocidio è proibito nel libertarismo.

Craig Mokhiber, uno degli specialisti più autorevoli di questo Paese in materia di “Diritto, politica e metodologia dei diritti umani internazionali”, spiega:


Il diritto internazionale non consente che la legittima difesa giustifichi i crimini contro l’umanità e il genocidio. Né supera magicamente gli imperativi del diritto umanitario internazionale di precauzione, distinzione e proporzionalità, o lo status di protezione di ospedali e altre installazioni civili vitali.

Inoltre, la presenza di persone associate a gruppi di resistenza armata (anche se provata) non trasforma automaticamente un luogo civile o una struttura protetta in un obiettivo militare legittimo. Se così fosse, la presenza comune di soldati israeliani negli ospedali israeliani li renderebbe ugualmente obiettivi legittimi. Attaccare gli ospedali non è un atto di autodifesa. È un atto di omicidio e, in casi sistematici e su larga scala, un crimine di sterminio.

La rivendicazione della legittima difesa non giustifica le punizioni collettive, l’assedio delle popolazioni civili, le esecuzioni extragiudiziali, la tortura, il blocco degli aiuti umanitari, l’uccisione dei bambini, l’assassinio degli operatori umanitari, del personale medico, dei giornalisti e dei funzionari delle Nazioni Unite – tutti crimini perpetrati da Israele durante l’attuale fase del suo genocidio in Palestina. E tutti sfacciatamente seguiti da rivendicazioni di autodifesa da parte dei difensori di Israele in Occidente“. (Via Mondoweiss)

Avendo capito, su questa pagina di pixel, che il genocidio deve essere affrontato come un crimine, non come un crimine di guerra, scopro umilmente di essere una seguace di “Raphael Lemkin“. Lemkin fu… il primo… a proporre la teoria che il genocidio non è un crimine di guerra e che “l’immoralità di un crimine come il genocidio non deve essere confusa con l’amoralità della guerra“. Il genocidio è “il più grave e il più grande dei crimini” e per questo è stato definito “un crimine contro l’umanità“, scriveva Lemkin, avvocato polacco ed ebreo specializzato in diritti umani.

Il termine non significa necessariamente uccisioni di massa, anche se può significare questo”, spiegò Lemkin in un articolo del 1945. Più spesso si riferisce a un piano coordinato volto a “distruggere le basi essenziali – istituzioni culturali, strutture fisiche, economia – della vita dei gruppi nazionali“. (Via Mother Jones).

Come ogni buon libertario, Lemkin era un pensatore dei diritti naturali, il cui ragionamento sul genocidio – l’omicidio intenzionale di molti – derivava dai ragionamenti sul crimine di omicidio. L’omicidio di massa, in sostanza, si verifica quando “il diritto naturale dell’individuo a esistere” è stato violato molte volte.

Per quanto riguarda il colpevole: Se l’individuo non può uccidere gratuitamente e in serie, nemmeno la collettività, lo Stato, può sterminare una classe di persone. Non dovrebbe fare differenza se il criminale è un criminale solitario o la “forza comune”, per usare la nomenclatura dei diritti naturali di Frédéric Bastiat. Nel The Law, Bastiat scrive questo:

Poiché… la forza di un individuo non può essere legittimamente… usata contro la persona, la libertà o la proprietà di un altro individuo, con lo stesso argomento, la forza comune non può essere legittimamente usata per distruggere la persona, la libertà o la proprietà di individui o classi“.

QUANDO IL DENARO INDUCE ALL’OMICIDIO

Se le parole contano, i soldi contano eccome.
La Lobby di Israele, l’AIPAC (The American Israel Public Affairs Committee), è una quinta colonna onnipotente che avrebbe dovuto essere da tempo oggetto di indagini sulla corruzione e smantellata (idem per l’ADL). Come minimo, l’AIPAC, palesemente operativa in Israele, avrebbe dovuto essere costretta a registrarsi [negli USA] come agente straniero e ad essere controllata.

La prima azione di questo tipo è stata tentata da William Fulbright decenni fa. Nel 1963, secondo quanto riporta Wikipedia, Fulbright – accademico, statista e politico – aveva coinvolto l’AIPAC nel riciclaggio di cinque milioni di dollari deducibili dalle tasse “da americani filantropi”, che inviavano apparentemente il denaro a Israele “per poi riciclarlo negli Stati Uniti e distribuirlo a organizzazioni che cercavano di influenzare l’opinione pubblica a favore di Israele“.

Il 15 aprile 1973, Fulbright disse a Face the Nation, un programma televisivo di attualità, che “Israele controlla il Senato degli Stati Uniti. … [e noi] dovremmo preoccuparci di più degli interessi degli Stati Uniti piuttosto che eseguire gli ordini di Israele… Il Senato è asservito a Israele, a mio parere fin troppo“. Questa fu la fine della campagna [politica] di Fulbright.
La realtà di Fulbright, sottolineata nel 1973, ha raggiunto il suo nadir nel 2024. Il 23 luglio, i legislatori americani, i cani da guardia di Israele, saltellano in piedi una cinquantina di volte, tra applausi assordanti, per esprimere la loro adorazione per l’assassino di massa Bibi NetanYahoo, definito colpevole dalla Corte penale internazionale.

Da Fulbright, di cui l’AIPAC contribuì a silurare il tentativo di rielezione nel 1973, a Cori Bush e Jamaal Bowman, due americani carismatici con un sostegno popolare che si sono rifiutati di fare gli interessi di Israele, nel 2024: L’AIPAC (seguitela) continua a comprare influenza e a sovvertire gli americani ogni volta che cercano di esercitare la loro volontà popolare contro la classe dei donatori a favore di Israele.

I rappresentanti progressisti Jamaal Bowman (D-NY) e Cori Bush del Missouri hanno osato esprimere il loro disgusto per il genocidio dei palestinesi di Gaza da parte di Israele. Questa è stata la fine delle candidature di Bush/Bowman.

Mentre stiamo decostruendo il lessico dei crimini di Israele, per favore smettete di chiamare la sua “Operazione Spade di Ferro” a Gaza una guerra. Non lo è.

IL GENOCIDIO NON È GUERRA

Gli attacchi di Israele a Gaza (dal mio attento monitoraggio quotidiano, gli israeliani si sono comodamente assestati su un massacro tra le 30 e le 100 persone al giorno) non sono una guerra per nessuna definizione.

A Gaza non ci sono eserciti schierati l’uno contro l’altro. Non si tratta di una guerra tra forze guerriere uguali e contrapposte. Non c’è parità sul campo di battaglia, ma solo, per lo più, la guerra lampo di un bullo condotta contro una popolazione civile in trappola. In termini di mezzi materiali, non per qualità o moralità dei suoi uomini, l’esercito più potente del Medio Oriente è anche tra le prime prime 20 forze militari del Mondo.

La campagna di sterminio dell’IDF contro una popolazione di civili messi all’angolo è stata effettivamente interrotta da sacche di guerriglia asimmetrica da parte di combattenti della resistenza non di stato. Le loro imprese sono disponibili sulla piattaforma X dell’analista militare Jon Elmer.

Secondo quanto ho potuto osservare da vicino nel corso di 11 mesi, le brigate di combattimento di Hamas con sede a Gaza non sono robusti guerrieri; sono giovani ghazzawi magri, alcuni in sandali, che si aggirano tra le loro case in rovina che si attivano per difendere ciò che resta delle loro comunità. Questi combattenti sono indubbiamente parte del popolo palestinese e combattono per il popolo, come la vedono i palestinesi. E il modo in cui i palestinesi vedono le cose è molto importante. L’arte di andare d’accordo, con le differenze e tutto il resto, è imperativa nella risoluzione dei conflitti. La Realpolitik non pretende il dominio, ma che si tenga conto delle diverse prospettive. Israele e l’America non dovrebbero imporre la loro realtà agli avversari.

In ogni caso, cerchiamo di evitare un dialogo tra sordi e ricordiamoci che le parole sono importanti. Esse mediano l’azione. Usatele con precisione: Il genocidio è un tipo di crimine che sta in piedi da solo; non ci sono attenuanti o giustificazioni per il genocidio. Per estensione, Israele sta compiendo un genocidio, non una guerra, e… gli americani vogliono che sia fermata. Nonostante la loro iniziale impazienza, la maggior parte dei nostri connazionali (attualmente il 61%) vuole che il genocidio di Israele venga fermato. Gli americani, inoltre, vogliono smettere di armare Israele, come ha dimostrato un sondaggio di giugno della CBS (tramite The Intercept). Questo include il 77% dei democratici e quasi il 40% dei repubblicani.

In ossequio alla politica dominata dalla classe dei donatori a Israele, i cattivi regnanti dei Partiti degli Stupidi e dei Malvagi si rifiutano tuttavia di porre fine al genocidio a Gaza. Eppure deve essere fermato. In modo attivo e urgente, dato che, nel tentativo di seppellire il crimine di tutti i crimini, Israele ha spostato l’attenzione sul suo fronte settentrionale, in Libano.


Come fermare il genocidio, nella prossima puntata.

Ilana Mercer è una scrittrice, una saggista e teorica paleolibertaria. Il suo nuovo libro è “The Paleolibertarian Guide To Deep Tech, Deep Pharma & The Aberrant Economy” (febbraio 2024). La Mercer è descritta come “una system-builder. In sintesi, il suo modus operandi è stato quello di applicare metodicamente i primi principi agli eventi del giorno”. È ebrea ed è cresciuta in Israele, da dove è fuggita all’età di 19 anni, per non tornare mai più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *