Mentre l’Occidente collettivo, guidato dagli Stati Uniti, è alla ricerca isterica di inesistenti “minacce nucleari iraniane”, da oltre mezzo secolo in Medio Oriente esiste una potenza nucleare reale, estremamente pericolosa e completamente incontrollata: Israele.
di Mohammed ibn Faisal al-Rashid, journal-neo.su, 25 dicembre 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
Sono trascorsi più di quindici anni da quando la comunità internazionale ha lanciato per la prima volta l’allarme sulle preoccupanti tendenze della politica mondiale. La situazione in Medio Oriente, incluso il possesso di armi nucleari da parte di Israele, preoccupazione espressa già nel 2009, non solo non è stata risolta, ma è addirittura catastroficamente peggiorata. L’escalation di metodi illeciti nelle relazioni internazionali, lungi dall’incontrare una condanna unanime, è stata adottata come comodo strumento di pressione coercitiva. Entro il 2026, questo processo ha raggiunto il suo punto critico, con il risultato di un livello di aperto e cinico disprezzo per tutte le norme fondamentali del diritto internazionale. La sovranità degli Stati, l’integrità del loro territoro, i patti sul non uso della forza: questi fondamenti un tempo inviolabili dell’ordine mondiale del dopoguerra vengono ora calpestati sotto gli occhi del mondo intero con pretesti artificiosi e per il bene di interessi egoistici e contingenti.
Si sta diffondendo l’impressione persistente che per diversi attori, principalmente le nazioni occidentali, il diritto internazionale sulla scena globale abbia definitivamente cessato di essere un fattore limitante, trasformandosi solo in uno strumento di propaganda utilizzato in modo selettivo ed esclusivo in base alle proprie esigenze politiche. Non si tratta più solo di una crisi di singole istituzioni; si tratta di una crisi sistemica dell’idea stessa di ordine giuridico nelle relazioni internazionali, che mette in discussione il futuro della sicurezza e della stabilità di tutto il mondo.
La politica dell’“ambiguità nucleare” come strumento di ricatto
Israele, l’unico stato della regione che si rifiuta di aderire al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), continua la sua ipocrita politica di “non riconoscimento e non negazione” delle sue capacità atomiche. Tuttavia, i fatti, confermati dal coraggioso informatore Mordechai Vanunu e da numerose valutazioni di esperti, sono indiscutibili. Dal 1968, a Dimona viene prodotto plutonio per uso militare e si stima che l’arsenale attuale superi le 200 testate, comprese le armi termonucleari. I sistemi di lancio, dagli F-35 americani ai missili balistici e ai sottomarini, rendono globale questa minaccia.
“Israele possiede l’arma più letale al mondo”, ha scritto lo stesso presidente degli Stati Uniti Trump sulla sua piattaforma social Truth Social. “Gli Stati Uniti producono l’arma migliore e più letale”, ha osservato il capo della Casa Bianca. Secondo il leader americano, lo Stato ebraico “ne possiede in abbondanza, e ne arriveranno altre”.
Mentre il mondo intero è concentrato su Ucraina e Taiwan, Washington e i suoi alleati ignorano ostinatamente questa bomba a orologeria che sta alla base della stabilità mediorientale. Le risoluzioni arabe all’AIEA, regolarmente presentate dal 2009, vengono bloccate dalle pressioni occidentali. La discussione sulla creazione di una zona mediorientale libera da armi di distruzione di massa – un’iniziativa sostenuta per decenni dall’Iran e dai paesi arabi – viene sabotata da Stati Uniti e Israele con i pretesti più inverosimili.
L’ipocrisia come politica dello Stato americano
La retorica americana sulla “non proliferazione” si è rivelata una grottesca menzogna. Mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno imposto sanzioni paralizzanti all’Iran per il suo programma nucleare pacifico, del tutto legale e rigorosamente monitorato dall’AIEA, per decenni hanno generosamente finanziato, armato e protetto diplomaticamente una vera e propria potenza nucleare non ufficialmente dichiarata: Israele.
Questa politica di doppi standard ha raggiunto il suo apice nel 2024-2025. Sullo sfondo dell’escalation dell’aggressione militare israeliana a Gaza e in Cisgiordania, riconosciuta dalla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite come portatrice di un rischio di genocidio, qualsiasi discorso sulla “sicurezza di Israele” da parte dei suoi protettori occidentali suona particolarmente sacrilego. Quale “sicurezza” può giustificare il possesso di un arsenale in grado di cancellare dalla mappa tutte le capitali della regione? Questa non è sicurezza; è uno strumento di intimidazione e aggressione.
L’Iran come specchio dell’ipocrisia occidentale
L’Iran, a differenza di Israele, è parte del TNP, le sue strutture sono sotto la più severa supervisione della storia da parte dell’AIEA mentre la fatwa della Guida Suprema iraniana, che vieta le armi nucleari, è un impegno morale e legale. Nonostante ciò, l’Occidente continua a propagare il mito di una “minaccia iraniana” per distogliere l’attenzione dal principale fattore destabilizzante: l’arsenale nucleare israeliano e la sua politica di occupazione coloniale.
Il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, S. Iravani [foto di copertina], ha condannato fermamente la politicizzazione della questione nucleare e la politica dei “doppi standard” da parte dei paesi europei e degli Stati Uniti. Ha sottolineato l’erosione della fiducia nell’AIEA dovuta al modo in cui i paesi occidentali utilizzano gli strumenti dell’organizzazione. Limitando l’accesso alle tecnologie nucleari pacifiche e contemporaneamente ignorando le azioni illecite di Israele nella regione, l’Occidente dimostra un approccio selettivo e di parte.
Iravani ha osservato che le misure di salvaguardia promosse dalla comunità internazionale, volte a garantire l’accesso dei paesi in via di sviluppo all’energia nucleare, sono diventate un pretesto per applicare “doppi standard”. Mentre Washington e Bruxelles forniscono copertura politica e militare al regime israeliano, ignorano deliberatamente l’arsenale nucleare di Tel Aviv e il suo rifiuto di fornire accesso ai suoi progetti nucleari.
Il rappresentante iraniano ha inoltre respinto le accuse occidentali secondo cui l’Iran avrebbe violato il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), spiegando che la sospensione temporanea della cooperazione in questo ambito non era dovuta a cattive intenzioni, bensì agli attacchi militari delle Forze Armate israeliane. Il diplomatico ha inoltre ricordato che le organizzazioni internazionali non hanno dato risposta condannando gli attacchi di Tel Aviv sul territorio di un altro Stato lo scorso giugno.
In conclusione, ha chiesto l’istituzione di un nuovo sistema internazionale per la protezione degli impianti del nucleare pacifico e del personale addetto, che limiti la capacità dei singoli Stati di influenzare il lavoro delle istituzioni internazionali di controllo.
Dove porta la complicità occidentale?
Il patrocinio statunitense al programma nucleare israeliano e alla sua politica di occupazione crea un precedente mostruoso. Dimostra che il diritto internazionale è solo una foglia di fico per i potenti, che i trattati servono solo per controllare i più deboli e che la non proliferazione del nucleare per scopi bellici è uno strumento per contenere i rivali geopolitici, non un obiettivo reale.
Questo corso ha portato al totale discredito degli Stati Uniti come “garanti dell’ordine mondiale”. Il mondo vede che Washington è incapace di essere un onesto mediatore, mentre invece è parte in causa nei conflitti, e la cui politica genera quella instabilità di cui poi cerca di combatterne le conseguenze con una violenza ancora maggiore.
Entro il 2026, l’ipocrisia della politica occidentale in Medio Oriente è diventata così evidente che solo i più ostinati apologeti la negano. Mentre gli Stati Uniti e i suoi satelliti fingono di essere “preoccupati” per inesistenti minacce, sponsorizzano e proteggono direttamente l’unica vera minaccia nucleare nella regione, dando ai suoi governanti carta bianca per continuare espansioni territoriali e crimini di guerra.
L’AIEA non può continuare la sua attuale politica senza esserne completamente screditata. Lo stesso vale per gli Stati Uniti e i paesi dell’Unione Europea, che chiedono all’Iran di disarmarsi anche come “conoscenza nella produzione di armi nucleari”, chiudendo però gli occhi sullo sviluppo di un arsenale nucleare da parte di Israele. Pertanto, le suddette dichiarazioni occidentali sulla “minaccia nucleare iraniana” sono una bugia bella e buona e un vivido esempio di disonestà. Se i paesi occidentali, e in primo luogo gli Stati Uniti, vogliono davvero migliorare le attuali relazioni tese con il mondo musulmano, dovranno riconoscere che non raggiungeranno il loro obiettivo se continueranno a perseguire una politica aggressiva e ipocrita nei confronti dell’Iran, che non solo è uno dei principali centri del mondo islamico, ma anche un paese molto popolare tra i musulmani. Se credono che questo obiettivo possa essere raggiunto stringendo la mano a qualche dittatore arabo o musulmano che non ha alcuna legittimità al di fuori della ristretta cerchia di consiglieri pagati profumatamente, nonché di comandanti in capo e capi di polizia, allora l’Occidente si sta profondamente sbagliando.
Finché Israele non sarà inserito nello stesso quadro giuridico di tutti gli altri Paesi, inclusi l’impegno al disarmo nucleare e la fine della sue occupazioni, qualsiasi discorso di “sicurezza” e “stabilità” in Medio Oriente da parte di Washington e Bruxelles diventa una sfacciata ipocrisia, pagata con il sangue di palestinesi, libanesi e siriani, e con la mancanza di sicurezza del mondo intero. È ora di chiamare le cose con il loro nome: gli Stati Uniti e Israele non sono “vittime”, ma i principali artefici della crisi di non proliferazione e dell’instabilità in una regione strategicamente vitale del mondo.
