di Leon Vermeulen, leonvermeulen.substack.com, 6 dicembre 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
Sapevamo che il passaggio di consegne tra Biden e Trump avrebbe comunque comportato un nuovo diverso disegno nelle relazioni transatlantiche. Ma pochi si aspettavano che la rottura fosse così netta, così deliberata e così strategicamente dirompente. Eppure è proprio quello che è successo quando l’amministrazione Trump ha pubblicato la sua Strategia della sicurezza nazionale 2025, un documento in cui si sostiene che l’Europa sia sull’orlo del “collasso della civiltà” a causa delle migrazioni, dei cambiamenti demografici e dell’influenza delle sue stesse istituzioni europee.
Non si tratta di una critica di routine alla politica estera. È un intervento esplosivo che si allinea direttamente con i punti chiave dei governi sovranisti e populisti europei. E arriva nel momento peggiore possibile per un’Unione Europea già alle prese con fratture interne, una guerra in stallo in Ucraina e una rinnovata spinta da parte della Commissione verso una maggiore federalizzazione. Gli Stati Uniti hanno ora apertamente preso posizione nella guerra politica interna europea, e le conseguenze saranno profonde.
Un’Europa divisa incontra una narrativa ostile degli Stati Uniti
L’affermazione secondo cui l’Europa stia attraversando un “disfacimento” culturale non è una novità nell’ecosistema di destra di Washington. La novità è che è stata elevata a dottrina strategica ufficiale degli Stati Uniti.
Questo ci porta direttamente sulla linea di frattura politica più instabile d’Europa: la battaglia tra chi vuole una maggiore integrazione e chi vuole riconquistare l’autonomia nelle capitali nazionali.
La Commissione europea sta perseguendo un programma audace: screening comune delle migrazioni, cooperazione in materia di difesa, politica industriale e condizionalità dello stato di diritto. In risposta, Viktor Orbán, Robert Fico della Slovacchia e ora potenzialmente anche il nuovo governo ceco stanno costruendo un muro di protezione sovranista per resistere a qualsiasi cosa assomigli a una federalizzazione.
Il NSS di Trump offre a questi governi il regalo più grande che si possa immaginare: la convalida ideologica della nazione più potente del mondo. Orbán ha trascorso un decennio sostenendo che Bruxelles è cieca di fronte alla “vera” crisi d’identità dell’Europa. Washington ha ora approvato la sua visione del mondo quasi alla lettera.
Perché l’UE non può rispondere come un’unica entità
La forza dell’UE è sempre derivata dall’unità. Il NSS mina proprio questa unità. Una condanna coordinata dell’UE è improbabile per tre motivi:
- Innanzitutto, i governi sovranisti non lo firmeranno. Orbán elogerà il documento. Fico lo citerà nelle battaglie interne. Praga potrebbe seguire l’esempio. Con l’unanimità richiesta per le principali dichiarazioni di politica estera, la voce ufficiale dell’UE è di fatto bloccata.
- In secondo luogo, un certo numero di “stati indecisi” non vorranno attaccare gli Stati Uniti. Italia, Grecia, Romania, Croazia, Bulgaria: tutti vedranno scarsi vantaggi politici nello scontro con Washington, soprattutto su una questione culturale che tocca una parte dei loro elettori.
- In terzo luogo, le divisioni dell’UE in materia di migrazione e identità sono trasversali alle linee dei partiti nazionali. Anche i governi filoeuropei devono gestire un elettorato sempre più preoccupato per l’immigrazione, l’integrazione e il cambiamento demografico. Il NSS strumentalizza questi dibattiti, rendendo il consenso più difficile, non più facile.
Risultato: il silenzio dell’UE non rifletterà un accordo, bensì una paralisi.
Un cambiamento strategico: Washington ha scelto i suoi alleati europei
Per decenni gli Stati Uniti sono rimasti neutrali nei dibattiti politici interni all’UE. Ora non più. Il NSS consacra di fatto un nuovo grupo di partner privilegiati all’interno dell’Europa: non Berlino, Parigi o Bruxelles, ma Budapest, Bratislava e alcuni esponenti della destra ceca e austriaca. Si tratta di un cambiamento profondo.
Questo significa che i sovranisti non sono più degli sfidanti interni all’ordine dell’UE, ma sono ora sostenuti da una potenza globale.
Significa anche che le annose controversie sullo stato di diritto della Commissione europea con Ungheria e Slovacchia saranno riformulate da quei governi come “persecuzione politica incoraggiata da Bruxelles ma osteggiata da Washington”.
Gli Stati Uniti potrebbero non avere l’intenzione di indebolire l’UE. Ma l’effetto pratico è esattamente questo.
La nuova realtà dell’Europa: un’Unione a due velocità è ormai inevitabile
Se il NSS accelera una tendenza, è proprio quella silenziosa ma costante verso un’Europa a due livelli.
- L’Europa centrale – Germania, Francia, Paesi nordici, Benelux, Penisola iberica – porterà avanti la federalizzazione, l’autonomia strategica, il coordinamento della difesa, la politica industriale e la riforma delle immigrazioni.
- Il blocco sovranista si posizionerà sempre più come un contro-modello, mantenendo l’adesione al trattato ma opponendosi a qualsiasi integrazione più profonda.
- Gli stati indecisi sceglieranno tra i due percorsi.
Non si tratta di federalizzazione per scelta. Si tratta di federalizzazione per sopravvivenza.
Il NSS di Trump conferma a Bruxelles che non si può più contare sugli Stati Uniti per sostenere l’ordine europeo del dopoguerra. Se l’Europa vuole rimanere un attore geopolitico, dovrà consolidarsi internamente, anche se questo vuol dire lasciare indietro alcuni membri.
L’Ucraina diventerà un’altra vittima
Il NSS giunge in un momento delicato della guerra.
Alcuni paesi dell’UE – Polonia, Paesi baltici, Paesi nordici – rimangono pienamente impegnati nella difesa e nella sicurezza a lungo termine dell’Ucraina. Altri vogliono una de-escalation e una soluzione rapida.
L’intervento degli Stati Uniti non unificherà queste posizioni. Le approfondirà.
Orbán e Fico citeranno il NSS come prova che Bruxelles ha gestito male la direzione strategica dell’Europa. La useranno per ostacolare i finanziamenti dell’UE all’Ucraina, opporsi alle sanzioni e presentarsi come i custodi responsabili dell’interesse nazionale.
Questo è un regalo al Cremlino. Un’Europa divisa è molto più facile da gestire di una unita.
Cina e Russia sono i beneficiari silenziosi
Le difficoltà dell’Europa raramente restano confinate al suo interno.
- La Russia ne trae vantaggio perché le sanzioni, il sostegno militare e l’unità politica dell’UE diventano più difficili da mantenere.
- La Cina ne trae vantaggio perché un’UE divisa non può elaborare una politica coerente in materia di riduzione del rischio, dipendenza tecnologica o concorrenza industriale.
Per Pechino, la frammentazione dell’Europa è un invito aperto all’influenza asimmetrica e agli investimenti strategici: esattamente la dinamica che l’UE ha cercato di contenere.
L’Occidente ora parla a due voci
La conseguenza geopolitica più profonda è l’erosione dell’idea transatlantica stessa.
Per la prima volta dal 1945:
- Gli Stati Uniti e l’Unione Europea perseguono visioni esplicitamente diverse per il futuro politico dell’Europa.
- Gli Stati Uniti si schierano con le forze antifederaliste all’interno dell’UE.
- La narrazione di un’“Europa in declino” è ormai radicata nella dottrina ufficiale degli Stati Uniti.
Ciò che Washington definisce un avvertimento culturale, Bruxelles lo vede come un attacco politico.
E ciò che l’UE considera un’integrazione responsabile, alcuni ambienti di Washington ora lo definiscono un decadimento ideologico. Questa divergenza non è tattica. È strutturale.
L’Europa deve ora decidere se lasciarsi andare alla deriva o agire
L’UE ha due possibilità. Può continuare a scivolare nella faziosità, consentendo alle guerre culturali interne di Washington di esercitare una pressione geopolitica esterna sull’Europa. Oppure può riconoscere che l’era della convergenza transatlantica automatica è terminata e iniziare a costruire un proprio centro di gravità strategico. Ciò richiede:
- una capacità di difesa europea credibile
- un modello migratorio realistico
- un sistema decisionale riformato
- la volontà di procedere con l’integrazione anche senza un consenso unanime
L’Europa ha trascorso decenni a discutere queste idee. Ora sono diventate necessità.
Washington ha fatto la sua mossa. Bruxelles deve rispondere, non con le parole, ma strutturalmente.
Le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente quelle della Redazione di Giubbe Rosse.
