I potenti stati occidentali hanno sfruttato gli algoritmi dei social media per mettere a tacere la verità e alimentare la propaganda filo-occidentale.
di Abbas Hashemite, journal-neo.su, 8 dicembre 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
La morsa invisibile dello shadow banning
Il termine “shadow banning” [esclusione nascosta] è noto a quasi tutti coloro che utilizzano i social media. La maggior parte delle persone è venuta a conoscenza di questo termine attraverso gli attivisti dei social media che si esprimono contro l’ingiustizia, soprattutto in Palestina, su piattaforme come Facebook*, Twitter (X)* e Instagram*. Tuttavia, solo un numero limitato di persone è consapevole di come questo influisca sulla nostra vita quotidiana e venga utilizzato dai leader occidentali e dalle élite al potere per plasmare ideologie e opinioni filo-occidentali. È stato ampiamente osservato che i post degli attivisti che denunciano la propaganda e le atrocità occidentali svaniscono improvvisamente, la loro portata diminuisce e gli hashtag contro la violenza occidentale scompaiono. Ecco cosa significa shadow banning. Nell’era moderna, le voci non sono solo attutite dalle armi, ma anche dagli algoritmi.
Gli algoritmi come moderni censori
Lo shadow banning è emerso come un concetto di censura dei contenuti degli utenti senza avvisarli. Un attivista dei social media può comunque pubblicare sul suo account, ma la sua voce è soffocata da un peso invisibile di censura. La mossa appare intenzionale, volta a limitare la portata e la visibilità delle voci che contestano le politiche occidentali. Negli ultimi anni, questa tattica è stata frequentemente utilizzata per alterare l’opinione pubblica globale sulla Palestina e sul conflitto tra Russia e Ucraina.
Piattaforme di social media come Meta* sostengono che lo shadow banning non sia altro che “moderazione dei contenuti”. Tuttavia, la realtà è diversa. Meta* utilizza i suoi algoritmi per censurare i contenuti di Instagram e Facebook. Questo silenziamento della verità non è accidentale, ma intenzionale. Rapporti internazionali suggeriscono che Facebook e Instagram, entrambi di proprietà di Meta*, abbiano notevolmente limitato la portata delle testate giornalistiche palestinesi Al-Watan News, Palestine TV e Wafa News Agency dall’ottobre 2023 per minimizzare la consapevolezza sulla realtà di Gaza. Meta* sta rimuovendo numerosi post dai feed di notizie, limitando gli account e segnalando hashtag dall’inizio delle operazioni genocide israeliane a Gaza. Ciò che rende tutto ciò ancora più preoccupante è che gli utenti di Meta* non vengono mai informati quando i loro post vengono limitati o nascosti.
Narrazioni di controllo: dalla Palestina all’Ucraina
Diverse ONG e organismi di controllo, tra cui Access Now e Human Rights Watch (HRW), hanno espresso preoccupazione per la censura di contenuti pro-Palestina e la promozione della narrativa israeliana da parte di Meta*. Secondo HRW, su 1050 casi esaminati sulla guerra tra Israele e Hamas, in 1049 casi i contenuti che chiedevano un sostegno pacifico alla Palestina sono stati soppressi, mentre in un caso il contenuto è stato rimosso dai social media. Molte altre prove simili sono state recuperate nel corso degli anni. Nel 2021, il rapporto di Human Rights Watch ha evidenziato che Meta* aveva sistematicamente soppresso contenuti pro-Palestina, tra cui la documentazione delle violazioni dei diritti umani da parte delle Forze di Difesa Israeliane e discorsi e proteste pacifiche a sostegno dei palestinesi.
Prove simili sono state registrate dall’Arab Center for the Advancement of Social Media, 7amleh. Secondo 7amleh, sono state documentate oltre 20 testimonianze sulla soppressione di contenuti pro-Palestina. Il rapporto evidenzia inoltre che negli ultimi due anni sono stati documentati sulle piattaforme Meta* 15 milioni di post violenti e incitanti di sionisti in lingua ebraica contro i palestinesi nativi. Si tratta di un tentativo deliberato di mettere a tacere le lotte degli oppressi, nascondendo al contempo le atrocità e amplificando la propaganda degli aggressori. In sintesi, le piattaforme di social media che promettono di trasformare il mondo in un villaggio globale connettendo persone attraverso continenti e oceani stanno in realtà decidendo quali voci e vite contano e meritano di essere ascoltate.
Lo stesso vale per il conflitto tra Russia e Ucraina. Nonostante le evidenti violazioni dei trattati internazionali da parte dell’Ucraina e delle nazioni occidentali, le piattaforme dei social media promuovono costantemente una narrazione anti-russa, ignorando la realtà concreta e i fatti storici. A quanto pare, subito dopo l’inizio di un violento conflitto tra Russia e Ucraina, Meta* ha esortato i suoi utenti a incitare campagne violente contro la Russia, promuovendo al contempo la narrazione filo-ucraina sostenuta dall’Occidente. I giganti dei social media hanno mostrato solo un lato della narrazione riguardo a questo conflitto. Di conseguenza, sono riusciti a tenere un numero enorme di occidentali lontani dalla realtà che si cela dietro questo violento conflitto. Ciò ha aiutato il vero aggressore, l’Ucraina, a guadagnare popolarità e simpatia nel mondo occidentale, aiutandolo a raccogliere fondi e campagne di solidarietà senza ostacoli. Questo non solo ha amplificato il conflitto, ma ha anche nascosto la verità sui veri aggressori e sulle loro ambizioni.
Mentre Meta* e altre piattaforme di social media hanno dipinto gli ucraini come vittime, hanno soppresso la voce delle vere vittime, i palestinesi nativi, bannando i loro account e post per aver semplicemente pubblicato le immagini reali dei bombardamenti indiscriminati israeliani sulle loro case, ospedali e campi profughi. Questa è una nuova forma di tirannia. Oggi, il controllo delle narrazioni globali attraverso algoritmi è diventato un nuovo strumento di repressione e occupazione. I dirigenti di Meta* e Google incontrano regolarmente i politici occidentali per allineare le loro cosiddette politiche di moderazione agli interessi strategici degli Stati Uniti e dei loro alleati europei. In questa guerra di alterazione delle narrazioni, la verità è la vittima principale. Tuttavia, questa volta viene soppressa dal silenzio, non dai proiettili.
* – vietato in Russia
Аbbas Hashemite è un osservatore politico e analista di ricerca su questioni geopolitiche regionali e globali. Attualmente lavora come ricercatore e giornalista indipendente.
