NASCE UN NUOVO ASSE MILITARE PER CONTRASTARE LA TATTICA DEL DIVIDE ET IMPERA DI ISRAELE?

DiOld Hunter

26 Gennaio 2026
La nascente alleanza difensiva tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia minaccia di vanificare i piani di Israele e degli Emirati Arabi Uniti di balcanizzare l’Asia occidentale.

di FM Shakil, thecradle.co, 26 gennaio 2026   —   Traduzione a cura di Old Hunter

In Asia occidentale è in corso una silenziosa corsa agli armamenti. Con il sostegno implicito di Washington, Tel Aviv e Abu Dhabi stanno consolidando una partnership nucleare con l’India. Nel frattempo, alcuni rapporti indicano che la Turchia è pronta a stabilire un patto di difesa trilaterale con Pakistan e Arabia Saudita, incentrato su una “risposta rapida condivisa e reciproca” a un attacco contro uno qualsiasi dei membri. 

In risposta, il 19 gennaio gli Emirati Arabi Uniti si sono mossi rapidamente per formalizzare un accordo di difesa nucleare più strutturato con Nuova Delhi. L’India ha cautamente minimizzato lo sviluppo, intuendo che la collaborazione tra India ed Emirati Arabi Uniti in materia di difesa avrebbe avuto ripercussioni sulla diaspora indiana in Arabia Saudita. Il Ministro degli Esteri indiano, Vikram Misri, ha dichiarato ai media che la “lettera d’intenti” sulla cooperazione in materia di difesa non implicava il coinvolgimento di Nuova Delhi in un conflitto regionale.

Il patto nucleare tra India ed Emirati Arabi Uniti include disposizioni sulla sicurezza dell’energia atomica e sull’installazione di reattori nucleari, e sembra godere del silenzioso sostegno di Tel Aviv. I media israeliani non hanno perso tempo a definirlo un’alleanza tripartita tra Israele, India ed Emirati Arabi Uniti. Il suo editorialista senior, Shakil Ahmad, che pubblica regolarmente sui principali quotidiani urdu del Pakistan, ha dichiarato a The Cradle:

“In effetti, Israele vuole una frattura tra le nazioni dell’Asia occidentale per poter proseguire con i suoi nefasti disegni. L’India collabora strettamente con Israele a questo scopo. Dovremmo considerare il recente accordo di difesa tra India ed Emirati Arabi Uniti in questo contesto. L’unico scopo di questa intesa è quello di creare malcontento tra le potenti economie dell’Asia occidentale, in modo che non vi sia alcuna resistenza contro il disegno espansionistico di Tel Aviv”. 

Per quanto riguarda l’adesione della Turchia all’accordo tra Arabia Saudita e Pakistan, Ahmad osserva che Riyadh aveva divergenze settarie con Teheran, a differenza di Ankara, con la quale aveva solo disaccordi politici, ma ora entrambe le parti hanno capito che la loro reciproca frattura sarebbe servita solo agli scopi dei loro nemici:

“Pakistan, Arabia Saudita e Turchia offrono ciascuno un contributo unico. Il Pakistan può sfruttare la sua profondità strategica, le sue capacità missilistiche e la sua deterrenza nucleare, come dimostrato nella guerra di quattro giorni con l’India”.

L’ascesa dell’asse Riyadh-Ankara-Islamabad

Un alto funzionario del Ministero degli Affari Esteri del Pakistan conferma a The Cradle che Ankara ha formalmente proposto un’alleanza militare con Riyadh e Islamabad. 

“Potrebbe trattarsi di una cooperazione transitoria e provvisoria per obiettivi e ambiti limitati”, afferma il funzionario, senza specificare quali siano questi “obiettivi”.

Tuttavia, sia le autorità pakistane che quelle turche hanno segnalato che l’alleanza sta procedendo. Affermano che le operazioni congiunte inizieranno presto nell’ambito di un quadro concepito per portare “stabilità e pace” nell’Asia occidentale.

Secondo Ahmad, il nuovo asse unisce i punti di forza principali dei tre stati: la profondità strategica e la deterrenza nucleare del Pakistan, le vaste risorse finanziarie dell’Arabia Saudita e l’esercito convenzionale collaudato in battaglia e la crescente industria degli armamenti della Turchia.

Questo riallineamento arriva dopo l’operazione senza precedenti di Hamas “Alluvione di Al-Aqsa” nell’ottobre 2023 e la brutale risposta di Israele; gli equilibri regionali sono cambiati radicalmente. Gli Emirati Arabi Uniti e Tel Aviv si sono trincerati in stati falliti o frammentati, dalla Libia e dal Sudan all’Egitto e alla Somalia. La loro strategia: sfruttare la debolezza dello stato per estendere la propria influenza e normalizzare i rapporti con Israele.

Al contrario, Arabia Saudita e Turchia si sono allineate su una dottrina diversa, che sostiene governi centrali forti, capaci di resistere a Tel Aviv e ai suoi partner del Golfo. Il rafforzamento dei legami di difesa è fondamentale per questo piano.

“L’Arabia Saudita e la Turchia non andavano d’accordo a causa di diverse questioni storiche, politiche e geostrategiche, ma negli ultimi anni le loro divergenze si sono ridotte e hanno iniziato a convergere sulle minacce alla sicurezza condivise derivanti dal sostegno illimitato degli Stati Uniti alle atrocità israeliane e dai loro ingiustificati bombardamenti dell’Iran”, spiega Ahmad. 

Si intensifica l’intervento militare di Riyadh

L’Arabia Saudita raddoppia gli sforzi. Parallelamente all’iniziativa Pakistan-Turchia, Riad sta ora perseguendo la cooperazione militare con Egitto e Somalia, una risposta diretta ai giochi di potere degli Emirati in Africa e nel Mar Rosso.

Si prevede che il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud finalizzi un patto di difesa con il regno. Questa intesa segue il recente annullamento da parte della Somalia degli accordi portuali e di sicurezza con gli Emirati Arabi Uniti, accusati di minare la sovranità somala. 

Le conseguenze sono state rapide con il ritiro degli Emirati Arabi Uniti dal teatro yemenita a seguito degli attacchi aerei sauditi contro i loro alleati e la posizione aperta di Riad contro la presenza militare dirompente di Abu Dhabi. Il regno è particolarmente irritato dalle aperture di Israele al Somaliland, che vede come parte di un piano più ampio per destabilizzare il Corno d’Africa.

Mark Kinra, analista geopolitico indiano specializzato nell’Asia occidentale, ha dichiarato a The Cradle che la svolta di Riyadh è meno legata alle tensioni con gli Emirati Arabi Uniti e più al calo dell’impegno di Washington nella regione. 

“Il Pakistan ha tradizionalmente svolto il ruolo di principale garante della sicurezza dell’Arabia Saudita e l’attuale posizione degli Stati Uniti nell’Asia occidentale, insieme al loro approccio indifferente, ha portato entrambe le nazioni a rivalutare e adattare le proprie strategie di difesa”. 

Kinra aggiunge che l’alleanza influenzerà le tensioni tra Stati Uniti e Iran; in generale, gli Stati Uniti non saranno più gli unici garanti della sicurezza nell’Asia occidentale. Inoltre, qualsiasi intervento letale degli Stati Uniti in Iran esacerberà le tensioni tra gli iraniani e i partner dell’alleanza, soprattutto se questi ultimi offriranno supporto agli Stati Uniti.

Gli Emirati Arabi Uniti e l’India rispondono

I partner di Tel Aviv osservano attentamente la situazione. Non appena si è diffusa la notizia del nascente blocco saudita-pakistano-turco, il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed (MbZ) ha effettuato una visita lampo in India. Nel giro di poche ore, i due stati hanno firmato un patto di difesa di ampio respiro, non solo militare, ma che comprende anche il gas naturale liquefatto (GNL), il commercio, lo spazio e l’energia atomica.

La dichiarazione congiunta ha suscitato scalpore a Islamabad. Includeva una vaga condanna del “terrorismo transfrontaliero”, spesso utilizzato dall’India per diffamare il Pakistan.

Tel Aviv ha celebrato l’accordo, che è stato addirittura presentato da alcuni analisti come la formalizzazione di un asse militare Israele-India-Emirati Arabi Uniti.

Kinra respinge l’idea che il patto Emirati Arabi Uniti-India rivaleggi con l’alleanza Arabia Saudita-Pakistan-Turchia in quanto partenariato strategico piuttosto che blocco militare. Tuttavia, osserva che l’elemento di cooperazione nucleare è significativo, soprattutto considerando il coinvolgimento di Israele.

La Turchia punta alla profondità strategica

Per Ankara, questa iniziativa trilaterale offre molteplici vantaggi. Turchia e Pakistan hanno firmato un importante patto di cooperazione in materia di difesa nel marzo dello scorso anno e da allora la Turchia ha accelerato gli accordi di localizzazione della difesa con l’Arabia Saudita. Un recente accordo tra Saudi Arabian Military Industries (SAMI) e il produttore turco di droni Baykar segnala una più profonda integrazione militare.

“La Turchia trarrà senza dubbio vantaggio dall’accesso alle risorse finanziarie dell’Arabia Saudita, il che darà anche impulso al settore militare turco. Inoltre, l’influenza della Turchia continuerà a crescere sia nell’Asia occidentale che in quella meridionale grazie a questo accordo”, afferma Kinra.

La Turchia vede l’alleanza come una risposta all’aggressione incontrollata di Tel Aviv a Gaza, in Siria e in Libano, e alla riluttanza di Washington a frenarla.

L’allineamento non è rivolto agli Emirati Arabi Uniti, ma riflette piuttosto l’urgenza condivisa dagli stati musulmani di consolidare il potere in un contesto di crescenti minacce.

Anche se resta da vedere se l’asse Riyadh-Ankara-Islamabad possa trasformarsi in un contrappeso a lungo termine per Tel Aviv e i suoi alleati occidentali, la sua comparsa segna una chiara reazione a decenni di tattiche dividi et impera.

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