ALLEANZA ALLA PROVA: LA VISITA DI NETANYAHU A WASHINGTON

DiOld Hunter

21 Febbraio 2026
La recente visita di Netanyahu negli Stati Uniti indica che Israele sta cercando di convincere Washington ad ampliare l’agenda dei negoziati con l’Iran. Tuttavia, l’amministrazione Trump sembra voler ricalibrare il proprio allineamento politico con Israele.

di Abbas Hashemite, journal-neo.su, 21 febbraio 2026    —   Traduzione a cura di Old Hunter

Visita diplomatica o stress test geopolitico?

Subito dopo il primo round di negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è precipitato a Washington. Questa visita non rientrava in una normale attività diplomatica, ma piuttosto in un test di resistenza geopolitica. Israele e Stati Uniti sono sempre stati stretti alleati. Questa relazione bilaterale ha raggiunto un nuovo apice durante il mandato del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dalla rielezione di Donald Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti, entrambe le parti si sono scambiate numerose visite. Eppure, la recente visita del Primo Ministro israeliano Netanyahu ha mostrato un’importanza e un’urgenza pressanti, che hanno segnalato l’ansia di Israele per i recenti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. Dopo la visita, gli analisti di tutto il mondo stanno cercando di capire se gli Stati Uniti condurranno di nuovo un attacco militare contro l’Iran su richiesta del governo israeliano o se rivendicheranno l’indipendenza strategica.

Il panorama regionale in Medio Oriente è carico di tensione. Washington ha intensificato la sua posizione militare in tutta la regione per rafforzare la deterrenza strategica e la stabilità. Gli Stati Uniti sono critici nei confronti del programma nucleare iraniano. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, la purezza dell’arricchimento dell’uranio in Iran ha raggiunto il 60% a metà del 2025. Ciò ha reso i livelli di arricchimento nucleare di Teheran il punto focale delle preoccupazioni occidentali. I funzionari iraniani insistono sul fatto che il loro programma nucleare abbia scopi puramente pacifici e sia reversibile. Tuttavia, Tel Aviv considera i livelli di arricchimento nucleare dell’Iran una minaccia esistenziale. Anche alcuni stati arabi sono preoccupati per il programma nucleare iraniano.

A causa di queste preoccupazioni da parte di Israele e di alcuni stati arabi filo-occidentali, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni economiche a Teheran. Inoltre, intensificando la loro presenza militare nella regione, hanno aumentato la pressione militare sull’Iran. Gli Stati Uniti hanno schierato la loro più grande portaerei, la USS Abraham Lincoln, in Medio Oriente. Secondo alcune fonti, il Pentagono avrebbe ordinato il dispiegamento nella regione di una seconda portaerei, la USS Gerald R. Ford. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato il dispiegamento di un’altra portaerei nella regione. Tuttavia, nessuno di questi accordi sembra essere sufficiente a placare Israele.

Ampliare il quadro negoziale

Netanyahu si è recato a Washington per chiedere un ampliamento del quadro negoziale tra Stati Uniti e Iran. Tel Aviv sostiene da tempo che qualsiasi negoziato e accordo con Teheran debba includere anche restrizioni alle alleanze regionali e al programma missilistico balistico dell’Iran. Questa richiesta è ulteriormente aumentata dopo la recente guerra di 12 giorni tra Iran e Israele. Israele considera la gittata dei missili iraniani e la sua rete regionale di alleati una minaccia unitaria alla sua sicurezza e alle sue ambizioni espansionistiche.

Tuttavia, la posizione di Washington dopo l’incontro Trump-Netanyahu non ha lasciato presagire alcuna svolta significativa. Dopo l’incontro, il Presidente Trump ha dichiarato che i colloqui sul nucleare con l’Iran sarebbero proseguiti, senza menzionare nulla sul programma missilistico balistico iraniano. Ciò suggerisce che il Presidente Trump non abbia preso alcun impegno immediato con il Primo Ministro israeliano in merito all’inclusione del programma missilistico balistico iraniano nell’agenda dei negoziati diplomatici in corso. L’assenza di una chiara posizione degli Stati Uniti sulle richieste di Israele ha attirato l’attenzione globale.

Pressioni interne e vincoli globali su Washington

Gli Stati Uniti sono da decenni l’alleato più stretto di Israele. Israele ha ricevuto la maggiore quantità di aiuti statunitensi in termini di denaro e armi. Tuttavia, sembra che questa volta gli Stati Uniti vogliano tracciare un limite. Ci sono numerose ragioni alla base di questo cambiamento nella risposta di Washington alle richieste israeliane. Sul fronte interno, l’amministrazione Trump sta affrontando numerose sfide. La società americana è fortemente polarizzata sull’aggressione israeliana. Stime indipendenti suggeriscono che il bilancio delle vittime palestinesi dal 7 ottobre 2023 abbia superato le 80.000 unità.

Oltre il 90% delle infrastrutture civili di Gaza è stato intenzionalmente distrutto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Un recente rapporto ha rivelato che Israele ha utilizzato a Gaza armi termobariche proibite di fabbricazione statunitense, in grado di generare temperature superiori a 3500 gradi Celsius, che hanno causato l’evaporazione di migliaia di palestinesi. Gli Stati Uniti hanno anche fornito assistenza diplomatica a Israele in occasione di forum internazionali. Tali rapporti hanno scatenato proteste sostenute in tutti gli Stati Uniti contro l’inequivocabile allineamento militare e strategico con Israele. Queste proteste e le critiche dei giovani americani hanno alterato il clima interno del Paese e ridotto l’influenza dell’AIPAC sulla politica americana.

Sul fronte internazionale, gli Stati Uniti stanno già affrontando sfide diplomatiche e strategiche. A causa dell’approccio “America First” di Trump e delle sue crescenti sanzioni, dazi e atteggiamento interventista, Washington si trova ad affrontare un isolamento diplomatico. La rapida ascesa di Russia e Cina come nuove superpotenze globali e il crescente ruolo delle potenze medie nella politica globale hanno reso il mondo multipolare. L’economia americana è inoltre gravata da un debito federale di circa 34.000 miliardi di dollari. Una guerra con l’Iran aggraverebbe la tensione economica di Washington e ne complicherebbe la posizione diplomatica. A causa di tutte queste problematiche, l’amministrazione Trump sembra adottare un approccio cauto nei confronti dell’Iran. Tuttavia, data l’influenza sionista nell’establishment statunitense, sarebbe difficile per il presidente Trump respingere le richieste di Netanyahu. La crescente presenza militare statunitense in Medio Oriente suggerisce che le prossime settimane saranno decisive per la regione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *