LA RESISTENZA IRACHENA ENTRA IN GUERRA CON NUOVI OBIETTIVI E ARMI AVANZATE

DiOld Hunter

10 Ottobre 2024

La resistenza irachena sta diventando un attore chiave nell’Asse della Resistenza, coordinandosi con le forze yemenite, intensificando gli attacchi su una più ampia gamma di obiettivi israeliani e con l’intenzione di rimodellare la traiettoria della guerra.

Khalil Nasrallah per The Cradle – Traduzione a cura di Old Hunter


A un anno dal lancio dell’Operazione Al-Aqsa Flood, la resistenza irachena è entrata in una nuova fase del suo sostegno a Gaza, e ora al Libano, e le sue operazioni hanno assunto un ruolo più significativo nella guerra regionale in corso. Queste non sono meramente simboliche; la leadership della resistenza in irachena si è concentrata sull’intensificazione delle sue attività per fare pressione sui decisori di Tel Aviv.
Negli ultimi 12 mesi, la Resistenza Islamica dell’Iraq (IRI) ha affinato le sue tattiche e potenziato i suoi armamenti, assicurando che i suoi attacchi alle zone meridionali e settentrionali di Israele, in particolare a Eilat, ottengano risultati tangibili.

Unità di resistenza e strategia multifronte
L’attacco più significativo dell’IRI si è verificato il 4 ottobre 2024, quando è stata colpita una base militare nel Golan settentrionale, uccidendo due soldati israeliani e ferendone altri 24 della Brigata “d’élite” Golani.
Una settimana prima dell’operazione, Ali al-Mahdi, un comandante della resistenza irachena, aveva dichiarato:

Le fazioni armate hanno la piena capacità e prontezza in termini di combattenti, armi e droni per combattere una lunga guerra a livello regionale. Pertanto, qualsiasi sviluppo nella guerra di Hezbollah con l’entità trascinerà direttamente le fazioni in una guerra aperta senza linee rosse… La resistenza è completamente preparata se è necessario andare in Libano o continuare a effettuare attacchi in profondità in Israele con missili a lungo raggio.

Nonostante le significative sfide interne e le pressioni esterne, la resistenza irachena è stata risoluta nel rifiutarsi di fare un passo indietro rispetto alla più ampia missione di partecipare alla “unità dei fronti”. Questa strategia si riferisce agli sforzi coordinati dell’Asse della resistenza della regione, che prende di mira lo stato di occupazione e i siti militari statunitensi su più fronti.

Fasi di escalation
La prima fase delle operazioni militari dell’IRI è iniziata poco dopo che Israele ha dichiarato guerra a Gaza. A questo punto, il lavoro di resistenza si è concentrato su due obiettivi principali: le basi militari statunitensi in Siria e Iraq e le posizioni israeliane nella Palestina meridionale occupata. Sebbene gli attacchi contro obiettivi israeliani fossero inizialmente limitati, questa fase ha segnato l’inizio di una strategia più ampia.
La seconda fase è seguita a una tregua del 2 febbraio, in cui la fazione della Resistenza irachena Kataib Hezbollah ha risposto alle pressioni interne interrompendo temporaneamente gli attacchi contro basi e obiettivi statunitensi a seguito di un’importante operazione presso la base di Al-Tanf.

Nonostante questa pausa, le fazioni della resistenza irachena hanno intensificato significativamente i loro attacchi contro obiettivi israeliani, utilizzando sia droni che missili da crociera Al-Arqab per colpire le regioni settentrionali e meridionali di Israele. Questi attacchi sono diventati più efficaci quando l’IRI ha iniziato a impiegare armi avanzate, come droni e missili da crociera, costringendo Israele a riconoscere la minaccia rappresentata dalle forze di resistenza a est. La terza fase si è svolta circa un mese dopo la sospensione delle operazioni contro le basi statunitensi e ha comportato una cooperazione più stretta e diretta con le forze yemenite. Insieme, a marzo, hanno lanciato operazioni congiunte mirate alle navi israeliane, al principale porto mediterraneo di Haifa e ad altre infrastrutture critiche, sforzi congiunti che facevano parte della “quarta fase di escalation” di Sanaa.

Questa fase ha evidenziato il crescente coordinamento militare non solo tra la resistenza irachena e le forze yemenite, ma anche tra le varie fazioni allineate nell’Asse della Resistenza dell’Asia occidentale.
Attualmente, la resistenza irachena è entrata nella sua quarta fase, che si sta concentrando nel colpire più a fondo nella profondità territoriale israeliana, con una particolare attenzione alle aree settentrionali della Palestina occupata. Questa escalation ha coinciso con gli attacchi distruttivi di Israele il Libano e con l’interruzione della struttura di comando e controllo di Hezbollah con l’assassinio mirato del segretario generale Hassan Nasrallah e di altri alti comandanti.
Ciò che distingue questa fase è l’aumento della frequenza e dell’intensità degli attacchi, nonché l’introduzione nel conflitto di droni e armi avanzate. Il 3 ottobre, la resistenza irachena ha annunciato di aver preso di mira un sito critico nei territori occupati meridionali.

L’Iraq si afferma nell’Asse della Resistenza
La continuazione e l’intensificazione di queste operazioni da parte della resistenza irachena mirano a raggiungere diversi obiettivi strategici. In primo luogo, la resistenza cerca di riaffermare la sua posizione emergente all’interno dell’Asse della Resistenza, che si dedica a preservare l’unità degli sforzi regionali contro Israele e a prevenire la sua frammentazione da parte di forze esterne, in particolare gli Stati Uniti. In secondo luogo, mira a fare pressione sui responsabili di Tel Aviv affinché fermino l’aggressione contro Gaza e il Libano. In terzo luogo, la resistenza vuole mantenere Israele sotto costante minaccia, ricordandogli che è vulnerabile agli attacchi dal fronte orientale. Infine, le operazioni mirano a segnalare agli Stati Uniti che la resistenza non si è lasciata scoraggiare e potrebbe riprendere a colpire le basi americane se provocata, in particolare se le forze statunitensi intensificassero il loro coinvolgimento a sostegno dello stato di occupazione.

Non ci sono dubbi sul fatto che Washington stia esercitando la massima pressione sul governo iracheno per tenere a freno l’IRI, come aveva fatto prima della tregua del 2 febbraio. Questa volta, però, la resistenza irachena è rivolta principalmente a Israele, il che rende più difficile la missione di persuasione degli Stati Uniti. A questo punto, sembra esserci poca possibilità di ritirarsi, indipendentemente dalla pressione esercitata, soprattutto dopo l’assassinio di Nasrallah da parte di Tel Aviv. Il leader di lunga data di Hezbollah è considerato un amato simbolo della resistenza in Iraq e l’IRI si sente più che mai obbligato a dimostrare la sua lealtà e il ruolo essenziale della sua organizzazione nel sostenere gli iracheni quando sono stati invasi dall’ISIS. Mentre l’ISIS terrorizzava ampie zone dell’Iraq, l’Hezbollah libanese ha inviato combattenti e quadri a sostegno degli iracheni e ha persino partecipato allo scontro.

Un altro fronte per Israele
Ci si aspetta che Tel Aviv, già sottoposta a conflitti su sette fronti, tenti di colpire la resistenza irachena quando se ne presenterà l’occasione. Tuttavia, Israele è attualmente preoccupato dalla guerra in corso contro Hezbollah in Libano e dal più ampio confronto con l’Iran, rendendo meno probabile, per il momento, un impegno diretto con la resistenza irachena. Tuttavia, il recente successo dell’attacco sulle alture del Golan serve a ricordare ciò che gli iracheni sono pronti a fare in caso di ulteriore escalation del conflitto. La leadership dell’IRI è pienamente consapevole della potenziale ritorsione israeliana, soprattutto se si considerano i passati attacchi israeliani, come quelli del 2019, che hanno preso di mira settori delle Unità di Mobilitazione Popolare (PMU) irachene.
Mentre lo Stato di occupazione continua con le sue aggressioni senza precedenti contro la regione, la resistenza è consapevole che l’esito di questo conflitto avrà conseguenze di vasta portata per l’Asia occidentale nel suo complesso. L’Iraq, in quanto parte integrante della regione, è profondamente intrecciato a questi sviluppi.

La resistenza irachena riconosce che il suo ruolo in questa guerra va oltre la difesa di Gaza e del Libano. Capisce che l’attuale battaglia è un momento cruciale nella lotta per il potere in Asia occidentale e che Baghdad è un attore chiave nel plasmare il futuro della regione. Per questo motivo, la resistenza irachena sembra impegnata a intensificare le operazioni militari, a diversificare le tattiche e a introdurre armi più avanzate nella lotta, sapendo che i risultati di questo conflitto si ripercuoteranno in tutta la regione.





Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *