BAIT & SWITCH FASE DUE — CHIACCHIERANDO A MOSCA

DiOld Hunter

5 Dicembre 2025
Gli americani ci riprovano con Witkoff e Kushner, due scaltri personaggi senza patente di ufficialità mandati da Trump con proposte fasulle e richieste di concessioni irricevibili – sempre le stesse – che Putin – sempre cortese e sorridente – rifiuta opponendo con fermezza le posizioni irrinunciabili della Russia. Che peraltro sta vincendo alla grande sul campo.

di Alastair Crooke, conflictsforum.substack.com, 5 dicembre 2025   —   Traduzione a cura di Old Hunter

L’amico del presidente Trump, Steve Witkoff, insieme al genero di Trump, Jared Kushner, hanno incontrato il presidente Putin il 2 dicembre al Cremlino di Mosca.

All’incontro hanno preso parte, da parte russa, l’assistente presidenziale Yuri Ushakov e Kirill Dmitriev. Si è trattato del sesto incontro tra Witkoff e Putin nel 2025 e del primo coinvolgimento di persona di Kushner in questi colloqui.

A quanto pare, l’ordine del giorno principale era un “aggiornamento” dei “punti di discussione” degli Stati Uniti, che avrebbe incorporato ulteriori contributi (non specificati) da parte di ucraini ed europei.

Nonostante la riformulazione, i punti di discussione riflettono un programma statunitense che nella sostanza è rimasto pressoché invariato rispetto ai precedenti punti di discussione di Witkoff. Ad esempio, è nuovamente incentrato su un cessate il fuoco (piuttosto che su un accordo politico più ampio, come richiesto dalla Russia); sul riconoscimento de facto dei confini (piuttosto che sul riconoscimento de jure dei quattro oblast’ ora costituzionalmente incorporati nella Russia).

A quanto pare sono state discusse anche alcune possibili concessioni ucraine nella regione del Donbass, nonché garanzie di sicurezza per l’Ucraina che sarebbero coordinate con gli alleati europei; e infine “restrizioni” alle capacità militari dell’Ucraina (un po’ ridicolmente “limitate” a 800.000 uomini, anziché la cifra approssimativa di Istanbul del 2022 di circa 50.000-60.000).

Putin avrebbe concordato sul fatto che alcuni elementi della proposta potrebbero meritare ulteriori discussioni, ma ha ribadito le posizioni non negoziabili della Russia.

In sintesi, sembra che, come ha affermato Marco Rubio, “[gli Stati Uniti continuano] a verificare se i russi siano ‘interessati alla pace’. Saranno le loro azioni – non le loro parole, le loro azioni – a determinare se fanno sul serio o no, e noi [il team di Trump] intendiamo scoprirlo il prima possibile…”.

In effetti, Witkoff è stato inviato a Mosca “per testare ancora una volta” (dopo un altro episodio di escalation americana, con quattro missili a lungo raggio ATACM lanciati “in profondità nella Russia” e l’imposizione di ulteriori sanzioni sul petrolio) se Putin fosse ora disposto a raggiungere un “accordo” che Trump avrebbe potuto presentare come un “successo americano”.

La “carota” degli Stati Uniti è l’offerta di un graduale allentamento delle sanzioni (a discrezione degli Stati Uniti). Il “bastone” è rappresentato dai missili lanciati nella Russia più profonda e dalle ulteriori sanzioni imposte alle compagnie petrolifere russe. Queste ultime erano chiaramente intese come un “memo” di ciò che sarebbe potuto accadere se Putin non avesse raggiunto un “accordo”.

Si tratta dello stesso “accordo” già proposto alla Russia in precedenza. Ed è qui che sta il problema: semplicemente, Putin non vuole un “accordo”. Ciò su cui insiste è un trattato giuridicamente vincolante, come ha ripetutamente affermato.

Putin ha sottolineato in modo incisivo questa richiesta attraverso l’assenza di Lavrov all’incontro di Witkoff. È stato un chiaro segnale da parte della Russia che le basi per negoziati concreti non sono ancora state gettate. L’obiettivo di Putin era spiegare – con cortesia e fermezza – quali siano le posizioni fondamentali della Russia in merito alla risoluzione della guerra in Ucraina.

Queste posizioni sono invariate rispetto a quelle delineate da Putin il 14 giugno 2024 nel suo discorso al personale del Ministero degli Esteri russo.

Putin, tuttavia, ha inviato il suo “messaggio” alla Casa Bianca.

Giovedì scorso, parlando ai giornalisti a Bishkek, in Kirghizistan, Putin ha spiegato come dovrebbero e devono essere gestiti i negoziati con gli Stati Uniti. Ha affermato che il Ministro degli Esteri Lavrov è responsabile della gestione dei contatti e dei negoziati sulle possibili condizioni per porre fine alla guerra in Ucraina, e che si basa sui resoconti di Lavrov su questi colloqui, evitando al contempo di discutere pubblicamente proposte specifiche.

Eccoci qui. Putin fiuta l’imminente “cambio” degli Stati Uniti e non ne vuol sapere.

Sta indicando che il processo di negoziazione deve essere condotto solo attraverso canali professionali, in un formato legale e con personale qualificato, che porti a un trattato, piuttosto che a “un accordo”.

Putin rinuncia quindi esplicitamente a “un accordo”. Witkoff e Kushner erano intenzionati a ottenere concessioni dalla Russia: chiedevano un cessate il fuoco temporaneo (piuttosto che un accordo vincolante), addolcito da un allentamento delle sanzioni che sarebbe stato graduale, ovvero come “ricompense periodiche” per il buon comportamento russo (un po’ come i topi in un laboratorio vengono addestrati a premere il pulsante del cibo).

Perché gli Stati Uniti sono così bloccati su un cessate il fuoco anziché su un quadro di sicurezza globale che comprenda una nuova architettura di sicurezza per l’Europa orientale?

La risposta è che Trump vuole una “vittoria”, un esito che possa essere presentato al pubblico americano come un’altra guerra “fermata da Trump” (a suo dire, sarebbe l’ottava), e allo stesso tempo venduto alle potenze più profonde come una semplice pausa in un conflitto che riprenderà dopo una pausa, quando gli europei (“garanti della sicurezza”) avranno ricostruito l’esercito ucraino. Rappresenterebbe “una vittoria” per i “falchi”, perché si potrebbe “narrare” che la ripresa del conflitto militare minerebbe l’economia russa e potrebbe persino concludersi con la rimozione di Putin dall’incarico.

Un pio desiderio, certo. Ma molte narrazioni occidentali sono illusorie, più che realistiche.

In breve, l’obiettivo generale dei ‘punti di discussione’ americani, opachi e ambigui, è quello di mettere alle strette Putin e distoglierlo dai suoi principi fondamentali, come la sua insistenza nell’eliminare le cause profonde del conflitto, e non solo i sintomi. Non vi è alcun accenno, né in questa né nelle bozze precedenti, a un riconoscimento delle cause profonde (espansione della NATO e installazioni missilistiche), al di là della vaga promessa di un “dialogo [che] sarà condotto tra Russia e NATO, mediato dagli Stati Uniti, per risolvere tutte le questioni di sicurezza e creare le condizioni per una de-escalation, garantendo così la sicurezza globale e aumentando le opportunità di cooperazione e di futuro sviluppo economico”.

Il “cane che significativamente non abbaiava di notte” alla Sherlock Holmes consiste nella strana assenza di Rubio, che è il Segretario di Stato ufficiale e l’uomo che, in circostanze normali, negozierebbe un trattato legale e vincolante.

Al suo posto, abbiamo l’amico immobiliare newyorkese di Trump e suo genero. Nessuno dei due è formalmente membro dell’amministrazione statunitense, né è stato incaricato dagli organi ufficiali dello Stato americano di negoziare per conto degli Stati Uniti.

Quindi, se l’America decidesse di riprendere la guerra contro la Russia, sarebbe possibile dire, come per l’impegno “non un pollice più a est” (come dopo la riunificazione della Germania), “ma quell’impegno di non andare oltre di un pollice” era forse scritto su carta?

Witkoff e Kushner? “Erano solo amici di Trump che chiacchieravano durante una visita a Mosca” .

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