di Kit Klarenberg, kitklarenberg.com, 7 dicembre 2025 — Traduzione a cura di Old Hunter
Documenti recentemente declassificati mostrano che il presunto assassino del presidente John F. Kennedy, Lee Harvey Oswald, è stato monitorato per anni da James Angleton, il famigerato veterano capo del controspionaggio della CIA, fino alla morte del presidente. In questo contesto, i documenti dell’FBI appena pubblicati che indicano che Oswald, su espressa indicazione dello staff di Angleton, fu rimosso dalle liste di controllo dell’FBI sei settimane prima dell’assassinio di Kennedy, nonostante fosse stato giudicato ad alto rischio per la sicurezza assumono un carattere decisamente inquietante. Oswald era un bersaglio o un partecipante alle illegali operazioni di spionaggio interno di Angleton?
Nel giugno del 1953, tra gli alti funzionari dell’FBI venne fatto circolare un promemoria con oggetto: “Central Intelligence Agency – informazioni ricevute da James Angleton”. Questo documentava come il capo del controspionaggio della CIA, nell’ultimo anno, fosse stato “molto collaborativo e… avesse spontaneamente fornito una gran quantità di informazioni di interesse per l’FBI”. Tale era la vastità e la delicatezza delle informazioni raccolte, che si ritenne necessario stabilire protocolli interni specifici e rigorosi per la gestione e l’archiviazione del materiale fornito da Angleton all’FBI.
Questo era “particolarmente” vitale per quanto riguarda le informazioni che Angleton riceveva e trasmetteva all’Ufficio dal Mossad, la sua “fonte primaria” di intelligence tra le “numerose fonti e canali esteri” che manteneva in tutto il mondo. Il promemoria proseguiva delineando come Angleton gestisse “casi speciali di varia natura” e come gli fosse “solitamente concessa una notevole libertà e margine di manovra nella direzione delle operazioni della sua unità”. Angleton era “responsabile solo” nei confronti del direttore della CIA mentre il suo staff era “responsabile solo nei suoi confronti”.
Il promemoria sottolineava con approvazione come “gran parte delle informazioni” fornite da Angleton “consistesse nei rapporti effettivi” che egli riceveva dalle sue fonti. Questo rappresentava un vantaggio significativo per l’FBI, poiché l’agenzia era in grado di “valutare meglio le informazioni invece di attenderle in ritardo dopo la successiva elaborazione attraverso i normali canali della CIA”. Angleton inoltre teneva “frequentemente” informato il Bureau sulle attività dell’Agenzia all’estero, “che la CIA talvolta camuffa con alcune delle sue tecniche segrete”.
La profonda collaborazione di Angleton gli valse un enorme credito all’interno dell’FBI. Egli riuscì a sfruttarlo con successo gennaio del 1958, quando l’FBI scoprì casualmente una scandalosa operazione di spionaggio illegale condotta dall’unità di controspionaggio della CIA ai danni di cittadini statunitensi. Un promemoria condiviso quel mese tra alti funzionari dell’FBI riporta come l’agenzia stesse cercando di istituire un programma per monitorare tutta la corrispondenza inviata e ricevuta dai cittadini americani dall’Unione Sovietica, solo per scoprire che Angleton stava già facendo esattamente la stessa cosa.
Angleton, a sua volta, venne a sapere che il suo piano era stato scoperto, quindi contattò “a titolo personale” l’agente di collegamento dell’FBI presso l’Agenzia per illustrare il programma. Disse che sarebbe stato licenziato se Langley avesse saputo delle sue rivelazioni all’FBI. Angleton spiegò che il programma di intercettazione era “una delle operazioni più grandi e segrete condotte dalla CIA” e che era “estesa e costosa”. Una “complessa serie di macchine IBM” catalogava e conduceva “complete analisi scientifiche” di tutta la corrispondenza raccolta.
In totale, “due o trecento dipendenti della CIA” erano “impegnati esclusivamente in vari aspetti” dell’operazione, che costava “ben oltre un milione di dollari all’anno”, circa 11 milioni di dollari attuali. Angleton affermò che “l’unico scopo” dell’operazione era “identificare persone dietro la cortina di ferro che potessero avere legami con gli Stati Uniti e che potessero essere avvicinate… come contatti e fonti per la CIA”. L’operazione fu apparentemente un “successo”, con la creazione di numerose risorse preziose.
Mentre i vertici dell’FBI si chiedevano se l’operazione “invadesse la nostra giurisdizione”, si concluse che l’unità di Angleton aveva il “diritto legittimo” di condurre la missione. Inoltre, l’FBI poteva evitare “i pericoli intrinseci” di condurre un programma parallelo di intercettazione della corrispondenza – tra cui “la sua natura delicata, la sua complessità, le sue dimensioni e i suoi costi” – semplicemente chiedendo all’unità di controspionaggio della CIA di consegnare loro il vasto patrimonio di informazioni raccolte durante l’operazione.
Lee Harvey Oswald attirò per la prima volta l’attenzione di Angleton nel novembre 1959, a seguito delle notizie riportate dai media sulla sua defezione in Unione Sovietica il mese precedente. Da allora, tutta la corrispondenza inviata e ricevuta da Oswald dagli Stati Uniti fu aperta e letta dalla CIA, fino al suo ritorno in patria nel maggio 1962 con Marina, la moglie russa. Il monitoraggio minuzioso della vita di Oswald da parte di Angleton continuò fino all’assassinio di Kennedy. Diverse operazioni separate della CIA raccolsero informazioni sul presunto assassino del presidente durante tutto questo periodo.
Il “Progetto CIA”
L’agente del controspionaggio della CIA che controllava la corrispondenza di Oswald era Reuben Efron, membro di una rete di spionaggio personale creata da Angleton con emigrati ebrei provenienti dall’Unione Sovietica, al di fuori delle strutture ufficiali dell’Agenzia. In modo inquietante, Efron partecipò a un’udienza della Commissione Warren del febbraio 1964 – ufficialmente incaricata di indagare sull’assassinio di JFK – durante la quale aveva testimoniato Marina Oswald. La sua presenza fu annotata in un volume ufficiale degli atti dell’indagine, ma il suo impiego presso l’Agenzia non fu menzionato. Era lì per conto di Angleton?
Questo è solo uno dei tanti misteri legati a Oswald che la testimonianza a porte chiuse di Angleton davanti agli investigatori del Senato nel giugno 1975 non è riuscita a risolvere. Durante il suo interrogatorio, Angleton ha avuto poco da dire sull’assassinio di Kennedy, nonostante fosse stato ripetutamente interrogato sulla “situazione di Oswald”. Alla domanda se la CIA conservasse dei documenti su Oswald, Angleton rispose in modo evasivo: “Hanno un fascicolo… credo più di uno”. Non fornì ulteriori informazioni, se non l’affermazione che il presunto killer solitario fosse probabilmente un agente sovietico.
Alla domanda se esistesse un “legame tra Oswald e l’FBI”, Angleton ammise ellitticamente che “c’era stato un enorme trambusto all’interno dell’FBI” dopo l’assassinio di Kennedy, e che c’era “confusione” sul fatto che l’FBI “non avesse consegnato, o non avesse preso l’iniziativa di consegnare, tutte le informazioni su Oswald alla polizia locale” di Dallas. Angleton omise di menzionare che l’FBI aveva informato la sua unità di controspionaggio una settimana prima del 22 novembre 1963 che Oswald viveva e lavorava in città. A quel punto, il fascicolo compilato da Angleton su Oswald contava 180 pagine.
Angleton fu ancora più disonesto quando testimoniò davanti alla Commissione speciale della Camera sui casi di omicidio nell’ottobre 1978. Alla domanda diretta di un investigatore senior se, per quanto ne sapeva, “Oswald [fosse] mai stato oggetto di qualche progetto della CIA”, Angleton mentì rispondendo “no”. Per coincidenza o meno, gli fu poi chiesto se conoscesse Reuben Efron e le sue responsabilità. Angleton rispose affermativamente, spiegando i compiti di Efron relativi all’intercettazione della corrispondenza. Angleton era nella posizione ideale per spiegare che Efron stava monitorando la corrispondenza di Oswald, in un’operazione che lui stesso supervisionava personalmente.
Angleton non fu interrogato su Israele o sul suo programma segreto e illegale di armi nucleari, che aveva avuto un ruolo importante nella sua testimonianza del giugno 1975. Poi, fu messo alle strette riguardo al fatto che la sua unità di controspionaggio fornisse a Israele supporto tecnico per la costruzione di armi nucleari. Negò le accuse, ma durante l’interrogatorio ammise che Tel Aviv potrebbe aver condotto operazioni clandestine per reperire materiale nucleare negli Stati Uniti. Alla domanda se possedesse “certe conoscenze” sugli sforzi israeliani “per acquisire segreti nucleari negli Stati Uniti”, Angleton implorò: “Devo rispondere a questo?”
Kennedy entrò in carica nel gennaio del 1961, profondamente preoccupato per le ambizioni nucleari di Tel Aviv. Una valutazione della CIA del mese precedente aveva concluso che uno “scopo principale” dell’impianto nucleare israeliano di Dimona era “la produzione di plutonio per armi”. La valutazione delineava numerose gravi conseguenze dell’acquisizione di armi nucleari da parte di Tel Aviv. Tra queste, la divulgazione del programma avrebbe inevitabilmente causato “costernazione” in Nord Africa e nell’Asia occidentale, spingendo potenzialmente gli stati arabi e musulmani “minacciati” a rivolgersi all’Unione Sovietica per ottenere assistenza militare.
Forse spinto da questa prospettiva, fin dal primo giorno della sua presidenza, Kennedy subordinava l’armonia delle relazioni tra Washington e Israele alle regolari ispezioni statunitensi a Dimona. Sotto forte pressione, l’allora Primo Ministro di Tel Aviv, David Ben-Gurion, autorizzò finalmente le ispezioni nel maggio del 1961. Furono condotti ampi sforzi per camuffare le aree di Dimona dedicate alla ricerca e allo sviluppo di armi nucleari. Le valutazioni risultanti conclusero che la struttura era dedicata esclusivamente alla produzione di energia nucleare. Kennedy, tuttavia, non ne fu convinto. Nel maggio del 1963, inviò a Ben-Gurion un inquietante telegramma privato:
“I pericoli nella proliferazione dei sistemi di armi nucleari nazionali sono così evidenti che sono certo di non aver bisogno di ripeterli qui… Siamo preoccupati per gli effetti inquietanti sulla stabilità mondiale che accompagnerebbero lo sviluppo di una capacità di armi nucleari da parte di Israele… Lo sviluppo di una capacità di armi nucleari da parte di Israele porterebbe quasi certamente altri paesi più grandi, che finora si sono astenuti da tale sviluppo, a ritenere di dover seguire l’esempio.”
Una ‘Operazione di intelligence’
Il mancato interrogatorio di Angleton da parte dell’HSCA sulle ambizioni nucleari di Israele è ancora più imperdonabile se si considerano i contenuti di un’intervista dell’aprile 1978, condotta dal ricercatore del Comitato Gaeton Fonzi con l’agente esperto della CIA Joseph Burkhalter Smith. Documenti declassificati mostrano che Smith fece una serie di rivelazioni sorprendenti sul ruolo e l’influenza di Angleton all’interno dell’Agenzia e sui suoi rapporti con Tel Aviv. Insinuò che ai massimi livelli della CIA ci fossero sospetti sul coinvolgimento di Angleton nell’assassinio di Kennedy, o quantomeno che avesse nascosto oscure operazioni di controspionaggio legate all’evento che cambiò il mondo.
Smith godeva di uno stretto rapporto con William Colby, che guidò la CIA dal settembre 1973 al gennaio 1976. Colby, relativamente pacista, fu costretto a dimettersi e sostituito da George H.W. Bush, a causa delle sue sincere critiche pubbliche alla condotta dell’Agenzia e della sua volontà di sottoporre la comunità dei servizi segreti statunitense a un maggiore controllo. Henry Kissinger fece pressioni aggressive per la sua rimozione, criticando il fatto che ogni volta che Colby “si avvicina a Capitol Hill, quel maledetto idiota sente l’irresistibile bisogno di denunciare qualche orribile crimine”.
Non è chiaro se anche Angleton, nemico giurato di Colby, abbia avuto un ruolo nella sua estromissione. Smith ha affermato che “i problemi di Colby all’interno dell’Agenzia derivavano in gran parte dal conflitto che aveva” con il capo del controspionaggio della CIA, ossessionato dalla segretezza. Colby era completamente all’oscuro di ciò che Angleton e il suo team stessero facendo in un dato momento. Smith riferì che Colby aveva detto dell’assassinio di Kennedy: “Potrebbero esserci state operazioni gestite dallo staff di Angleton di cui lui non avrebbe nemmeno informato il direttore”.
Smith continuò a registrare come lo staff di Angleton facesse “cose strane” e “gestisse tutte le operazioni israeliane”, nonostante ciò non rientrasse nelle loro competenze ufficiali. Ciò “ebbe uno strano effetto” sulle operazioni della CIA in Asia occidentale, “perché a differenza di altre divisioni in cui i capi delle stazioni si tenevano reciprocamente informati, Angleton non passava informazioni ad altre stazioni nei paesi arabi a meno che ‘non ne avesse voglia’”. Per Smith era anche un mistero come Angleton “avesse ottenuto tutto il suo potere”.
Ciononostante, Smith testimoniò che Angleton aveva un “relazione speciale” con Allen Dulles, il direttore di lunga data della CIA licenziato da Kennedy per il fiasco della Baia dei Porci del 1961, e successivamente nominato membro della Commissione Warren. Smith descrisse anche un'”incredibile” etica da setta tra i seguaci dell’Agenzia di Angleton. Convinti che la CIA fosse stata pesantemente infiltrata dal KGB, erano “convinti sostenitori della teoria del complotto comunista mondiale” al punto da sospettare che la frattura sino-sovietica fosse “una grande operazione ingannevole”.
Alla richiesta di Fonzi di “ipotizzare” se Lee Harvey Oswald potesse essere stato “un agente sotto copertura dell’Agenzia”, Smith suggerì che Oswald poteva aver “lavorato sia per la Divisione Sovietica, che gestiva operazioni in Unione Sovietica, che per il personale del Controspionaggio”. Il team di Angleton era inoltre “molto interessato al Comitato Fair Play for Cuba”, un obiettivo di lunga data della CIA e dell’FBI, al punto che “infiltrarsi al suo interno avrebbe dovuto essere un tentativo di alta priorità “.
Dopo essersi trasferito a New Orleans nell’aprile del 1963, Oswald fondò una sezione personale dell’FPCC. In un apparente tentativo di attrarre nuovi membri nel gruppo nella città fortemente anticastrista, che pullulava di esuli cubani, Oswald distribuì pubblicamente volantini per promuovere il gruppo. Assunse persone a caso tra il pubblico per aiutarlo nell’iniziativa, che durò solo 15 minuti, ma che per puro caso fu ripresa dalle telecamere di una stazione televisiva locale.
Stranamente, quando testimoniò davanti alla Commissione Warren, il fratellastro di Oswald, John Pic, “non fu in grado di riconoscerlo” nelle foto dell’evento di volantinaggio, sollevando la possibilità che Oswald fosse stato impersonato da un’altro. Ancora più curiosamente, come osservò Fonzi nella sua discussione con Smith, alcuni volantini riportavano l’indirizzo della sezione FPCC di Oswald al 544 di Camp Street, sede di “una sorta di operazione di intelligence gestita da Guy Banister, un ex agente dell’FBI”. Smith rispose: “C’erano molti ex agenti dell’FBI nello staff di Angleton”.
Oggi, giornalisti, ricercatori e cittadini interessati non hanno altra scelta che “fare ipotesi” su come e perché John F. Kennedy sia stato ucciso, e da chi. I documenti recentemente declassificati sollevano solo ulteriori interrogativi, ma tutti indicano inequivocabilmente James Angleton. Il suo ruolo multiforme di responsabile del vasto dossier della CIA su Oswald, capo delle relazioni dell’Agenzia con Israele e potenziale promotore del programma nucleare di Tel Aviv appare strettamente interconnesso. E queste operazioni congiunte potrebbero spiegare ciò che accadde il 22 novembre 1963.
