LA NUOVA STRATEGIA DI NETANYAHU PER SPINGERE TRUMP ALLA GUERRA CON L’IRAN

DiOld Hunter

24 Dicembre 2025

di Alastair Crooke, conflictsforum.substack.com, 24 dicembre 2025   —   Traduzione a cura di Old Hunter

Negli ultimi giorni, l’amministrazione Trump ha sequestrato o fermato tre petroliere cariche di petrolio venezuelano o destinate al Venezuela (come la Belle 1). Il sequestro più eclatante, in termini di illegalità, è stato quello di una nave di proprietà cinese, battente bandiera panamense, destinata alla Cina e non presente nella lista delle sanzioni di nessuno.

In un’altra zona di conflitto, venerdì scorso il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha affermato di aver colpito con droni una petroliera russa della cosiddetta “flotta ombra”, la Qendil,  nelle acque del Mar Mediterraneo al largo del Marocco. L’SBU non ha fornito ulteriori dettagli sull’attacco, incluso il modo in cui l’SBU ha schierato un drone nel Mediterraneo (a 2.000 km dall’Ucraina) o il sito da cui è stato lanciato. La fonte dell’SBU ha affermato che la nave cargo era vuota al momento dell’attacco.

Il presidente Putin, nel bel mezzo della sua annuale maratona di domande e risposte, ha giurato che la Russia avrebbe reagito.

“Blocchi”, sequestri e attacchi sono, molto chiaramente, atti di guerra (nonostante gli Stati Uniti affermino di possedere tutto il petrolio prodotto dal Venezuela, finché non saranno soddisfatte tutte le rivendicazioni legali storiche degli Stati Uniti contro il Venezuela). Questo episodio della petroliera è un ulteriore passo avanti nella deriva verso l’illegalità della politica estera statunitense.

Queste azioni sono principalmente rivolte alla Cina (che detiene ingenti quote nell’industria petrolifera venezuelana) e alla Russia, che ha legami di lunga data sia con il Venezuela che con Cuba (ora anch’essa sotto il “blocco” di Trump). A ciò si aggiungono gli 11 miliardi di dollari in armi inviate a Taiwan, con una quantità significativa di sistemi missilistici a medio e lungo raggio inclusi nel trasferimento pianificato, tra cui 82 lanciatori HIMARS con missili ATACMS dell’esercito, che consentiranno alle forze di Taipei di colpire obiettivi attraversando lo Stretto di Taiwan.

Quest’ultimo trasferimento ha fatto infuriare la Cina.

Ciò suggerisce che la Dichiarazione di Strategia Nazionale (NSS) nei confronti della Cina (in cui si afferma che Washington considera la Cina non più una “minaccia primaria”, ma solo un concorrente economico) è solo retorica priva di senso. La Cina viene trattata come una minaccia avversaria e reagirà di conseguenza.

Cina e Russia “leggeranno” l’amministrazione Trump dalle sue azioni, piuttosto che dalla sua retorica sull’NSS. E i segnali indicano chiaramente un’escalation.

Mettiamo tutto questo nel contesto delle “fughe di notizie” da parte di alti funzionari dell’amministrazione Trump, che secondo il direttore dell’intelligence nazionale statunitense Tulsi Gabbard, sono “bugie e propaganda“. Lei afferma che “la comunità dell’intelligence statunitense concorda e sostiene il punto di vista dell’UE/NATO, secondo cui l’obiettivo della Russia è quello di invadere/conquistare l’Europa (al fine di ‘ottenere sostegno’ per le loro politiche favorevoli alla guerra)”, e che queste sono bugie” – diffuse da quelli che lei definisce “guerrafondai dello Stato profondo e i loro media propagandistici… per minare gli sforzi di Trump per portare la pace in Ucraina”.

“La verità”, scrive Gabbard su Twitter, è l’opposto:

“La comunità dell’intelligence statunitense ha informato i responsabili politici, compreso il membro democratico dell’HPSCI citato da Reuters, che secondo le loro valutazioni ritiene che la Russia stia cercando di evitare una guerra più ampia con la NATO. Ritiene inoltre che, come dimostrato negli ultimi anni, la Russia… non abbia la capacità di invadere e occupare l’Europa” – e che “l’intelligence statunitense crede che la Russia stia cercando di evitare una guerra su vasta scala con la NATO”.

Quindi, quello che Gabbard ci sta dicendo è che c’è una guerra aperta ai vertici dell’amministrazione Trump. Da una parte ci sono la CIA, i falchi e i loro collaboratori europei, dall’altra gli analisti dell’intelligence di Gabbard e una parte più ampia dell’elettorato statunitense.

Dove si colloca Trump in tutto questo? Perché si sta posizionando sull’orlo di un altro conflitto con la Cina? Perché dovrebbe farlo quando le strutture economiche statunitensi sono così fragili e quando la Cina ha dimostrato di avere una leva economica con cui combattere? La spiegazione è forse la risposta semplicistica che si tratta di un diversivo rispetto alla diffusione di ulteriori immagini di Epstein?

Perché Trump ha inviato Witkoff e Kushner a Berlino quando era già evidente l’intenzione degli europei di mandare all’aria il processo negoziale con la Russia? I due “inviati” americani non hanno firmato la proposta europea. Sono rimasti in silenzio, ma non hanno nemmeno espresso dissenso, neppure quando è stata discussa la garanzia di sicurezza dell’articolo 5 (simile a quella della NATO).

E poi, chi ha fornito i dati di puntamento grazie ai quali l’Ucraina (a quanto pare) è riuscita ad attaccare il Qendil al largo della costa nordafricana, a 2.000 chilometri dall’UcrainaQuale conclusione avrebbe dovuto trarre Putin dai due incidenti? Di sicuro, i russi avranno fatto le loro supposizioni.

E perché coinvolgere anche l’Iran, sequestrando la Bella 1 iraniana, apparentemente battente bandiera della Guyana e diretta verso il Venezuela? Rappresenta forse l’inizio di un altro round della guerra delle petroliere iraniane, originariamente perseguita da Israele? Conviene a Netanyahu e ad alcuni gruppi di interesse israeliani inasprire la situazione nei confronti dell’Iran?

Vale la pena chiederselo perché Netanyahu dovrebbe partire per Palm Beach, Miami, il 28 dicembre con l’intenzione di avere uno o forse due incontri con Trump a Mar-a-Lago nei giorni successivi (anche se gli incontri con Trump non sono ancora stati confermati al momento in cui scriviamo).

Sembra che dietro l’intento del vertice di Netanyahu non ci sia né Hamas né la Fase Due di Gaza, bensì l’Iran.

È probabile quindi che le questioni di Gaza e di Hamas passino in secondo piano rispetto alla “nuova narrazione” elaborata dall’ufficio del Primo Ministro israeliano: l’Iran non verrà presentato a Trump come se si stesse dirigendo verso “una svolta nucleare”, come si usava dire in passato.

Questa è la “vecchia narrazione”. Quella nuova, come scrive la nota commentatrice israeliana Anna Barsky (in ebraico) su Ma’ariv, è:

La minaccia più immediata qui: [più] del nucleare stesso … [è] la ricostruzione sistematica [iraniana] dello strato intermedio: l’industria dei missili balistici, le sue linee di produzione e la capacità di ripristinare la funzionalità dei sistemi di difesa aerea danneggiati”.

“Non perché la questione nucleare sia scomparsa dall’agenda… ma perché i missili sono la chiave che permette all’Iran di proteggere tutto il resto – e anche di attaccare. Senza scudi missilistici e di difesa aerea, gli impianti nucleari sono un bersaglio vulnerabile. Con uno scudo [invece] diventano un problema strategico molto più complesso… Ed ecco un punto che spesso sfugge al dibattito pubblico: l’Iran non si sta “riabilitando” solo per tornare a essere quello che era, ma per tornarci diverso”.

In altri Termini: il “ripristino missilistico” e il “ripristino nucleare” non sono due assi separati, ma un unico sistema, che è motivo di grande preoccupazione per Israele. Il missile costituisce un involucro, l’involucro consente lo sviluppo di energia nucleare e l’energia nucleare, anche se rifiutata, rimane l’obiettivo finale [dell’Iran]”.

Il messaggio che Netanyahu porterà a Mar-a-Lago è che “Israele non permetterà all’Iran di ricostruire un sistema missilistico e di difesa che chiuderà i cieli su siti sensibili”.

Trump potrebbe essere più preoccupato di creare un nuovo ordine regionale senza essere trascinato in una guerra senza una fine chiara. Ciononostante, Netanyahu probabilmente affermerà (come fa da oltre 25 anni) che la “finestra” temporale in cui l’Iran può ricostruire il suo ombrello difensivo si sta rapidamente chiudendo, e probabilmente ricorderà gentilmente al Presidente Trump che è stato messo al potere non solo per promuovere l’immagine di Israele, ma per lo scopo della Realpolitik di espandere il potere reale di Israele nella regione e il controllo sul territorio.

Buon Natale, Donald!

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