SUPREMAZIA AEREA O GUERRA: IRAN E STATI UNITI NEL CONTO ALLA ROVESCIA FINALE DELL’ASIA OCCIDENTALE

DiOld Hunter

11 Gennaio 2026
La battaglia per il controllo dei cieli dell’Asia occidentale è passata dall’essere una contingenza alla realtà. Teheran e Washington hanno attivato gli ultimi tasselli della loro architettura bellica, militarizzando completamente lo spazio aereo.

di Abutalib Albohaya, thecradle.co, 9 gennaio 2026   —   Traduzione a cura di Old Hunter

Mentre i media flirtano con scene fugaci degli eventi in corso, i radar della navigazione militare sull’Asia occidentale disegnano una mappa completamente diversa, che può essere descritta come “l’inevitabilità dell’impegno aereo e marittimo”.

Un osservatore più attento si trova di fronte a una scena in cui si sta completando la costruzione di una delle architetture di combattimento più complesse dell’era moderna, dove il “ponte aereo” americano che emerge da ovest incontra lo “scudo aereo” iraniano, che ha appena posizionato il suo ultimo pezzo a nord e al centro.

1. “Gliartiglidell’aquila” e la scommessa della penetrazione silenziosa
Lo sviluppo qualitativo più rilevante è rappresentato dall’arrivo dei caccia F-15E Strike Eagle equipaggiati con il sistema EPAWSS (Active and Passive Survivability System). Tecnicamente, questo sistema trasforma l’aereo in un “fantasma elettronico” in grado di accecare i sistemi russi S-300 su cui fa affidamento Teheran. Queste “forbici elettroniche” sono state progettate specificamente per tagliare i fili della rete di difesa aerea che l’Iran ha recentemente completato di tessere su Karaj e Tabriz, garantendo al Comando Centrale degli Stati Uniti la capacità di effettuare un “attacco chirurgico” in profondità, senza essere preventivamente individuati.

2. “L’ultimo tassello”: colmare le lacune iraniane
D’altro canto, Teheran riconosce la portata della minaccia. Di conseguenza, le sue recenti mosse, in linea con le notifiche di navigazione aerea NOTAM (Aviation Navigation Notice), hanno portato alla creazione du un “muro di blocco” geostrategico. Questo è stato ottenuto grazie all’attivazione del fronte di Tabriz, che chiude il “varco settentrionale” a qualsiasi infiltrazione dal Caucaso, mentre la dichiarazione di “fuoco libero” sulla base aerea di Nojeh ad Hamadan ha trasformato la base in un ombrello protettivo per la “capacità di risposta offensiva”.

Questa base, che ospita bombardieri Phantom, è considerata il “polmone offensivo” dell’Iran ed è ora completamente protetta per lanciare attacchi di rappresaglia a lungo raggio.

3. La lotta dei “polmoni”: cherosene contro radar
Nell’aria, il “lungo respiro” degli americani si manifesta attraverso gli aerei cisterna KC-135R e KC2 Voyager, che sono stati avvistati in gran numero sopra la Giordania e l’Arabia Saudita. Questi “polmoni artificiali” eliminano il fattore tempo e mantengono i caccia in uno stato di continua prontezza all’azione 24 ore su 24.

In risposta, l’Iran ha implementato uno stato di “allerta immediata” negli aeroporti della capitale, in particolare Mehrabad e Imam Khomeini, dove sono state imposte severe restrizioni di velocità e altitudine con l’obiettivo di liberare il cielo da qualsiasi rumore civile. Questa misura consente ai radar iraniani di concentrarsi completamente sui “bersagli stealth” provenienti da oltre confine.

All’alba di giovedì 8 di questo mese, Teheran non si è limitata a mettere in sicurezza le sue “mura” esterne, ma è passata alla fase di “sigillatura della profondità di sicurezza”, uno sviluppo operativo che indica la preparazione della leadership militare a uno scenario di guerra totale relativamente lungo (Total War).

Attraverso una serie di avvisi aeronautici monitorati da fonti militari aperte, i contorni dell'”ultimo rifugio” hanno cominciato a delinearsi:

  • Mashhad e la profondità orientale. Attivando le difese sulla città di Mashhad e sulla base aerea di Nasir, l’Iran mette al sicuro quella che può essere descritta come la “capitale alternativa” e il centro di gravità religioso e politico. Questa chiusura protegge il “piano di continuità del governo” e impedisce qualsiasi tentativo di decapitare la leadership nel caso in cui la capitale fosse soggetta a attacchi devastanti, fornendo così una “retroguardia strategica” che si estende fino ai confini orientali.
  • Yazd e Kerman: polmoni missilistici. L’inclusione di città centrali come Yazd e Kerman nell’equazione della chiusura aerea non è stata una mossa simbolica. Queste aree, che ospitano depositi fortificati di missili balistici nelle profondità delle montagne, rappresentano la “riserva strategica” che alimenterà la battaglia nelle sue fasi avanzate. La protezione di queste fortezze garantisce la sopravvivenza della capacità di risposta, anche se le basi aeree avanzate venissero neutralizzate.
  • Radar di Kish: occhi che non battono mai ciglio. Nell’estremo sud, il rafforzamento delle difese sull’isola di Kish costituisce una fortificazione dei “radar avanzati” che monitorano il polso della Quinta Flotta statunitense. L’isola è diventata una sorta di “torre di guardia” avanzata, garantendo a Teheran minuti cruciali di preavviso prima che arrivi qualsiasi attacco lanciato dalle basi regionali vicine.
  • Il Mar Caspio: l’ultima arteria dei rifornimenti. Con l’attivazione degli allarmi aerei sulle zone di Rasht e Bandar Anzali, l’Iran pone l’ultimo tassello nel suo piano di sicurezza per gli approvvigionamenti esterni. Il porto di Bandar Anzali, quartier generale della Flotta del Nord, è stato trasformato in un’area di intensa attività militare, attivando di fatto una “linea di vita” con l’alleato russo. Questa mossa anticipa uno scenario di chiusura completa degli sbocchi sul Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, rendendo il Mar Caspio l’unico passaggio sicuro per ricevere attrezzature militari e tecniche vitali, lontano dagli occhi delle flotte occidentali.
  • La diga radar contro l'”accerchiamento settentrionale“. L’attivazione dei sistemi di allerta precoce su Babolsar e Gorgan costituisce l’annuncio dell’entrata in funzione di una rete di sorveglianza completa nel settore settentrionale. Questo passo coincide con rapporti dell’intelligence che indicano la possibilità di utilizzo dello spazio aereo degli Stati confinanti settentrionali, come l’Azerbaigian, come piattaforme di attacco posteriori contro strutture nucleari e militari profonde. Attivando radar di sorveglianza a lungo raggio in questi punti, l’Iran ha colmato il divario attraverso il quale le dense difese aeree dispiegate nel sud e nel centro potrebbero altrimenti essere aggirate.
  • La base aerea di Dasht-e Naz: l’ultima alternativa. L’attivazione militare dell’area di Sari rappresenta una misura difensiva altamente flessibile. La base aerea di Dasht-e Naz costituisce un centro di comando e controllo alternativo, naturalmente protetto dalla catena montuosa dell’Alborz. Preparare questo sito ad accogliere operazioni aeree e logistiche nel caso in cui gli aeroporti della capitale fossero resi inutilizzabili garantisce alla leadership militare una “profondità operativa” decisiva nelle guerre di logoramento.

4. “McFaul” e “Warthog”: per stringere l’assedio Mentre i caccia F-15E svolgono missioni in profondità, gli aerei A-10 Thunderbolt II (“Warthog”) proteggono le basi terrestri dai droni suicidi. Per completare la “tenaglia deterrente”, il cacciatorpediniere lanciamissili USS McFaul è entrato nel teatro operativo della Quinta Flotta. Grazie all’avanzato sistema Aegis, la McFaul è diventata una barriera marittima che sorveglia i missili e i bombardieri di Hamadan, creando un terrificante equilibrio tra la potenza di fuoco terrestre e il dominio marittimo.

Analisi tecnica approfondita: la lotta degli “spettri” sul triangolo strategico

In questo scontro, il conflitto non è più limitato agli aerei e ai missili, ma si sta evolvendo in un silenzioso scontro tra frequenze e algoritmi. Mentre Teheran ha rafforzato i suoi “blocchi elettronici” sulla raffineria di Tabriz e sugli impianti di Karaj tramite i sistemi Bavar-373 e S-300PMU2, Washington è entrata in gioco con una “chiave” tecnica nota come EPAWSS.

  • 1. Ingegneria dell’inganno contro radar di rilevamento. Il sistema EPAWSS, installato sui caccia F-15E, funziona come un “maestro” che gestisce lo spettro elettromagnetico. Non si basa esclusivamente sul tradizionale jamming, ma cattura le onde radar iraniane e le ritrasmette “distorte” o “ritardate” tramite la tecnologia DRFM. Questa manipolazione digitale crea “bersagli fantasma” e miraggi elettronici sugli schermi della difesa aerea a Tabriz, inducendo i sistemi di terra a lanciare missili nello spazio vuoto, esaurendo le loro scorte strategiche ed esponendo contemporaneamente le loro posizioni fortificate.
  • 2. Rilevamento silenzioso e “bersagli illuminati”. Mentre i sistemi iraniani a Hamadan si basano sul “tracciamento attivo”, che richiede l’emissione di potenti impulsi radar per rilevare le minacce, gli “artigli” dell’aviazione militare statunitense puntano sul “rilevamento passivo”. Questa modalità consente ai caccia americani di “ascoltare il respiro” dei radar iraniani e individuarne con precisione la posizione, senza emettere alcun segnale che riveli la loro presenza. Secondo precedenti valutazioni di tracciamento e esercitazioni di intelligence aerea, la semplice attivazione dei radar della base di Nojeh per entrare in modalità “fuoco libero” la trasforma istantaneamente in un “bersaglio illuminato” sugli schermi degli aerei americani, così come sui sistemi del cacciatorpediniere USS McFaul schierato con la Quinta Flotta.
  • 3. Scontro tra due logiche: densità geografica contro sovranità digitale. L’attuale scommessa dell’Iran si basa sulla “densità”, ovvero sulla costruzione di una rete radar sovrapposta all’interno del triangolo (Tabriz-Hamedan-Teheran). Secondo questa logica, se il sistema americano riesce a accecare un radar, un altro subentra nel tracciamento del bersaglio da un’angolazione diversa. Al contrario, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) punta sulla “sovranità digitale” fornita dal sistema EPAWSS, che garantisce agli aerei una protezione completa a 360 gradi, trasformando lo spazio aereo operativo in un laboratorio aperto per la guerra di sesta generazione.

Valutazione della situazione: distribuzione finale dei pedoni

Analizzando le rotte di volo dei velivoli da trasporto strategici C-17 osservati mentre scaricavano il loro carico alla base di Azraq in Giordania e alla base aerea di Al-Udeid in Qatar, emergono chiaramente i contorni dei “centri di gravità”:

  • Giordania e Cipro: piattaforme di lancio avanzate per operazioni di penetrazione elettronica, nonché missioni di ricerca e soccorso in combattimento (CSAR).
  • Hamadan e Tabriz: fortezze di deterrenza iraniane e potenziali punti di lancio per qualsiasi risposta intesa a essere di pari forza.

Conclusione preliminare

La sincronizzazione tra l’arrivo del cacciatorpediniere McFaul nel teatro via mare, l’intensificazione dei voli di rifornimento aereo statunitensi e la chiusura delle vie aeree iraniane a Tabriz e Hamedan rafforza un’unica ipotesi:  l’era delle manovre è finita ed è iniziata l’era del pieno “carico di combattimento”.

“Il limbo dell’attesa” e gli scenari dell’eruzione finale

Questo accumulo tecnico che riempie i cieli della regione e i confini dei suoi mari indica che abbiamo superato la fase della “deterrenza psicologica” e siamo entrati in una zona di “contatto violento”.

Mentre l’EPAWSS sintonizza le sue frequenze sulle onde radar sopra Tabriz e il cacciatorpediniere McFaul si prepara a tradurre i dati satellitari in traiettorie di intercettazione, la regione sembra sospesa in un “limbo” temporale, in attesa di una scintilla che la politica non può più impedire di accendersi.

In questa analisi, emergono due scenari – e nessun terzo – che definiranno le prossime ore o i prossimi giorni:

  • Primo: il “silent surgical engagement” (intervento chirurgico silenzioso) con cui Washington cerca di testare i “blocchi” che Teheran ha inserito nel “file serale” attraverso penetrazioni elettroniche limitate che misurano la velocità di risposta dei nuovi radar a Karaj e Hamedan. Questo test, tuttavia, potrebbe rapidamente degenerare in un confronto aperto se Teheran decidesse che “ripulire il cielo” sopra la sua capitale non ammette alcuna ambiguità.
  • Secondo: il “equilibrio sostenibile del terrore”. In questo scenario, le parti opposte si rendono conto che il costo per violare l'”ultimo tassello” del sistema di difesa iraniano è proibitivo e che la presenza della Quinta Flotta in piena prontezza operativa con la McFaul rende qualsiasi azzardo offensivo un suicidio strategico. Qui, il cielo “non dormirà” per lunghe settimane, in una guerra di logoramento che prende di mira nervi, batterie e frequenze.

Poiché l’Asia occidentale si è abituata ad attendere i “dati digitali” dai ministeri della difesa nella maggior parte delle guerre precedenti, la mappa dello schieramento aereo – che si estende da Akrotiri a Nojeh e dal Canale di Suez allo Stretto di Hormuz – conferma che il palcoscenico è pronto e che il sipario potrebbe alzarsi da un momento all’altro su una nuova realtà regionale, trascinandosi dietro il bagliore dei missili che si vedono l’un l’altro oltre l’orizzonte.

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