DECIFRARE IL “PENSIERO INTERNO ESTERNALIZZATO” DI TRUMP SULL’IRAN

DiOld Hunter

16 Gennaio 2026
Le rivolte orchestrate dall’esterno nelle ultime settimane in Iran sono quasi completamente scomparse, dopo che l’Iran ha bloccato le chiamate internazionali, interrotto le connessioni Internet internazionali e, cosa ancora più significativa, interrotto le connessioni satellitari Starlink. Nelle ultime 70 ore circa non sono stati registrati disordini, rivolte o proteste in nessuna città iraniana. Non ci sono nuove segnalazioni, ma piuttosto manifestazioni di massa a sostegno dello Stato

di Alastair Crooke, conflictsforum.substack.com, 15 gennaio 2026   —   Traduzione a cura di Old Hunter

Per comprendere il contesto degli eventi odierni in Iran, occorre ripercorrere quanto affermato lo scorso luglio dal commentatore statunitense e biografo di Trump Michael Wolff riguardo al pensiero di Trump in relazione agli imminenti attacchi agli impianti di arricchimento di Fordow, Natanz e Isfahan in Iran:

“Ho fatto molte telefonate, quindi credo di avere un’idea del percorso che ha portato Trump alla situazione attuale [con gli attacchi all’Iran]. Le telefonate sono uno dei modi principali con cui cerco di capire cosa pensa (uso il termine “pensare” in senso lato)”.

“Parlo con le persone con cui Trump ha parlato al telefono. Voglio dire, tutto il pensiero interno di Trump è esterno e si manifesta in una serie di telefonate costanti. Ed è piuttosto facile da seguire, perché dice la stessa cosa a tutti. Quindi, è questo continuo ripetersi…”.

“Quindi, in sostanza, quando gli israeliani hanno attaccato l’Iran [il 12 luglio], lui ne è stato davvero entusiasta e le sue telefonate erano tutte ripetizioni di un unico tema: vinceranno? È una vittoria? È finita? Sono [gli israeliani] così bravi! È davvero uno spettacolo”.

Le rivolte orchestrate dall’esterno nelle ultime settimane in Iran sono quasi completamente scomparse, dopo che l’Iran ha bloccato le chiamate internazionali, interrotto le connessioni Internet internazionali e, cosa ancora più significativa, interrotto le connessioni satellitari Starlink. Nelle ultime 70 ore circa non sono stati registrati disordini, rivolte o proteste in nessuna città iraniana. Non ci sono nuove segnalazioni, ma piuttosto manifestazioni di massa a sostegno dello Stato. I video che continuano a circolare sono per lo più vecchi e, secondo quanto riferito, diffusi da due centri principali al di fuori dell’Iran.

L’impatto della interruzione dei contatti tra i manifestanti dai loro controllori esterni è stato immediato e sottolinea come le rivolte non sono mai state spontanee, bensì pianificate con largo anticipo. La repressione della violenza estrema praticata da un afflusso di rivoltosi ben addestrati, insieme all’arresto dei caporioni, ha spezzato il pilastro portante di questa iterazione della strategia di cambio di regime statunitense-israeliana.

La strategia della CIA e del Mossad si è basata su una serie di sorprese pianificate per sconvolgere l’Iran e disorientarlo.

La sorpresa ha inizialmente funzionato per l’attacco furtivo sferrato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 13 giugno. Lo “shock” si basava su una rete di agenti segreti infiltrati dal Mossad in Iran nel corso di un lungo periodo di tempo. Queste piccole squadre segrete sono state in grado di infliggere danni sostanziali alle difese aeree a corto raggio iraniane, utilizzando piccoli droni contrabbandati e armi anticarro Spike.

Questo sabotaggio interno era inteso come un trampolino di lancio per una sfida israeliana all’intero sistema della difesa aerea iraniana. Per l’IRGC, gli attacchi sembravano essere arrivati dal nulla. Hanno creato shock e costretto le difese aeree dell’IRGC iraniano ad assumere una posizione protettiva fino a quando non sono stati in grado di comprendere e identificare l’origine dell’attacco. Ai sistemi radar mobili è stato quindi ordinatoi di ritirarsi nella massiccia rete di tunnel dell’Iran per motivi di sicurezza.

L’attivazione del terzo sistema di difesa aerea globale non poteva procedere in sicurezza finché non fosse stata eliminata la minaccia a queste risorse radar mobili.

Questo sabotaggio iniziale ha permesso a Israele di ingaggiare il sistema di difesa aerea integrato iraniano che, pur mantenendo la sua posizione protettiva, operava a capacità ridotta. A questo punto, Israele è entrato nel conflitto utilizzando missili aerobalistici lanciati dall’aria da posizioni di sicurezza al di fuori dello spazio aereo iraniano.

Come rapido soluzione, la connessione Internet della rete di telefonia mobile iraniana è stata disattivata per interrompere il collegamento con gli operatori nascosti che fornivano dati di targeting alle postazioni di lancio dei droni locali, tramite la rete di telefonia mobile iraniana.

L’attacco del 13 giugno, concepito per far crollare quello che era stato definito un “castello di carte” dello Stato iraniano, fallì, ma in seguito portò alla “guerra dei 12 giorni”, anch’essa fallita. Israele fu costretto a chiedere a Trump di negoziare un cessate il fuoco dopo quattro giorni di molteplici attacchi missilistici iraniani.

La fase successiva del progetto di “cambio di regime” tra Stati Uniti e Israele aveva un modello decisamente diverso, radicato in un vecchio “manuale” volto a radunare e incitare folle di persone e a scatenare violenze estreme. Iniziò il 28 dicembre 2025 e coincise con l’incontro tra Netanyahu e Trump a Mar-a-Lago. Una vendita allo scoperto del Rial (probabilmente orchestrata da Dubai) fece crollare il valore della valuta del 30-40%.

La svalutazione minacciava l’attività dei mercanti (il Bazar). Comprensibilmente, protestarono. (L’economia iraniana non è stata ben gestita per alcuni anni, un fatto che ha accresciuto la loro rabbia). Anche i giovani iraniani ritenevano che questa cattiva gestione economica li avesse estromessi dalla classe media verso una relativa povertà. Il calo del valore del Rial fu ampiamente avvertito.

I Bazaaris protestavano contro l’improvviso stravolgimento dello status quo economico, ma sono stati utilizzati dagli Stati Uniti e da Israele come mezzo per propagare rivendicazioni più ampie.

La “sorpresa” in questo capitolo del manuale del cambio di regime è stata l’inserimento di rivoltosi professionisti in luoghi indicati dai loro controllori esterni.

Il modus operandi consisteva nel radunare gli insorti armati in una zona urbana molto frequentata, solitamente in una piccola città, scegliessero un passante a caso per picchiarlo  selvaggiamente, mentre le donne filmavano e urlavano alla folla che si era radunata di “ucciderlo; bruciarlo”.

La folla, senza capire,  si scalda e diventa violenta. Arriva la polizia, e a quel punto vengono sparati dei colpi, generalmente da un punto sopraelevato rispetto alla folla,  contro la polizia o le forze di sicurezza. Queste ultime rispondono al fuoco e, non sapendo da dove provengano i colpi, uccidono i “manifestanti” armati e i membri del pubblico. Si scatena così una violenta rivolta.

Le tecniche sono efficaci e professionali. Sono state utilizzate in molte altre occasioni in altri Paesi.

La soluzione iraniana è stata duplice: in primo luogo, grazie al supporto dei servizi segreti turchi, molti dei combattenti curdi armati (addestrati e armati dagli Stati Uniti e da Israele) sono stati uccisi o arrestati mentre attraversavano il confine per raggiungere le zone dell’Iran a maggioranza curda, provenienti dalla Siria e da Erbil.

Ma il fattore determinante è stata l’interruzione dei collegamenti Starlink ai circa 40.000 terminali satellitari introdotti clandestinamente in Iran (molto probabilmente da ONG occidentali).

I servizi segreti occidentali ritenevano che Starlink fosse impossibile da bloccare, da qui la sua posizione primaria tra gli strumenti per un cambio di regime. L’interruzione della Starlink ha ribaltato la situazione. Le rivolte sono svanite. E lo Stato ha reagito. Non ci sono state defezioni dall’esercito, dall’IRGC o dai Basij. Lo Stato rimane intatto e le sue difese sono state rafforzate.

E ora cosa succederà ora? Cosa può fare Trump? Il suo intervento ipotizzato si basava sulla narrativa secondo cui “il regime stava massacrando il popolo”, in mezzo a “fiumi di sangue”. Non è accaduto. Al contrario, ci sono state massicce manifestazioni di sostegno alla Repubblica.

Bene, Michael Wolff ha ricontattato le sue fonti alla Casa Bianca: “Sono tornato dalle persone con cui parlo alla Casa Bianca per riesaminare la questione”.

Wolff riferisce che l’idea di una nuova tornata di attacchi contro l’Iran sembrava ai suoi interlocutori aver preso piede tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Il punto di partenza era che Trump era “entusiasta” di come aveva funzionato il suo attacco di giugno agli impianti di arricchimento dell’uranio iraniano: “Ha funzionato; ha funzionato davvero”, ripete Trump.

Ma in autunno, Trump aveva iniziato a rendersi conto che avrebbe dovuto affrontare una dura battaglia alle elezioni di medio termine. Cominciò a dire: “Se perdiamo [la Camera], potremmo essere finiti; finiti; finiti“. E Trump continuava – con una certa consapevolezza – dice Wolff, citando i problemi che “loro” stanno affrontando, ovvero [la mancanza di] “posti di lavoro, la merda di Epstein e quei video dell’ICE che fanno piangere tutti”. In queste conversazioni, Trump sottintende che i repubblicani potrebbero persino perdere il Senato, nel qual caso, “torno in tribunale, il che non sarà piacevole“.

Ma in autunno Trump aveva iniziato a rendersi conto che avrebbe dovuto affrontare una dura battaglia nelle elezioni di medio termine. Cominciò a dire: “Se perdiamo [la Camera], potremmo essere finiti; finiti; finiti“. E Trump continuava – con una certa consapevolezza di sé – dice Wolff, citando i problemi che “loro” stanno avendo, ovvero [la mancanza di] “posti di lavoro, la merda di Epstein e quei video dell’ICE che fanno piangere tutti”. In queste conversazioni Trump sottintende che i repubblicani potrebbero persino perdere il Senato, nel qual caso “tornerò in tribunale, e non sarà piacevole“.

Il giorno prima di attaccare gli impianti di arricchimento nel giugno 2025, Trump – in una telefonata ai suoi amici che rivela il suo modo di pensare – ripeteva costantemente: “Se lo facciamo, deve essere perfetto. Deve essere una ‘vittoria’. Deve sembrare perfetto. Nessuno deve morire”.

Trump continuava a ripetere ai suoi interlocutori: “Andiamo ‘dentro-boom-fuori’: il grande giorno. Vogliamo un grande giorno. Vogliamo [aspettate, dice Wolff] una guerra perfetta“. E poi, all’improvviso, dopo l’attacco di giugno, Trump ha annunciato un cessate il fuoco, che secondo Wolff era “la conclusione della guerra perfetta da parte di Trump”.

L’estrema violenza usata dai rivoltosi contro la polizia e i funzionari della sicurezza iraniani (fino al culmine del 9 gennaio 2026); gli incendi di banche, autobus, biblioteche e il saccheggio di moschee, sono stati molto probabilmente ideati dai servizi segreti occidentali per mostrare uno Stato in rovina e in decomposizione che, nella sua agonia, stava uccidendo il suo stesso popolo.

Probabilmente, in coordinamento con Israele, questo veniva presentato a Trump come l’introduzione “perfetta” a uno “scenario di tipo venezuelano”: puntiamo per la decapitazione, “dentro-boom-fuori”.

Questa settimana Trump ha detto ai suoi consiglieri (per la seconda volta), riferisce Wolff, che vuole “un’iniziativa di grande impatto; un evento di grande portata, che faccia notizia. Deve ‘suonare’ bene” . Nonostante le rivolte siano state placate, insiste ancora sulla garanzia da parte del suo team di ‘vittoria’ in qualsiasi azione intrapresa.

Ma dove si colloca lo scenario “dentro-boom-fuori”? Le rivolte sono cessate. Dopo l’attacco del 12 giugno 2025 e il rapimento di Maduro, Teheran è fin troppo consapevole dell’ossessione di Washington per la decapitazione.

Quindi cosa può fare Trump? Bombardare edifici istituzionali iraniani come il quartier generale dei militi della Guardia Nazionale? E l’Iran quasi certamente risponderà. Ha minacciato di rispondere colpendo le basi statunitensi in tutta la regione. In una situazione del genere, un attacco autorizzato da Trump potrebbe non avere affatto l’aspetto di una “grande vittoria”.

Forse Trump si limiterà a una “vittoria” minore: “Abbiamo un grosso bastone” , continua a dire. “Nessuno sa se lo userò. Stiamo spaventando tutti!”.

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