Gli Stati Uniti stanno utilizzando l’intelligenza artificiale come arma per integrare il controllo imperiale nelle infrastrutture digitali dei loro alleati e rivali.
di Jamal Meselmani, thecradle.co, 5 febbraio 2026 — Traduzione a cura di Old Hunter
Da oltre un secolo, gli oleodotti e le rotte marittime sono stati alla base delle rivalità militari ed economiche mondiali. Oggi, quella mappa del potere viene ridisegnata. A Washington, nella Silicon Valley e al Pentagono, si sta tracciando una nuova mappa del dominio, che non si basa sul petrolio o sulle rotte marittime, ma sul silicio, sulla capacità di calcolo e sul controllo delle infrastrutture digitali.
L’intelligenza artificiale (IA) sta riorganizzando la geopolitica alla sua base. Le guerre in Ucraina, l’inasprimento dei punti di strozzatura nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz e l’improvviso interesse degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela dimostrano che la geografia continua ad avere importanza.
Ma nell’ultimo decennio è emersa un’infrastruttura parallela: digitale, fondamentale e sempre più sovrana. Al suo centro c’è l’informatica, che comprende l’hardware, l’energia e la capacità di elaborazione che alimentano i modelli avanzati di intelligenza artificiale. Washington intende monopolizzare questo potere.
Il primato informatico come dottrina strategica
Quel che un tempo era commercializzato come innovazione si è consolidato come infrastruttura sovrana. I sistemi di intelligenza artificiale sono ora alla base della pianificazione militare, della logistica e del coordinamento economico. Gli Stati dotati di capacità informatiche avanzate possiedono un vantaggio strategico che si estende sia al settore economico che a quello militare.
Gli Stati Uniti hanno compreso tempestivamente questo cambiamento. Non considerano l’IA come un settore speculativo, ma come un pilastro del dominio strategico. Con questa prospettiva, Washington ha allineato il capitale privato, la ricerca accademica, la dottrina militare e la politica industriale in un’architettura coerente volta alla preminenza globale.
I numeri riflettono questa ambizione. Lo Stanford AI Index 2025 riporta che gli investimenti privati statunitensi nell’intelligenza artificiale ammontano a 109,1 miliardi di dollari in un solo anno, 12 volte più della Cina e 24 volte più del Regno Unito. Gli investimenti istituzionali hanno superato i 252 miliardi di dollari. Ciò riflette una strategia deliberata volta a costruire data center iperscalabili, concentrare talenti e implementare modelli su una scala che rimane inaccessibile alla maggior parte degli Stati.
Questo sviluppo digitale è in contrasto con la crescente ondata di resistenza multipolare. In tutta l’Asia occidentale e nel Sud del mondo, gli Stati e i movimenti allineati con l’Asse della Resistenza considerano sempre più l’infrastruttura di IA guidata dagli Stati Uniti come una forma di controllo neo-imperiale, che rispecchia le precedenti battaglie per il petrolio, la valuta e le armi. Ciò che un tempo si basava su navi da guerra e sanzioni ora passa attraverso data center e gatekeeping algoritmico.
Questo ha già iniziato a plasmare la posizione strategica dei movimenti di resistenza e dei loro alleati. L’Iran, ad esempio, ha pubblicamente collegato il controllo dei flussi di dati e delle infrastrutture alla sovranità nazionale. Gli attori della resistenza e i sostenitori dei diritti digitali hanno ripetutamente criticato le piattaforme tecnologiche occidentali per la censura e la sorveglianza sistematiche dei contenuti e del dissenso palestinesi, inquadrando il controllo delle infrastrutture digitali come parte di una più ampia lotta per la narrazione e il potere.
Il dominio dei chip AI e la Pax Silica
Il cuore pulsante dell’AI è il silicio. Chip, acceleratori e server sono alla base di ogni modello e sono sempre più monopolizzati. Negli Stati Uniti, il fatturato dei data center di Nvidia ha raggiunto quasi 39 miliardi di dollari in un solo trimestre.
Le forze armate moderne ora si affidano all’intelligenza artificiale per pilotare droni, analizzare i feed satellitari, difendere le reti e calibrare i sistemi missilistici. L’infrastruttura informatica è diventata di per sé un campo di battaglia fondamentale. Consapevole di ciò, Washington ha trasformato i controlli sulle esportazioni in blocchi strategici, prendendo di mira l’accesso della Cina ai chip di fascia alta.
Le forze armate moderne ora si affidano all’intelligenza artificiale per pilotare droni, analizzare i segnali satellitari, difendere le reti e calibrare i sistemi missilistici. L’infrastruttura informatica è diventata un campo di battaglia fondamentale a sé stante. Consapevole di ciò, Washington ha trasformato i controlli sulle esportazioni in blocchi strategici, prendendo di mira l’accesso della Cina ai chip di fascia alta.
Pechino, in risposta, ha incrementato la produzione nazionale di chip, costruito enormi centri dati e integrato l’intelligenza artificiale nella pianificazione sia civile che militare.
L’iniziativa Pax Silica del Dipartimento di Stato americano delinea un’alleanza tecnico-industriale che abbraccia Giappone, Corea del Sud, Paesi Bassi e Israele. Descritta come una “rete di fiducia” per le supply chain dell’intelligenza artificiale, questa struttura integra elaborazione, energia e fabbricazione in un blocco condiviso.
Il ruolo di Israele e la deterrenza digitale
L’integrazione di Israele nella guerra informatica, nelle tecnologie di sorveglianza e nelle applicazioni militari basate sull’intelligenza artificiale lo posiziona come un nodo di sicurezza chiave nel quadro strategico di Washington. Tel Aviv porta con sé strumenti collaudati sul campo di battaglia e una dottrina operativa affinata in decenni di occupazione e conflitti regionali.
Attraverso questa rete, l’infrastruttura informatica funge anche da leva politica. Gli alleati all’interno del sistema ottengono un accesso privilegiato alla tecnologia e agli investimenti. Quelli all’esterno affrontano esclusione, scarsità e costi crescenti. L’infrastruttura di intelligenza artificiale diventa sia la carota che il bastone.
Un tempo considerata neutrale, l’architettura digitale è diventata uno strumento di disciplina strategica. La costruzione di alleanze da parte di Washington si basa sempre più sul controllo della larghezza di banda, dei chip e dello spazio sui server. L’accesso al computer è calibrato in base all’allineamento.
La presenza di aziende israeliane nei forum sulla sicurezza informatica e sulla tecnologia militare in Asia e Africa consolida ulteriormente questo allineamento. Joint venture e accordi di esportazione confondono il confine tra partnership economica e dipendenza militare.
Intelligenza artificiale, energia e dipendenza forzata
La battaglia per l’hardware ora si inserisce in un progetto più ampio: il controllo della distribuzione globale. Il
vero vantaggio risiede nel dominio dell’infrastruttura cloud. Da Amazon Web Services a Microsoft Azure, gli Stati Uniti cercano di affermarsi come substrato dell’economia digitale globale, definendone le regole, i permessi e i termini della partecipazione.
I governi e le aziende di tutto il mondo che si affidano all’infrastruttura cloud statunitense operano nel rispetto dei vincoli legali e operativi stabiliti a Washington. Il distacco da queste piattaforme comporta pesanti sanzioni politiche ed economiche.
Queste dinamiche sono già emerse nel conflitto del Mar Rosso, dove le forze armate yemenite (YAF) alleate di Ansarallah hanno dimostrato di disporre di sistemi di puntamento adattivi e capacità informatiche. Sebbene asimmetrici, tali strumenti riflettono la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale negli arsenali della resistenza e la corrispondente urgenza di Washington di negarne l’accesso ai blocchi rivali. Washington ottiene il controllo non attraverso la forza, ma attraverso l’architettura.
Ma esiste anche una dimensione materiale. L’esecuzione di modelli su larga scala consuma quantità impressionanti di elettricità. Il calcolo richiede centrali elettriche, reti di raffreddamento e flussi di energia ininterrotti. In questo senso, l’intelligenza artificiale è profondamente fisica: si basa su materie prime, infrastrutture estrattive e controllo territoriale.
Questa convergenza tra politica informatica ed energetica rivela il disegno più ampio di Washington. L’incremento dell’intelligenza artificiale non è altro che una riaffermazione dell’egemonia statunitense all’insegna dell’innovazione.
La chiusura del cerchio: l’intelligenza artificiale come infrastruttura imperiale
L’intelligenza artificiale è ora al centro della grande strategia statunitense, e sta alla base degli sforzi di Washington per rafforzare l’architettura del controllo unipolare. Quella che è iniziata come una corsa al vantaggio tecnico si è trasformata in un’infrastruttura di dominio, che si estende alle reti energetiche, alle catene di fornitura di chip e alle piattaforme cloud che ora plasmano l’accesso alla vita economica.
Questo è il nuovo terreno di scontro. Tel Aviv può portare gli strumenti informatici, Seul la fabbricazione e la Silicon Valley i server, ma le leve restano nelle mani di Washington. Il territorio digitale viene ritagliato, razionato e controllato.
Per il Sud del mondo, le linee del fronte si sono già spostate. Le infrastrutture non sono più una zona neutrale. Che si tratti di chipset autorizzati o di accesso al cloud tramite licenza, il controllo di Washington sull’informatica definisce i confini politici di quest’epoca.
