Il mainstream è scandalizzato, urla alla censura! Il “grande artista” Tony Effe è stato escluso dal concerto di Capodanno al Circo Massimo di Roma.
I testi dei suoi ultimi capolavori sono stati giudicati offensivi e divisivi: “Lei la comando con un joystick / non mi piace quando parla troppo (troppo) /le tappo la bocca e me la fotto” in Mi piace; “Prendo una bitch, diventa principessa / le ho messo un culx nuovo, le ho comprato una sesta”; “Ti sputo in faccia solo per condire il sesso / ti chiamo puttxxx solo perché me l’hai chiesto / ti piace solamente quando divento violento” in Dopo le 4; “Serve una che mi succhi il cazxx per il 14 febbraio / un anno dopo non ho cambiato piano /fallo forte, poi piano, poi forte, non dirmi ti amo / fai capire che sei tutta porca da come lo tieni / fai vedere che te la vuoi bere quella che ho da dare” in Il Doc 2; “Arriva Tony, inizia il party / volano schiaffi e reggiseni da ogni parte / con una sola botta faccio due gemelli / il maschio lo chiamo Gucci, la femmina Fendi” in Miu Miu.
Solidarietà dai colleghi Mahmood e Mara Sattei che per protesta boicotteranno l’evento. “Ritengo sia una forma di censura per cui decido anche io di non partecipare al Capodanno della Capitale. Sono fermamente convinto che qualsiasi forma d’arte possa essere discussa e criticata, ma non deve esistere censura” ha dichiarato Mahmood, incalzato da Mara Sattei: “Non trovo corretto impedire a un artista di esibirsi privandolo della sua libertà di espressione”.
Temo che i due cantanti siano parecchio confusi: arte è una parola importante e andrebbe usata con cognizione. Il termine “intrattenimento” è decisamente più opportuno, nonostante Giovanotti venga a predicare che “Tony Effe e Mozart sono colleghi”. Quanto alla censura, non risulta pervenuta, dato che le canzoni del trapper non solo sono trasmesse in radio h 24 e a disposizione di chiunque sulle varie piattaforme ma, alla faccia dei divieti, Tony Effe si esibirà a Capodanno nel capiente Palaeur.
C’è da chiedersi dove mai fossero tutti questi paladini della libertà quando, in questi ultimi anni, qualsiasi voce fuori dal coro rispetto alla narrativa unica veniva, e viene tutt’ora, silenziata (dal vaccino al clima, dalla guerra in Ucraina al genocidio palestinese). Dov’erano quando, solo poche settimane fa (giusto per restare in ambito musicale), la soprana Anna Netrebko è stata fischiata appena ha messo piede sul palco della Scala di Milano solo perché russa?
Naturalmente, da tutta la vicenda, emerge l’ennesima figuraccia di Roberto Gualtieri, il quale prima invita Tony Effe senza nemmeno sapere chi è, poi lo esclude facendone una vittima del bigottismo che il ragazzone ha subito, opportunisticamente cavalcato per farsi pubblicità e riverniciare il suo ruolo di (falso) ribelle. Evidentemente il sindaco è troppo impegnato a promuovere l’Agenda Onu 2030 e ad impiantare a Roma la Smart City e la ZTL più estesa d’Italia per comprendere ciò che firma e autorizza.
Un vero caso di dissociazione da se stesso, a cui Gualtieri non è nuovo, visto che è sempre in prima fila nei carrozzoni del Gay Pride (organizzati con i soldi del Comune), quando la Capitale viene invasa da gente mezza nuda in giro con borchie, catene e tutta la paccottiglia sado-maso gender, con le Terme di Caracalla trasformate nella “croisette” dell’evento che nulla c’entra con i diritti degli omosessuali, quanto piuttosto con la normalizzazione ufficiale della volgarità, del trash e della pornografia in violazione delle regole sul decoro in luogo pubblico.
Fra il politicamente corretto del genderismo o del transfemminismo e il furbescamente “scorretto” del trapper romano non c’è nessuna contraddizione: sono le due facce della stessa medaglia e di un sistema che mira a distruggere ogni legame sociale, inclusa la relazione fra donna e uomo spogliandola di ogni bellezza, nobiltà, sensualità, sogno. Tutto deve essere abbassato, infangato, animalizzato per spegnere ogni battito che ancora pulsa laddove la vita si manifesta in tutta la sua autenticità.
E se i Meneskin sono stati eletti dal sistema a paladini del pansessualismo, cantanti come Elodie vengono assoldate per esibire una caricatura della donna ridotta a oggetto con la rivendicazione progressista, però, che quell’oggetto sarebbe di sua esclusiva proprietà, incarnando il passaggio del capitalismo moderno dallo sfruttamento all’autosfruttamento.
Nella guerra dei poveri fra ideologie apparentemente contrapposte, le vittime per eccellenza sono i giovanissimi a cui questo filone musicale è destinato. Sfatiamo un falso mito che fa comodo all’industria discografica: il target di queste canzoni non sono i ventenni, ma gli adolescenti e, ancor di più, i preadolescenti. La trap, infatti, è la musica più seguita da bambini e ragazzini di età compresa fra i 10 e i 15 anni, poco più che bambini, non ancora adulti, affamati di sogni con la voglia di scoprire il mondo, che si ritrovano a crescere in mezzo al deserto affinché ogni slancio e immaginario vengano opportunamente inariditi.
Il problema non è Tony Effe, ma tutto il sistema che lo promuove a scapito di tanti altri musicisti di talento e spessore che non trovano meritata visibilità. Tony Effe non è nient’altro che lo specchio dell’ipocrisia della nostra società, il prodotto del nichilismo imperante.
I suoi testi, come quelli degli altri trapper, seguono sempre lo stesso copione e parlano solo di violenza, gang, pistole, sesso, soldi, marchi di moda, auto di lusso e, soprattutto, droga, che compare in ben il 33% dei brani che hanno raggiunto la top ten. Il termine trap deriva, infatti, da “trap house” che, in America, indica le case abbandonate e usate come luoghi di consumo e di spaccio. Ma, se in origine il fenomeno poteva avere una certa spontaneità come espressione del vuoto dei giovani cresciuti nelle periferie americane, oggi non è altro che business, creato dalle case discografiche e promosso da tutta l’industria dello spettacolo.
“Intrappolati in casa diamo i numeri, finché il vicino chiama il 112/ due gli euro con cui entro, 10 i grammi con cui esco”, canta ad esempio Ghali in “Marijuana”, mentre in “Sciroppo” Sfera Ebbasta insegna come preparare la “purple drank”, un vero status symbol per i trapper, che è una bevanda dagli effetti psicoattivi composta da uno sciroppo per la tosse a base di codeina e Sprite.
Il trap inneggia alle nuove droghe a base di prodotti farmaceutici e psicofarmaci, di cui esalta l’effetto stordente: lo scopo è non pensare. Uno dei pezzi più famosi di Capo Plaza, Sfera Ebbasta e DrefGold è “Tesla”, titolo iconico che, oltre a richiamare la casa automobilistica di Elon Musk, fa riferimento ad una pasticca di ecstasy che contiene il doppio della quantità di metanfetamina rispetto alle altre. Chi la usa può andare incontro a convulsioni, spasmi, allucinazioni, febbre e morte nei casi estremi.
Ciò nonostante, radio, piattaforme digitali e discoteche trasmettono ininterrottamente brani come questi. Su migliaia di adolescenti, l’effetto è lo stesso della musica del pifferaio magico sui poveri topi: i ragazzi ignorano che dietro le quinte del palcoscenico c’è un sistema di potere feroce, che manipola anche i settori della comunicazione considerati neutrali e apolitici come il mondo della musica o del cinema, in modo da produrre un condizionamento inavvertito che direziona le coscienze verso modelli decisi nelle centrali di potere. (2)
I trapper nascono sui social e sono frutto di questo tipo di comunicazione, parte fondamentale del loro progetto, dove non conta tanto la musica quanto piuttosto la creazione del personaggio, l’immagine, lo stile di vita, il modo di vestirsi, il linguaggio, i tatuaggi. Offrono modelli disincantati di individualismo, narcisismo, prevaricazione ed esibizionismo fintamente trasgressivi creati dagli esperti di marketing capaci di offrire sia la norma sia la sua violazione.
Se nel rock degli anni Settanta la trasgressione entrava in opposizione dialettica con la regola, oggi che non c’è più nessuna regola da infrangere anche la ribellione viene mercificata diventando un prodotto di serie da vendere in dosi tutte uguali ad una specifica fetta di consumatori. D’altronde, la trasgressione politicamente diretta ha sempre esercitato un certo appeal sui giovani.
Obiettivo strategico primario è, infatti, rieducare le nuove generazioni, aggredite su più fronti da una prepotenza narrativa che cerca di instillare nella loro mente idee e desideri creati scientificamente a tavolino. Una generazione drogata dai social, dipendente dagli smartphone, stordita da musica di pessima qualità, soggiogata ai miti del consumismo, risulta facilmente controllabile e psico-programmabile.
Ma per vendere il desiderio occorre sterilizzare il sogno. Non sono più le grandi storie della letteratura o i grandi eroi del cinema a modellare l’immaginario collettivo contemporaneo, ma la narrativa social, opportunamente telecomandata, che invade ogni aspetto della vita inquinando anche la musica leggera per togliere agli adolescenti una delle loro forme comunicative preferite, importante fattore di riconoscimento e di aggregazione.
Caduti i grandi sistemi simbolici del passato, poche le difese al dominio dalla ragione commerciale che non punta ad altro che a generare una società in cui il consumo è prescritto incessantemente e la dipendenza prodotta intenzionalmente allo scopo di produrre gente in perenne crisi di astinenza di piaceri compulsivi effimeri. L’insoddisfazione è necessaria al sistema per piazzare sempre nuovi desideri con tecniche sempre più persuasive, pervasive e occulte. È una tossicomania invisibile ma non per questo non miete vittime.
Oggi in Europa il suicidio è la seconda causa di morte degli adolescenti: milleduecento giovani tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita. Nove milioni, invece, soffrono di disagio mentale, mentre un terzo dei ragazzi non ha relazioni con i coetanei che non siano quelle virtuali dei social. Lo riporta l’Unicef.
Il problema non è Capodanno o Tony Effe, il problema siamo noi.
NOTE
1. Gualtieri ha dichiarato: “Tutti possono cantare, ma in questo caso stiamo parlando del concerto di Capodanno, pagato con i soldi pubblici. Si è visto che la scelta di farne l’artista principale divideva, creava un forte disagio in tante persone che considerano i testi delle sue canzoni non coerenti con i messaggi positivi che si danno sulle donne e sul contrasto alla violenza. Se uno deve fare un concerto pagato dai cittadini, deve unire. Tony Effe faccia i concerti che vuole ma a Capodanno faremo qualcos’altro”. [RAI News]
2. Ne è la prova il fatto che la struttura capofila nella transizione di genere dei minorenni sia stata la clinica Tavistock, ovvero proprio quello che è considerato, da 101 anni, il centro mondiale dell’ingegneria sociale per la manipolazione occulta delle masse, una struttura che unifica studi psichiatrici e ricerche militari. Sebbene la clinica ha dovuto chiudere il reparto per le transizioni di genere perché travolta dagli scandali, tuttavia la sua opera continua.
