LA DOLOROSA FINE DELL’ERA AMERICANA IN EUROPA E LA “CONTROSTRATEGIA” DELL’UE CONTRO LA NSS DI TRUMP

DiOld Hunter

15 Dicembre 2025
L’ordine transatlantico post-1945 poggiava su due pilastri: la protezione militare degli Stati Uniti e il sostegno finanziario europeo all’egemonia del dollaro. Entrambi stanno ora venendo meno. Atlante ha abbassato le spalle.

di Ret Admiral Cem Gürdenz, globalresearch.ca, 15 dicembre 2025  — Traduzione a cura di Old Hunter

Il 4 e 5 dicembre 2025, due distinti sviluppi provenienti da fronti diversi hanno segnalato un profondo cambiamento nell’ordine globale.

Il primo è stata la pubblicazione della Strategia di Sicurezza Nazionale 2025 (NSS 2025) da parte della Casa Bianca. Il secondo è stato un rapporto della Reuters che ha scosso le capitali europee: un ultimatum a porte chiuse per il 2027 consegnato dal Pentagono alle delegazioni europee.

Nel primo caso, gli Stati Uniti si sono paragonati al mitologico Atlante e hanno dichiarato apertamente di non voler più portare sulle proprie spalle il peso del mondo. Nel secondo è stato rivelato il meccanismo concreto di applicazione di questa dottrina: un ultimatum che appare come una pressione coercitiva diretta proprio sull’Europa.

Secondo quanto riportato da Reuters, entro il 2027 l’Europa dovrebbe assumere la maggior parte dell’onere della difesa convenzionale della NATO; in caso contrario, gli Stati Uniti si ritireranno dai meccanismi di coordinamento della difesa della NATO.

In risposta, a Bruxelles e in diverse capitali europee sono iniziate discussioni sull’utilizzo dei circa 2.300 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitensi detenuti dall’UE e dal Regno Unito come leva finanziaria, nel caso in cui l’amministrazione Trump imponesse un piano di pace per l’Ucraina che emargini l’Europa. Oltre a questa leva finanziaria sui titoli, l’intenzione di Bruxelles di appropriarsi dei 210 miliardi di euro di beni russi congelati deve essere considerata parte della controstrategia europea contro l’NSS 2025 e l’ultimatum alla difesa del 2027.

L’arena in cui tutti questi processi si intersecano è l’Ucraina. L’amministrazione Trump cerca di porre fine alla guerra e di ristabilire relazioni strategiche con la Russia. L’Unione Europea, al contrario, si oppone a una pace tra Ucraina e Russia nonostante la chiara riluttanza dei suoi stessi cittadini a sostenere un conflitto prolungato con Mosca. La stessa NSS 2025 abbandona il linguaggio retorico dell'”ordine internazionale basato sulle regole” e torna a una politica esplicita di potenza. Il suo messaggio centrale è inequivocabile: a nessun Paese sarà permesso di diventare sufficientemente dominante da minacciare gli interessi degli Stati Uniti.

L’NSS 2025 si basa su tre pilastri principali: Cina, Americhe ed Europa.

La Cina nella NSS 2025

La Cina viene formalmente designata come concorrente “quasi alla pari”. Il documento riconosce apertamente il fallimento della precedente strategia di coinvolgimento e ammette che la Cina non si è evoluta nel ruolo immaginato da Washington. La Prima Catena di Isole viene concettualizzata come una barriera militare di contenimento, mentre viene adottata una strategia di assedio a lungo termine, evitando il disaccoppiamento economico totale, ma limitando la cooperazione ad aree strettamente definite che non compromettano il potere degli Stati Uniti.

La Russia nella NSS 2025

Uno degli elementi più sorprendenti del documento è il linguaggio utilizzato nei confronti della Russia. Mosca non viene definita come una minaccia primaria per gli interessi degli Stati Uniti; l’obiettivo centrale è invece il ripristino della stabilità strategica. La guerra in Ucraina viene descritta come una costosa distrazione che “deve essere conclusa il prima possibile”. I leader europei vengono dipinti come attori politici distaccati dalle richieste di pace dell’opinione pubblica e come beneficiari del protrarsi della guerra.

Questa impostazione apre un significativo spazio diplomatico per Mosca. Subito dopo la pubblicazione della strategia, il Cremlino ha dichiarato la sua disponibilità a negoziare con flessibilità, ha descritto le proposte mediate dagli Stati Uniti come “costruttive” e ha respinto le posizioni europee come “massimaliste e irrealistiche”. L’obiettivo di Washington non è la vittoria in Ucraina, ma un conflitto congelato i cui costi vengono trasferiti all’Europa: fronti stabilizzati, adesione alla NATO accantonata, garanzie di sicurezza lasciate ambigue e Russia in grado di promuovere una narrativa di guadagni strategici. L’Europa, già incapace di rispettare la scadenza del 2027, erediterebbe sia l’onere dell’architettura di sicurezza dell’Ucraina ormai compromessa, sia la responsabilità di dissuadere la Russia da sola. Mentre Washington dichiara che “Atlante non porta più il peso”, l’Ucraina viene di fatto trasferita sulle spalle dell’Europa.

Le Americhe nella NSS 2025

Un altro tema centrale è la riattivazione di una versione dell’era Trump della Dottrina Monroe del 1823. L’emisfero occidentale viene nuovamente proclamato sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti. Gli investimenti cinesi in porti, infrastrutture, miniere ed energia in America Latina e nei Caraibi vengono apertamente contestati. Questa posizione è rafforzata dall’espansione dell’attività navale, dall’intensificazione della pressione politica e dall’inasprimento delle politiche in materia di confini e migrazione. L’annuncio di una potenziale operazione di terra in Venezuela, la chiusura dello spazio aereo e l’evacuazione della leader dell’opposizione María Corina Machado con l’assistenza della CIA – culminata nel suo tentativo di partòecipare alla cerimonia del Nobel di Oslo – sono elementi integranti di questa strategia.

L’Europa umiliata nella NSS 2025

Forse la caratteristica più notevole del documento è il suo tono straordinariamente duro nei confronti dell’Europa. I tradizionali riferimenti ai “valori condivisi” e alla “solidarietà transatlantica” sono stati abbandonati. L’Europa è descritta come un progetto fallito e una civiltà in declino, che rischia la “cancellazione della civiltà” e di diventare “irriconoscibile” entro due decenni. La cultura normativa incentrata su Bruxelles, la politica migratoria, il declino demografico, la crisi di identità e la frammentazione politica sono collettivamente presi di mira. I movimenti nazionalisti e populisti di destra – Orbán, Le Pen, Lega, FPÖ, partiti allineati al PVV – sono esplicitamente identificati come fonti di speranza.

Questo approccio simultaneamente delegittima i governi centristi esistenti e cerca di allineare l’ondata nazionalista europea con gli obiettivi strategici degli Stati Uniti, trasformando di fatto i movimenti politici interni in strumenti di cambiamento di regime. Nessun documento strategico della NATO ha mai definito i governi alleati stessi come minacce ideologiche in modo così esplicito.

Africa e Asia occidentale nella NSS 2025

L’Asia occidentale viene declassata da teatro di guerra primario a zona di investimento e cooperazione limitata in materia di sicurezza. In Africa, la retorica umanitaria viene sostituita da una competizione aperta per le risorse minerarie, energetiche e di influenza. In materia di politica climatica, gli Stati Uniti si ritirano di fatto dalla leadership, cedendo tacitamente il campo alla Cina.

L’ultimatum del 2027

La mappa strategica che ne risulta è chiara: la Cina come rivale principale; l’America Latina riconquistata come cortile degli Stati Uniti; l’Europa come continente alla deriva da disciplinare; l’Asia occidentale come spazio monetizzabile; l’Africa come arena di competizione per le risorse; e la responsabilità climatica rinviata sine die. Nel frattempo, la spesa per la difesa degli Stati Uniti supera i 1.010 miliardi di dollari, con un aumento del 13% in un solo anno, dimostrando non un ridimensionamento, ma una riconfigurazione dell’egemonia che esporta rischi e costi agli alleati più vicini.

L’ultimatum del 2027, assente dalla NSS 2025, appare come una scadenza burocratica avanzata dall’ala falco del Pentagono, in particolare dalla linea di Elbridge Colby, piuttosto che come una politica statale codificata. Il suo scopo non è l’obbligo legale, ma la creazione di fatti irreversibili: panico, acquisti accelerati di armi, fratture nella coalizione e riallineamenti dettati dalla minaccia in tutta Europa.

Altrettanto critica è l’impossibilità della tempistica stessa. Le valutazioni del Bruegel e del Kiel Institute indicano che per sostituire la deterrenza statunitense sarebbero necessari 300.000 soldati [europei] aggiuntivi, 1.400 carri armati da combattimento, 2.000 veicoli blindati e 700 sistemi di artiglieria. La capacità produttiva dell’Europa, misurata in centinaia di veicoli all’anno, rende irrealizzabile la scadenza di 24 mesi. Il progetto è quindi destinato al fallimento e svolge tre funzioni: costringere ad aumentare la spesa per la difesa, convogliare ordini massicci all’industria della difesa statunitense e approfondire le divisioni interne all’Europa.

Realtà della vita e NSS 2025

Questa strategia di trasferimento degli oneri affonda le sue radici nella realtà del Pacifico occidentale. Secondo le stime del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, in uno scenario che coinvolga Taiwan si registrerebbero perdite catastrofiche: dal 30 al 50% nella prima ondata, fino al 70% in operazioni prolungate. Washington è consapevole che né le sue forze armate né la sua società possono sostenere tali perdite. Pertanto, mentre l’Asia rimane la priorità teorica, la strategia pratica fa un passo indietro, spingendo avanti gli alleati e concentrandosi nuovamente sulla Dottrina Monroe 2.0. L’Europa è chiamata a pagare il prezzo di questo aggiustamento.

La minaccia da 2,3 trilioni di dollari per l’Europa

La guerra in Ucraina si combatte ormai tanto sui mercati obbligazionari quanto sul campo di battaglia. L’UE e il Regno Unito detengono più titoli del Tesoro statunitensi della Cina. Poiché una liquidazione di massa comporterebbe una reciproca distruzione finanziaria, la vera leva finanziaria dell’Europa risiede nei beni russi congelati. Qualsiasi variazione superiore al 5% nelle disponibilità in titoli del Tesoro esteri all’inizio del 2026 segnalerebbe che il confronto finanziario è andato oltre il bluff.

Conclusione

L’ordine transatlantico post-1945 poggiava su due pilastri: la protezione militare degli Stati Uniti e il sostegno finanziario europeo all’egemonia del dollaro. Entrambi stanno ora venendo meno. Atlante ha abbassato le spalle. La questione non è se l’era americana in Europa stia volgendo al termine, ma dove, in quale valuta e sotto quale mappa del dopoguerra questo momento verrà registrato.

Turchia: raccomandazioni strategiche

Per la Turchia, il rischio maggiore è quello di diventare un attore secondario negli scenari altrui. Il suo vantaggio risiede nella capacità di interagire contemporaneamente con Europa, Asia, Russia, Medio Oriente e Africa. La Turchia deve trasformare le fratture sistemiche in leva strategica, proteggendo Montreux, rifiutando l’aumento degli oneri militari, insistendo su guadagni geopolitici concreti e preservando l’autonomia strategica. In un mondo “senza Atlante”, la forza della Turchia non sta nel portare gli oneri altrui, ma nel bilanciare il potere attraverso la distanza, la coerenza e la razionalità strategica kemalista.

Cem Gürdenz, ammiraglio in pensione della Marina Turca

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